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Roma, 29.08.11
Modesta
(+0,8%) la previsione a livello nazionale per il 2011
I CONSUMI NELLE REGIONI NEGLI ULTIMI ANNI:
CONFERMATA LA DEBOLEZZA STRUTTURALE DEL SUD, SOLO IL NORD-EST RECUPERA I
LIVELLI PRE-CRISI
Negli ultimi anni si riduce
il contributo del Sud in termini di consumi rispetto al totale nazionale con
una quota che è passata dal 27,2% del 2007 al 26,6% del 2011; positive, invece,
le dinamiche delle regioni settentrionali con quote in costante aumento sia nel
Nord-Est (dal 21,8% al 22,2%) che nel Nord-Ovest (dal 30,1% al 30,6%); alle
deboli performance del Mezzogiorno si associano anche gli effetti del calo
demografico registrato in quest’area (la quota della popolazione sul totale
nazionale è scesa dal 36,4% del 1995 al 34,4% del 2011) che hanno determinato
il protrarsi del calo dei consumi anche nel 2010; a livello di singole regioni,
nel 2009 tutte fanno registrare una contrazione dei consumi in termini reali
con picchi in Calabria (-4,2%), Puglia (-3,6%), Sicilia (-3,2%) e Campania
(-3,0%), mentre nel 2010 solo il Nord-Est ha recuperato i livelli di consumo
pre-crisi; in ogni caso, la debolezza dei consumi a livello pro capite,
complice il biennio di crisi 2008-2009, lascia prevedere un rallentamento
generalizzato dell’uscita dalla crisi tanto che, a fine 2011, ben 17 regioni su
20 rischiano di registrare un livello di consumi inferiore a quello del 2000,
mentre in una prospettiva di più lungo periodo, nel 2017, il Mezzogiorno avrà
acuito il suo ritardo con una continua riduzione della spesa per consumi
rispetto al totale nazionale. In ogni caso, al di là delle differenti dinamiche
dei consumi che evidenziano una maggiore debolezza delle regioni meridionali
confermando i divari territoriali presenti nel Paese, a livello generale va
segnalato il tentativo delle famiglie di recuperare i livelli di consumo persi
nel biennio recessivo anche se le previsioni per il 2011 sull’intero territorio
restano modeste con un +0,8%.
Questi i principali risultati
che emergono dall’“Aggiornamento delle analisi e delle previsioni dei consumi
delle famiglie nelle regioni italiane” (il documento integrale è consultabile
sul sito www.confcommercio.it)
.
Analizzando quanto accaduto negli ultimi anni, si
conferma la tendenza al ridimensionamento della quota dei consumi effettuati
dalle famiglie del Sud rispetto al totale nazionale (fig. 1). Questa tendenza,
emersa già da tempo, si è consolidata negli anni più recenti, durante i quali
la quota è passata dal 27,2% del 2007 al 26,6% del 2011.
Fig. 1 - Quota delle
macro-ripartizioni sui consumi (valori correnti)

Fonte:
elaborazioni e previsioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat.
Il
fenomeno rispecchia, oltre alle dinamiche registrate dalla spesa delle famiglie
nelle diverse macroaree, anche gli effetti dei fenomeni demografici. Tra il
1995 ed il 2011 è, infatti, diminuita in modo significativo la quota della
popolazione residente nel Mezzogiorno (dal 36,4% al 34,4%). Tale tendenza
riflette sia una crescente presenza degli stranieri residenti nel Centro-Nord
sia la ripresa dei flussi migratori interni da Sud a Nord. Quest’ultimo
fenomeno ha determinato, tra il 1955 ed il 2008, un
saldo negativo tra iscrizioni e cancellazioni della popolazione residente nel
Mezzogiorno pari ad oltre 4 milioni, con la verosimile conseguenza di spostare
le migliori competenze e abilità dal Mezzogiorno al resto dell’Italia e di
ridurre il potenziale di sviluppo dell’area.
Dopo la recessione del biennio 2008-2009, che ha
colpito in modo significativo tutto il territorio nazionale, assumendo toni
particolarmente accentuati nel Sud, la riduzione della domanda per consumi
proprio nel Mezzogiorno si è protratta, secondo le nostre stime, anche nel 2010
(tab. 1).
Il
fenomeno riflette, oltre a una minore capacità di spesa delle famiglie
dell’area - il reddito disponibile pro capite nel Mezzogiorno è pari a poco più
del 65% di quello del Nord - anche i diversi andamenti registrati dalla
popolazione residente sul territorio, come detto stabile o in riduzione in
molte regioni del Sud.
Tab. 1 - I consumi delle famiglie nelle regioni italiane*
|
|
v.m.a. dei consumi a prezzi
costanti |
consumi pro capite correnti |
var. % dei consumi a prezzi
costanti |
|||
|
|
1996-2007 |
2007 |
2008 |
2009 |
2010 |
2011 |
|
Piemonte |
1,6 |
17.100 |
-1,7 |
-1,6 |
1,2 |
0,8 |
|
Valle d'Aosta |
2,1 |
21.599 |
-2,8 |
-1,7 |
0,9 |
0,8 |
|
Lombardia |
1,7 |
17.802 |
-0,6 |
-2,0 |
1,7 |
0,9 |
|
Liguria |
0,8 |
17.489 |
-0,4 |
-1,0 |
0,9 |
0,5 |
|
Veneto |
1,8 |
17.158 |
-0,5 |
-1,9 |
1,8 |
0,9 |
|
Trentino A.A. |
1,0 |
19.607 |
0,0 |
-1,3 |
1,7 |
1,0 |
|
Friuli V.G. |
1,3 |
16.851 |
0,9 |
-0,2 |
2,1 |
0,6 |
|
Emilia Romagna |
1,7 |
18.180 |
-0,1 |
-0,4 |
2,1 |
1,0 |
|
Toscana |
1,6 |
17.266 |
0,0 |
-3,2 |
1,1 |
0,9 |
|
Umbria |
1,6 |
14.939 |
-0,7 |
-2,3 |
1,1 |
0,8 |
|
Marche |
1,3 |
15.423 |
-2,3 |
-3,1 |
1,3 |
0,9 |
|
Lazio |
1,7 |
16.528 |
-2,1 |
-1,3 |
0,8 |
1,0 |
|
Abruzzo |
0,8 |
13.085 |
0,7 |
-0,7 |
0,7 |
0,8 |
|
Molise |
1,2 |
12.721 |
-2,3 |
-0,8 |
-0,1 |
0,4 |
|
Campania |
1,0 |
11.546 |
-2,8 |
-3,0 |
-0,3 |
0,5 |
|
Puglia |
0,6 |
11.695 |
-0,8 |
-3,6 |
-0,5 |
0,6 |
|
Basilicata |
1,0 |
10.771 |
-0,9 |
-0,5 |
-1,0 |
0,2 |
|
Calabria |
0,9 |
12.124 |
-1,9 |
-4,2 |
-0,2 |
0,5 |
|
Sicilia |
1,3 |
12.349 |
-1,4 |
-3,2 |
-0,6 |
0,6 |
|
Sardegna |
1,5 |
12.767 |
-0,7 |
-1,3 |
0,2 |
0,6 |
|
Nord-Ovest |
1,6 |
17.605 |
-0,9 |
-1,8 |
1,5 |
0,8 |
|
Nord-Est |
1,6 |
17.728 |
-0,2 |
-1,1 |
2,0 |
0,9 |
|
Centro |
1,6 |
16.493 |
-1,3 |
-2,2 |
1,0 |
0,9 |
|
Mezzogiorno |
1,0 |
12.016 |
-1,5 |
-2,9 |
-0,3 |
0,6 |
|
ITALIA |
1,5 |
15.454 |
-1,0 |
-2,0 |
1,0 |
0,8 |
* Le variazioni % medie annue e anno su anno si riferiscono ai consumi
della regione
nel complesso mentre il valore del 2007 è espresso in termini pro
capite.
Fonte: elaborazioni
Ufficio Studi Confcommercio
Un
ruolo di rilievo è giocato anche dalla propensione al consumo, cioè la frazione
di reddito disponibile destinata a spesa per consumi. Nel caso dell’analisi
territoriale si tratta di un’indicazione approssimata, in quanto i consumi sul
territorio si riferiscono anche alla spesa effettuata da soggetti (i turisti,
per esempio) che non hanno percepito il reddito disponibile cui i consumi sono
rapportati al consumo. Questa distorsione è mediamente non grave.
Nel 2007 il rapporto tra consumi sul territorio e reddito
disponibile delle famiglie consumatrici si approssimava nel Mezzogiorno al 95%,
con margini ridotti per un suo aumento, mentre nel Nord-Est il valore era pari
a poco più dell’88%.
Le
regioni hanno risposto alla crisi in modo disomogeneo, nei tempi e nelle
dimensioni della reazione. In molte regioni del Mezzogiorno, la dinamica recessiva
dei consumi, che aveva già assunto toni abbastanza marcati nel 2008, si è
accentuata nel 2009, comportando, almeno in media, situazioni di profondo
disagio specialmente in Sicilia, Campania e Molise.
Particolarmente
articolato sotto il profilo regionale è risultato l’andamento dei consumi nel
2010, anno in cui solo nelle regioni del Nord-Est sono stati recuperati i
livelli del 2007.
Solo nel 2011 la spesa delle famiglie dovrebbe tornare a
registrare una dinamica positiva su tutto il territorio italiano, senza
peraltro mostrare la presenza di processi espansivi di apprezzabile entità.
Considerando
i consumi reali rapportati alla popolazione, emerge come la loro dinamica sia
da troppo tempo troppo esigua (tab. 2).
Tab. 2 - Indici dei consumi pro capite in termini reali
(1995=100)
|
|
2000 |
2007 |
2009 |
2011 |
|
Piemonte |
114,9 |
118,1 |
112,5 |
113,8 |
|
Valle d'Aosta |
120,3 |
119,9 |
112,7 |
113,4 |
|
Lombardia |
112,6 |
113,9 |
108,8 |
110,0 |
|
Liguria |
114,4 |
111,4 |
109,4 |
111,0 |
|
Veneto |
111,9 |
113,2 |
108,4 |
110,0 |
|
Trentino A.A. |
104,3 |
101,4 |
97,9 |
99,0 |
|
Friuli V.G. |
111,8 |
112,7 |
112,0 |
114,4 |
|
Emilia Romagna |
116,1 |
112,9 |
109,5 |
110,6 |
|
Toscana |
114,2 |
116,2 |
110,7 |
111,6 |
|
Umbria |
110,9 |
112,1 |
106,5 |
107,1 |
|
Marche |
110,7 |
108,5 |
100,9 |
103,2 |
|
Lazio |
116,6 |
114,7 |
108,3 |
108,6 |
|
Abruzzo |
105,8 |
104,6 |
103,1 |
103,8 |
|
Molise |
108,0 |
117,7 |
114,0 |
114,6 |
|
Campania |
108,7 |
110,3 |
103,7 |
103,8 |
|
Puglia |
107,5 |
107,2 |
102,3 |
102,3 |
|
Basilicata |
112,4 |
115,6 |
114,3 |
114,0 |
|
Calabria |
111,5 |
115,1 |
107,9 |
108,1 |
|
Sicilia |
111,7 |
116,0 |
110,4 |
110,3 |
|
Sardegna |
116,9 |
118,2 |
115,1 |
115,7 |
|
Nord-ovest |
113,5 |
114,9 |
110,0 |
111,2 |
|
Nord-est |
112,7 |
111,9 |
108,1 |
109,6 |
|
Centro |
114,6 |
114,2 |
108,0 |
108,8 |
|
Mezzogiorno |
110,0 |
112,1 |
106,8 |
107,0 |
|
ITALIA |
112,7 |
113,8 |
108,9 |
109,9 |
Fonte: elaborazioni
Ufficio Studi Confcommercio
Posti
pari a 100, per ciascuna regione, i consumi per abitante nel 1995, si rileva
come complessivamente nel 2007 questo indicatore sia aumentato di poco meno di
14 punti percentuali, un risultato quasi completamente acquisito nella seconda
parte degli anni ’90. Infatti, tra il 2000 e il 2007, la crescita dei consumi
pro capite è praticamente nulla (l’indice per l’Italia passa da 112,7 a 113,8,
con una variazione dell’1% cumulato su sette anni).
Dopo la recessione, che ha determinato un brusco
ridimensionamento dell’indicatore nel biennio 2008-2009, l’uscita dalla crisi
risulta, secondo le nostre stime, particolarmente lenta, non permettendo alle
famiglie di tornare entro il 2011 sui livelli di consumo sperimentati nel 2007.
In 17 regioni su 20, a fine 2011 il livello dei consumi reali pro capite
potrebbe risultare inferiore a quello registrato nel 2000. solo Molise, Friuli
Venezia Giulia e Basilicata presenterebbero livelli di spesa reale pro capite
moderatamente superiori a quelli registrati 11 anni prima.
Per
evidenziare le implicazioni prospettiche degli attuali insufficienti ritmi di
crescita dei consumi, è stato proiettato al 2017 il tasso di medio di
variazione osservato e stimato tra il 2008 e il 2011 per i consumi regionali
complessivi. Allo stesso modo sono state proiettate le tendenze attuali della
variazione della popolazione residente regione per regione (tab. 3).
Tab. 3 - Un esercizio di estrapolazione dei consumi nel
medio periodo
|
|
tassi di variazione medi annui
2012-2017 |
|
quote dei consumi reali |
|||
|
|
popolazione |
consumi |
fatto 100 il consumo reale pro
capite del 2007 esso nel 2017 risulterà pari a |
1995 |
2007 |
2017 |
|
Nord-Ovest |
0,4 |
0,8 |
101,6 |
29,6 |
30,1 |
30,8 |
|
Nord-Est |
0,4 |
1,0 |
104,0 |
21,4 |
21,8 |
23,1 |
|
Centro |
0,5 |
0,5 |
98,1 |
20,5 |
20,9 |
20,9 |
|
Mezzogiorno |
0,2 |
0,0 |
95,5 |
28,6 |
27,1 |
25,2 |
|
ITALIA |
0,3 |
0,6 |
100,1 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
Fonte: elaborazioni
Ufficio Studi Confcommercio
La
tabella riassume i risultati di questo semplice esercizio meccanico (che non
può essere in alcun modo considerato una previsione ma soltanto l’estensione al
futuro di ciò che sta accadendo in questi ultimi anni).
Date le
suddette ipotesi, il ritardo del Mezzogiorno si acuirebbe. Non soltanto la
popolazione crescerebbe a un tasso medio dello 0,2% rispetto allo 0,4% del Nord
e allo 0,5% del Centro, ma i consumi pro capite ristagnerebbero, a fronte di un
pure esiguo incremento della spesa reale per la media Italia pari allo 0,6%.
Rispetto
al 2007, posto pari a 100, nel 2017, cioè dieci anni dopo, il Mezzogiorno avrà
perso il 4,5% in termini di consumi reali per abitante, il Centro poco meno del
2% e il Nord supererebbe i livelli pre-recessione (101,6 il Nord-Ovest e 104 il
Nord-Est).
In termini complessivi, la spesa per consumi movimentata
nel Mezzogiorno continuerebbe a ridursi sul totale nazionale: valeva quasi il
29% nel 1995 e scenderebbe a circa il 25% nel 2017.
Questo
esercizio non ha altro significato se non quello di sottolineare che in assenza
di un mutamento di rotta nelle dinamiche economiche territoriali non è
verosimile ipotizzare una spinta alla crescita da parte delle regioni del Sud,
le quali, per la combinazione di ragioni demografiche ed economiche, verrebbero
ulteriormente marginalizzate.
I tassi
di crescita dei consumi regionali, anche nei territori più dinamici, sono
troppo ridotti per non prospettare un peggioramento delle aspettative delle famiglie
italiane, a meno che non si presentino nel prossimo futuro indizi di
ricostruzione della fiducia e del benessere perduti durante la recessione e
ancora oggi per nulla recuperati.