
Roma 23.01.2012
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COMUNICATO STAMPA
MERCATO DEL LAVORO, CONFRONTO GOVERNO PARTI SOCIALI. RETE IMPRESE ITALIA: NON AGGRAVARE COSTI DEL LAVORO PER LE IMPRESE
Per creare nuovi posti di lavoro non servono
soluzioni preconfezionate che riducano la flessibilità in entrata e in uscita.
Non è sostenibile né sul piano del metodo né sul piano economico l’introduzione
di qualsiasi misura che penalizzi le PMI e il sistema d'impresa diffusa.
E’ quanto sostiene Rete imprese Italia, al termine
del confronto sul mercato del lavoro tra il Governo e le parti sociali
avviatosi oggi a Palazzo Chigi.
Rete Imprese ritiene inaccettabile la fissazione di
un sovra costo per il contratto a tempo determinato, così come menzionato dal
ministro del Welfare Elsa Fornero. In alcuni settori c’è infatti un’esigenza
fisiologica legata a fattori temporanei che viene soddisfatta prevalentemente
con contratto a tempo determinato: strumento irrinunciabile che non può essere
limitato a “sostituzioni” o “stagionalità”.
Le aziende del terziario, dell’artigianato e
dell'impresa diffusa, che coprono il 54% del totale dell'occupazione nel
settore privato, non possono sopportare ulteriori incrementi del costo del
lavoro, che nel nostro Paese continua ad essere eccessivo. Anche le recenti
modifiche contributive sulla gestione commercianti e artigiani hanno caricato
ulteriormente i costi, determinando squilibri che potrebbero portare alla
chiusura di tante PMI con aumento della disoccupazione.
Né l'ulteriore aumento dei costi né l'irrigidimento
normativo, quindi, aiuterebbero le aziende del terziario, dell’artigianato e
dell'impresa diffusa a favorire l'ingresso nel mercato del lavoro. Il contratto
di apprendistato continua a essere, secondo Rete Imprese Italia, il canale più
efficace a garantire buona occupazione per i giovani con prospettive di
stabilizzazione.
Per favorire ulteriormente l'occupazione di giovani
e di donne occorrerà rendere più fluido il mercato del lavoro, favorire
migliori occasioni di incontro tra domanda e offerta, riformando radicalmente i
servizi per l’impiego.
Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, i
più recenti dati sull’utilizzo degli strumenti di integrazione salariale
confermano un forte sbilanciamento tra settori economici e la conseguente
necessità di un uso ottimale delle risorse che può derivare da una
razionalizzazione dei modelli e della spesa. Le misure di sostegno al reddito
collegate alle sospensioni del rapporto di lavoro devono essere distinte per
settore produttivo e per tipologie di impresa con il realismo applicato finora
nelle intese tra le parti sociali. Un moderno e rinnovato sistema di welfare,
sottolinea Rete Imprese, deve valorizzare l’esperienza maturata nell’ambito
degli enti bilaterali.
