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17.1.2011
Indagine Confcommercio-Format sulle aspettative degli
italiani per il 2011.
CAUTO OTTIMISMO TRA VECCHI E NUOVI TIMORI
Per il 18,9% degli italiani la situazione economica
del Paese sarà migliore rispetto a quella del 2010, per il 48,0% sarà simile
mentre per il 33,1% peggiorerà. In sostanza, poco meno di sette italiani su
dieci ritengono che la situazione del paese sarà uguale o migliore rispetto a
quella dell’anno appena trascorso, inoltre aumenta la quota di ottimisti (per
lo più uomini, giovani, residenti al Nord) e si riducono i pessimisti
(prevalentemente donne, giovanissimi e anziani, residenti al Sud). Aspettative
di cauto ottimismo, dunque, che si ritrovano anche in relazione alla situazione
economica personale o della propria famiglia: quasi otto italiani su dieci,
infatti, si aspettano nel 2011 una stabilità o un miglioramento rispetto a
quella dello scorso anno, mentre solo due italiani su dieci prevedono un
peggioramento. E, tra i timori degli italiani per l’anno appena iniziato, si
confermano le “paure” di sempre – in particolare l’incertezza verso il futuro
(per il 53,3% delle famiglie), la salute (41,9%), le difficoltà a fronteggiare
economicamente le proprie esigenze (32,6%) - quelle che oggi, a causa della
crisi, hanno spesso a che fare con la serenità economica di molte famiglie, in
particolare nelle regioni del Sud Italia. Paure e timori dei quali gli italiani
tengono conto, tuttavia, senza cedere né ad uno sterile senso di rassegnazione
né ad un ottimismo ingenuo, ma guardando al futuro con senso della realtà e con
il desiderio di allungare il passo. Questi, in sintesi, i dati più
significativi della ricerca Confcommercio-Format sul sentiment degli
italiani per il 2011.
Il 2010 è stato un anno durissimo per il paese,
ma nonostante tale riconoscimento l’atteggiamento degli italiani verso il 2011
è migliore rispetto alle attese: per il 18,9% degli italiani la situazione
economica e sociale del paese nel 2011 sarà migliore rispetto a quella del 2010
(mentre solo per il 2,9% il 2010 è stato migliore del 2009), secondo il 48,0%
non sarà differente rispetto a quella del 2010, mentre soltanto per il 33,1%
sarà peggiore rispetto a quella dell’anno che lo ha appena preceduto (e per ben
il 73,1% il 2010 è andato peggio del 2009). Gli italiani che ritengono che il
nuovo anno sarà migliore rispetto al 2010, dunque, sono il 16% in più rispetto
a coloro che ritenevano che il 2010 fosse stato un anno migliore rispetto al
2009, mentre gli italiani che ritengono che il 2011 sarà un anno peggiore
rispetto al 2010 sono il 40% in meno rispetto a quelli che ritenevano che il
2010 fosse stato un anno peggiore rispetto al 2009. Sale quindi la percentuale
degli italiani disposti a scommettere sul buon andamento della situazione
economica e sociale del paese.
I più critici nel giudicare l’andamento della
situazione economica del paese nel 2010 e che meno degli altri prevedono che il
2011 potrà rivelarsi un anno migliore rispetto a quello appena trascorso sono
stati gli individui di sesso femminile, i giovanissimi (meno di 24 anni) e le
persone più avanti negli anni (oltre 54 anni), coloro che risiedono nelle
regioni del Meridione, i pensionati, le casalinghe, gli studenti.
Hanno giudicato meno severamente il 2010 e sono
risultati più ottimisti per quanto concerne il 2011 gli uomini, coloro che
appartengono alle fasce centrali del campione con riferimento all’età: 25-44
anni, coloro che risiedono nelle regioni del Nord Italia, coloro che hanno un
titolo di studio medio/alto o alto e coloro che sono occupati e che fanno parte
delle cosiddette forze di lavoro.
Il giudizio degli italiani riguardo la situazione economica della propria
famiglia per il 2011 è migliore rispetto al giudizio dato sull’andamento della
situazione economica del paese per il 2011: il 13,8% degli intervistati ritiene
che la situazione della propria famiglia nel 2011 sarà migliore rispetto a
quella del 2010, il 63,1% ritiene che la situazione economica della propria
famiglia resterà la stessa del 2010, mentre soltanto il 23,0% ritiene che la
situazione economica della propria famiglia peggiorerà nel 2011 rispetto al
2010.
Le persone che più delle altre si sono dimostrate pessimiste riguardo la
situazione economica della propria famiglia nel 2011 sono risultate quelle più
avanti negli anni (oltre 54 anni), residenti per lo più nelle regioni del Sud
Italia, con un basso titolo di studio.
Le paure degli italiani per il nuovo anno, sono forse per tanti versi paure
antiche, avendo a che fare con tematiche quali la salute o le difficoltà
economiche nel fare fronte alle esigenze proprie o della propria famiglia.
Salute - Il timore per il proprio stato di salute, o per lo stato
di salute di una persona della propria famiglia, interessa il 41,9% degli
italiani. La paura riguardo il proprio stato di salute prevale presso le donne,
presso gli individui più avanti negli anni (oltre 64 anni), presso i pensionati
e presso coloro che risiedono nelle regioni del Nord-Est.
Incertezza verso il futuro - Il 53,3% degli italiani manifesta disagio a causa
dell’incertezza del futuro (incertezza per sé stessi o per i propri figli, o
comunque per la propria famiglia). Coloro che più di altri manifestano un certo
timore a causa dell’incertezza del futuro sono risultati i giovanissimi (sotto
i 24 anni), coloro che hanno tra i 45 ed i 54 anni e coloro che risiedono nelle
regioni del Meridione.
Fare fronte alle proprie esigenze
economiche - Il 32,6% degli
italiani ha paura di non riuscire a fare fronte interamente alle esigenze
economiche proprie o della propria famiglia. La “paura” in questione prevale
presso gli uomini di età compresa tra i 35 ed i 44 anni, residenti nelle
regioni del Centro e del Sud Italia.
Perdere il posto di lavoro - Il 16,4% degli intervistati ha manifestato il timore
di perdere il proprio posto di lavoro o, per coloro che stanno studiando, il
timore di non riuscire a portare a termine gli studi. Tali “paure” prevalgono
presso coloro che hanno tra i 18 ed i 45 anni e naturalmente presso gli
occupati e gli studenti.
Perdita di rapporti affettivi consolidati
- Il 14,5% degli italiani esprime la propria
paura con riferimento alla possibile perdita, o al possibile venire meno, di
rapporti affettivi consolidati (separazioni, divorzi) che potrebbe
caratterizzare la propria condizione, o quella di altre persone care della
propria famiglia. Tale sentimento prevale presso gli individui che hanno tra i
35 ed i 44 anni, residenti nelle regioni del Nord-Est, occupati nell’ambito di
professioni quali, a titolo di esempio, imprenditori, liberi professionisti,
dirigenti, commercianti.
Non ricevere riconoscimenti/gratificazioni
professionali - Il 9,9% degli
italiani teme di non ricevere i riconoscimenti professionali dei quali invece è
certo di avere diritto. Gli individui che più altri manifestano un timore del
genere sono in prevalenza i giovani tra i 18 ed i 34 anni, con un alto titolo
di studio (laurea) o in procinto di laurearsi (sono ancora studenti).
Criminalità - Il 9,9% degli italiani teme di essere vittima di un
atto criminale. Tale “paura” è risultata più accentuata presso coloro che hanno
oltre 55 anni, presso le donne, spesso casalinghe, residenti più frequentemente
nelle regioni del Nord-Est.
La mappa delle “paure” degli italiani
Disegnando la mappa delle “paure” e delle ansie che gli italiani hanno
manifestato nel corso dell’indagine, è stato possibile identificare quattro
gruppi socio-demografici. Tali gruppi sono stati costruiti aggregando i
rispondenti in funzione delle risposte fornite, di modo da ottenere dei cluster il più possibile omogenei al
proprio interno ed eterogenei tra di loro. In altre parole tutti coloro che
hanno manifestato le medesime paure, che hanno dato all’incirca le stesse
risposte, sono stati messi insieme nel medesimo gruppo e sono stati studiati
dal punto di vista socio-demografico: chi sono, che età hanno, dove risiedono,
ecc. Nell’ambito di ciascun gruppo vale il principio dell’accentuazione
statistica: il fatto che un determinato gruppo sia connotato da determinati
tratti caratterizzanti (in termini di comportamento o di caratteristiche
sociali e demografiche), non vuol dire che i medesimi tratti non possano essere
rinvenuto anche in altri gruppi, sia pure in misura non altrettanto
significativa. A ciascun cluster
inoltre è stato dato un nome per facilitarne il riconoscimento in sede di
analisi.
I cluster identificati:
Cluster 1: “Categorie deboli”
(l’incertezza del futuro)
Le categorie cosiddette “deboli” sono quelle formate dai giovanissimi con
meno di 24 anni, dagli individui di sesso maschile di età compresa tra i 45 ed
i 54 anni, da coloro che risiedono nelle regioni del Centro Italia, nelle
regioni del Meridione ed in alcune delle grandi aree metropolitane del paese.
Questo cluster ha una dimensione pari al 33,6% del campione e non è
caratterizzato geograficamente, essendo diffuso ovunque in Italia, pur
presentando una accentuazione nelle regioni del Sud Italia.
Presso tali individui prevale l’incertezza verso il futuro (per sé stessi o
per la propria famiglia, ad esempio per un figlio senza un’occupazione stabile)
la paura di perdere il proprio posto di lavoro, anche quando si tratta di un
lavoro precario, e presso coloro che studiano, la paura di non riuscire a
portare a termine gli studi.
Gli individui di questo gruppo, ed in particolare coloro che risiedono nel
Meridione, tendono ad essere meno fiduciosi rispetto alla media dell’intero
campione nazionale sia con riferimento all’andamento della situazione economica
e sociale del paese nel 2011, sia con riferimento alla situazione economica
della propria famiglia nel corso del prossimo anno. Manifestano una minore
propensione rispetto al campione nazionale ad acquistare nel 2011 beni, quali,
a titolo di esempio, elettrodomestici, automobili, telefoni cellulari, ecc. ed
una minore propensione al risparmio.
Cluster 2: “Famiglie del Centro/Sud”
(prevalgono le paure che rientrano nella sfera dell’economia)
Questo gruppo è formato in prevalenza da nuclei famigliari con un “capo
famiglia” di sesso maschile, di età compresa tra i 35 ed i 44 anni, occupati
stabilmente, e residenti per lo più nelle regioni del Centro Italia e del Sud
Italia.
Questo cluster ha una dimensione pari al 30,9% del campione ed è
caratterizzato geograficamente, essendo diffuso in prevalenza nelle regioni del
Centro e del Sud Italia.
Presso costoro prevale la “paura” di non riuscire a fare fronte interamente
alle esigenze economiche della propria famiglia ed in qualche caso la paura di
perdere il posto di lavoro.
Gli individui di questo gruppo, in particolare coloro che risiedono nel
Meridione, tendono ad essere meno fiduciosi rispetto alla media dell’intero
campione nazionale sia con riferimento all’andamento della situazione economica
e sociale del paese nel 2011, sia con riferimento alla situazione economica
della propria famiglia nel prossimo anno. Manifestano una propensione
all’acquisto di beni durevoli nel corso del 2011 ed una propensione al
risparmio per il prossimo anno simile a quella fatta registrare dall’intero
campione.
Cluster 3: “Famiglie del Nord” (prevalgono
le paure che rientrano nella sfera del sociale, dei valori e del “privato”)
Presso coloro che risiedono nelle regioni del Nord, con particolare
riferimento a quelle del Nord Est le paure che prevalgono sono quelle che hanno
a che fare con la salute (la propria salute o quella di una persona cara), con
la perdita o il dissolvimento dei rapporti affettivi e con la criminalità.
Questo cluster ha una dimensione pari al 21,8% del campione ed è caratterizzato
geograficamente, essendo diffuso in prevalenza nelle regioni del Nord Italia,
con particolare riguardo a quelle del Nord-Est.
Per quanto concerne la salute, tale motivo di preoccupazione è stato
rilevato in particolare presso le donne, presso i pensionati e presso coloro
che hanno un’età superiore ai 64 anni.
La perdita o il venir meno di rapporti familiari o affettivi consolidati
(separazioni, divorzi) è motivo di preoccupazione in particolare presso coloro
che hanno un’età compresa tra i 35 ed i 44 anni, e che sono occupati in
attività come quella, a titolo di esempio, dell’imprenditore, del libero
professionista, del commerciante, dell’artigiano.
Il timore di resterà vittima di un atto criminale è risultato piuttosto
diffuso infine presso le famiglie, presso le donne (spesso casalinghe) di età
superiore ai 55 anni.
Gli individui di questo gruppo hanno manifestato un livello di fiducia
superiore rispetto a quello fatto registrare dell’intero campione per il
prossimo anno con riferimento sia all’andamento della situazione economica del
paese sia con riferimento alla situazione economica della propria famiglia.
Nonostante il livello di fiducia alto questo gruppo ha manifestato una
propensione all’acquisto di beni durevoli ed una propensione al risparmio in
linea o leggermente inferiore rispetto a quella fatta registrare dall’intero
campione.
Cluster 4 “Giovani cervelli” (il timore di
vedere riconosciuti i propri meriti)
Il timore di impegnarsi invano, di non fare carriera o di non ricevere i
riconoscimenti professionali che ci si aspetta interessa in prevalenza i
giovani, ovvero coloro che hanno tra i 18 ed i 34 anni, spesso con un alto
titolo di studio (laurea), che sono ancora all’università prossimi alla laurea,
o già inseriti nel mondo del lavoro come liberi professionisti e giovani
imprenditori.
Questo cluster ha una dimensione pari al 10,0% del campione e non è
caratterizzato geograficamente, essendo diffuso ovunque in Italia.
Il livello di fiducia degli individui di questo gruppo per il 2011 è
risultato superiore o in linea rispetto a quello fatto registrare dell’intero
campione con riferimento sia all’andamento della situazione economica e sociale
del paese sia con riferimento alla situazione economica della propria famiglia.
Costoro hanno manifestato inoltre una propensione all’acquisto di beni durevoli
ed una propensione al risparmio per il prossimo superiore a quella fatta
registrare dall’intero campione.
Il nuovo anno si apre quindi nell’immaginario degli italiani tra sentimenti
divisi e diversi. Sentimenti “divisi” perché sembrerebbero essere il prodotto
di paure vere ed antiche amalgamate ad un ottimismo della volontà, altrettanto
vero e reale; sentimenti “diversi” perché differenti sembrerebbero essere le
cause delle “paure” degli italiani a seconda della latitudine e dell’età.
Pensando alla “latitudine” le paure degli italiani al Nord sembrerebbero
essere originate in prevalenza da ragioni di tipo sociale, valoriale, privato:
il timore del disgregarsi di alcune delle componenti del connettivo sociale,
come la famiglia, o il timore di restare vittima di un atto di
microcriminalità; mentre nel Centro/Sud le “paure” sembrerebbero essere
originate più da ragioni di carattere economico, ad esempio dalla paura di non
farcela, dal timore di non riuscire ad assicurare alla propria famiglia quanto
gli occorre.
Con riferimento all’età le paure degli anziani sono spesso originate dalla
preoccupazione per la propria salute, mentre presso i giovanissimi sono
originate dalla precarietà del lavoro o dal timore di non vedere riconosciuti i
propri meriti o i propri sforzi nello studio o nella professione.
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Nota
metodologica
Indagine effettuata con il
metodo Cati tra il 16 e il 22 dicembre 2010 su un campione rappresentativo
dell’universo della popolazione italiana.