179/11
Roma, 9.9.11
In aumento (+2,8%) i negozi di informatica e
telecomunicazioni, in sofferenza il comparto mobili e arredamento per la casa
IL
COMMERCIO IN ITALIA REGIONE PER REGIONE:
MEDIA
E GRANDE DISTRIBUZIONE IN ESPANSIONE AL CENTRO-SUD
Con uno stock complessivo di quasi 758mila unità, i
piccoli esercizi al dettaglio risultano a fine 2010 in modesta crescita (+0,4%)
rispetto all’anno precedente con una maggiore “proliferazione”, in particolare,
nelle regioni centrali (+1,1%) rispetto al Mezzogiorno dove aumentano di appena
lo 0,1%; il Lazio è la regione con il maggior incremento (+2%), mentre in
Sardegna si registra il calo più sensibile (-1,4%); passando alle medie e
grandi superfici - dai supermercati agli ipermercati, dai grandi magazzini alle
grandi superfici specializzate - è, invece, il Centro-Sud a registrare nel 2010
il maggior sviluppo di questa formula distributiva con un incremento
complessivo di 341 punti vendita (66% del totale). Più dinamico lo sviluppo
degli esercizi non food (aumentati dello 0,5%) rispetto a quelli dell’area food
(+0,1%) e, tra i singoli comparti merceologici, spicca la crescita - in quasi
tutte le regioni - dei negozi di informatica e telecomunicazioni, a fronte di
un diffuso ridimensionamento del numero di negozi di mobili e arredamento per
la casa. Un ruolo non secondario nel sistema distributivo italiano hanno anche
altre forme distributive - come il commercio ambulante (mercati quotidiani e
periodici, fiere, venditori itineranti), il commercio elettronico e la vendita
attraverso i distributori automatici - che negli ultimi anno hanno dimostrato
una forte dinamicità in termini di sviluppo d’imprese e giro d’affari.
Nel “Rapporto sulle economie territoriali e il terziario
di mercato” realizzato dall’Ufficio Studi Confcommercio e consultabile
integralmente su www.confcommercio.it.
si trova un’analisi più estesa sulle caratteristiche della rete regionale del
commercio al dettaglio per formula distributiva. Questa nota, in particolare,
aggiorna al 2010 i dati relativi alle medie e grandi superfici di vendita.
Piccolo dettaglio
(distribuzione relazionale)
Il piccolo dettaglio rappresenta la componente
numericamente più consistente della rete di vendita del commercio. Essa è costituita
dal totale degli esercizi al dettaglio in sede fissa al netto dei minimercati,
i supermercati, gli iper, i grandi magazzini e le grandi superfici
specializzate. Per necessità di sintesi i punti vendita del piccolo dettaglio
sono stati aggregati nei 2 macrogruppi: alimentare e non alimentare.
A dicembre 2010 (tab. 1) il “piccolo dettaglio” era
costituito da circa 758mila esercizi; rispetto al 2009, quando il numero degli
esercizi era poco meno di 755mila unità, vi è stato un incremento dello stock
di 2.998 esercizi, pari al +0,4%, una crescita modesta che ha interessato
soprattutto il comparto non alimentare (+0,5%) e meno l’area alimentare
(+0,1%).
Quest’ultimo settore, infatti, è quello che
presenta le maggiori criticità in quanto risente in misura più significativa
della riduzione dei consumi. Le ripercussioni sulla rete di vendita di questo
fenomeno si concretizzano nel blocco o nel ridimensionamento dei piani di
sviluppo aziendali, con riflessi anche in termini riduzione delle unità locali
e della superficie di vendita complessivamente disponibile.
Tab. 1 - I punti vendita del piccolo dettaglio per
merceologia (*)
anno 2010
|
|
Alimentare |
Non
alimentare |
Totale |
|||
|
|
punti
vendita |
var.%
2009-2010 |
punti
vendita |
var.%
2009-2010 |
punti
vendita |
var.%
2009-2010 |
|
Piemonte |
13.036 |
-0,3 |
36.761 |
0,4 |
49.797 |
0,2 |
|
Valle d'Aosta |
488 |
0,8 |
1.267 |
0,6 |
1.755 |
0,6 |
|
Lombardia |
21.060 |
1,0 |
66.026 |
0,5 |
87.086 |
0,6 |
|
Liguria |
7.224 |
-0,1 |
17.054 |
-0,1 |
24.278 |
-0,1 |
|
Veneto |
12.169 |
0,6 |
37.906 |
0,4 |
50.075 |
0,5 |
|
Trentino Alto Adige |
2.762 |
-1,1 |
7.124 |
-0,2 |
9.886 |
-0,5 |
|
Friuli Venezia Giulia |
3.251 |
-2,2 |
9.605 |
-0,7 |
12.856 |
-1,1 |
|
Emilia-Romagna |
12.040 |
1,0 |
36.319 |
1,0 |
48.359 |
1,0 |
|
Toscana |
13.133 |
1,1 |
36.356 |
0,5 |
49.489 |
0,6 |
|
Umbria |
3.072 |
0,5 |
8.840 |
0,8 |
11.912 |
0,7 |
|
Marche |
5.278 |
-2,1 |
13.852 |
-0,3 |
19.130 |
-0,8 |
|
Lazio |
17.805 |
3,0 |
54.761 |
1,7 |
72.566 |
2,0 |
|
Abruzzo |
5.041 |
1,5 |
14.097 |
0,5 |
19.138 |
0,7 |
|
Molise |
1.600 |
0,9 |
3.383 |
-0,3 |
4.983 |
0,1 |
|
Campania |
30.216 |
-0,5 |
69.168 |
0,8 |
99.384 |
0,4 |
|
Puglia |
16.492 |
0,2 |
42.074 |
0,8 |
58.566 |
0,6 |
|
Basilicata |
2.745 |
0,3 |
6.319 |
-0,5 |
9.064 |
-0,2 |
|
Calabria |
9.240 |
0,3 |
23.074 |
0,3 |
32.314 |
0,3 |
|
Sicilia |
19.254 |
-1,9 |
51.986 |
-0,1 |
71.240 |
-0,6 |
|
Sardegna |
8.199 |
-2,8 |
17.829 |
-0,7 |
26.028 |
-1,4 |
|
Nord-ovest |
41.808 |
0,4 |
121.108 |
0,4 |
162.916 |
0,4 |
|
Nord-est |
30.222 |
0,3 |
90.954 |
0,5 |
121.176 |
0,4 |
|
Centro |
39.288 |
1,4 |
113.809 |
1,0 |
153.097 |
1,1 |
|
Sud |
92.787 |
-0,7 |
227.930 |
0,3 |
320.717 |
0,1 |
|
Italia |
204.105 |
0,1 |
553.801 |
0,5 |
757.906 |
0,4 |
(*) Il piccolo dettaglio è
costituito dal totale degli esercizi al dettaglio in sede fissa al netto dei
minimercati, dei supermercati, degli iper, dei grandi magazzini e delle grandi
superfici specializzate
Nell’area non alimentare si riscontrano andamenti
differenziati dal punto di vista delle merceologie vendute e del territorio.
Il moderato aumento tra il 2009 e il 2010 dello
stock degli esercizi dell’area non alimentare, pur diffuso sul territorio, ha
assunto dimensioni più significative nel Centro (+1,0%) e meno nel Sud (+0,3%);
Lazio, Emilia Romagna e Umbria si sono distinte per gli incrementi più elevati
(rispettivamente 1,7%, 1,0%, 0,8%), mentre Friuli Venezia Giulia, Sardegna e
Basilicata sono le regioni dove lo stock di esercizi non alimentari si è
maggiormente ridimensionato.
E’ cresciuto, in maniera
accentuata (+2,8%) e in quasi tutte le regioni, il numero dei negozi di
apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (15.276 nel 2010),
aggregato di cui è stato possibile rilevarne la consistenza a partire dal 2009
grazie alla classificazione ATECO 2007. Di minore entità sono stati gli
incrementi per i punti vendita dei carburanti (+1,5%), per l’aggregato
abbigliamento-calzature (+1,1%) e per i punti vendita non specializzati non
alimentari (+1,1%).
In particolare nell’abbigliamento-calzature, area
dove sono in aumento le iniziative imprenditoriali di cittadini non residenti,
gli incrementi più significativi dello stock degli esercizi si sono verificati
nel Lazio (+2,1%), nelle Marche (2,0%) e in Emilia Romagna (1,8%).
Si è ridimensionato, invece, il numero dei negozi di
mobili e di articoli di arredamento per la casa, settore fortemente penalizzato
dalle decisioni di acquisto delle famiglie che in questi ultimi anni hanno
ridotto o hanno rimandato le spese per questi prodotti: rispetto al 2009 gli
esercizi si sono ridotti dell’1,1% a livello nazionale, ma nel Sud il calo è
stato dell’1,8%. A livello regionale la riduzione dei punti vendita è stata
molto accentuata nelle Marche (-5,0%), in Sardegna (-4,8%), Liguria (-3,8%) e
Basilicata (-3,7%).
Analoga situazione si riscontra per i negozi di
ferramenta, vernici e materiale di costruzione che hanno registrato una
riduzione a livello nazionale dello 0,4%, con cali più accentuati nel Centro e
nel Sud. Questa dinamica è l’effetto, molto probabilmente, di una
trasformazione del mercato, caratterizzato dallo sviluppo di grandi superfici
specializzate che esercitano una forte attrattività grazie ad un assortimento
ampio e profondo ed a politiche di prezzo molto competitive. Tutto ciò ha reso
difficile la permanenza sul mercato di molte piccole imprese.
Densità dei punti vendita
Anche il rapporto tra numero degli esercizi e la
popolazione residente per regione evidenzia una differenziazione tra il
Centro-Nord e il Sud (tab. 2). Rispetto alla media nazionale di 1.253 esercizi
ogni 100mila abitanti, il Sud ne registra attualmente 1.535, valore molto
distante dai 1.014 esercizi nel Nord-Ovest e 1.284 esercizi nel Centro. Questi
divari non rappresentano necessariamente differenze nel livello di servizio ai
cittadini, essendo escluse dal computo le formule distributive più grandi.
|
|
esercizi/100
mila ab. |
|
Piemonte |
1.119 |
|
Valle d'Aosta |
1.371 |
|
Lombardia |
883 |
|
Liguria |
1.502 |
|
Veneto |
1.017 |
|
Trentino Alto Adige |
958 |
|
Friuli Venezia Giulia |
1.041 |
|
Emilia-Romagna |
1.100 |
|
Toscana |
1.323 |
|
Umbria |
1.318 |
|
Marche |
1.210 |
|
Lazio |
1.272 |
|
Abruzzo |
1.428 |
|
Molise |
1.557 |
|
Campania |
1.705 |
|
Puglia |
1.433 |
|
Basilicata |
1.541 |
|
Calabria |
1.607 |
|
Sicilia |
1.412 |
|
Sardegna |
1.555 |
|
Nord-Ovest |
1.014 |
|
Nord-Est |
1.046 |
|
Centro |
1.284 |
|
Sud |
1.535 |
|
Italia |
1.253 |
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati
dell'Osservatorio Nazionale del Commercio
Su base regionale, tale struttura trova ulteriore
conferma, pure in presenza di situazioni particolari che differiscono molto dai
valori medi nazionali e della ripartizione.
Tra le regioni con la più bassa densità di punti
vendita del dettaglio tradizionale si trovano la Lombardia (883) seguita dal
Trentino Alto Adige (958), mentre Campania (1.705), Calabria (1.607) e Sardegna
(1.555) si distinguono per una densità molto elevata non solo rispetto al dato
medio nazionale, ma anche a quello della ripartizione.
Una densità elevata, superiore alla media nazionale
ed alla ripartizione di riferimento, si riscontra in Valle d’Aosta (1.371) e
Liguria (1.502) dove la distribuzione commerciale è condizionata dalla
diffusione in tanti piccoli comuni della popolazione residente, in un
territorio prevalentemente montuoso.
I dati evidenziano, quindi, una realtà non uniforme
che si è modellata nel tempo seguendo logiche localizzative condizionate in
larga parte dal contesto orografico e demografico locale, elementi che non
possono essere messi in secondo piano nel valutare il grado di sviluppo di un
sistema distributivo locale.
In tal senso, interpretare il divario che il Sud
presenta rispetto al Nord solo ed esclusivamente come un ritardo di
modernizzazione non è una corretta lettura della realtà, dato il basso livello
di concentrazione dei punti vendita, una presenza ancora limitata di esercizi
moderni, una rete viaria inadeguata e un’accessibilità generalmente ridotta.
Nel 2010 la densità è cresciuta solo nella
ripartizione del Centro dove vi è stato un aumento soprattutto dei punti
vendita rispetto alla popolazione, tendenza che non si è verificata nelle altre
ripartizioni dove la popolazione è cresciuta con valori superiori a quelli
registrati dagli esercizi del piccolo dettaglio.
I punti vendita della
media e grande distribuzione
Mini-mercati
Il presidio del territorio e il servizio di
prossimità sembrano le funzioni che più si addicono al mini-mercato, tipologia
di vendita abbastanza diffusa nel tessuto urbano, sia periferico, sia nei
centri storici, con una dimensione che varia tra 200 e 400 mq., un assortimento
prevalentemente alimentare ed un tipo di servizio che ha le medesime
caratteristiche del supermercato.
A fine 2010 il loro numero era pari a 5.524
esercizi di cui poco meno della metà ubicati nelle regioni del Nord, in
particolare Lombardia (595), Piemonte (409) e Veneto (394); rilevante la
presenza di questa tipologia anche nelle regioni del Sud (2.329 unità)
soprattutto in Puglia (692) e Campania (448).
Rispetto al 2009 questa tipologia è cresciuta
soprattutto nelle aree del Sud (+78 unità) e del Centro (+44 unità) dove
probabilmente il livello di dotazione di queste strutture presentava ancora
margini di sviluppo, tendenza che non si è verificata nel Nord dove il numero
dei minimercati si è ridimensionato (-38 unità).
Supermercati
Grazie alla sua capacità di inserirsi facilmente in
qualsiasi contesto urbano e di adattare la propria offerta di prodotti e di
servizi alle specifiche esigenze locali, il supermercato è, tra i format
distributivi moderni, la tipologia più diffusa.
Dopo uno sviluppo intenso che si è protratto fino
al 2004, il loro numero è cresciuto negli anni successivi ad un ritmo più
contenuto e le nuove aperture si sono concentrate nelle regioni, dove era
minore la presenza di queste strutture, in particolare nel Centro e nel Sud.
Dalle 9.481 unità presenti nel 2009 si è passati a
fine 2010 a 9.651 punti vendita localizzati per oltre la metà nel Nord (29%
nelle regioni del Sud, 18% nel Centro).
L’incremento tra il 2009 e il 2010 di 170 esercizi
(+348 nel 2009) ha interessato il Centro–Sud (+126 unità), mentre va
evidenziato il rallentamento rispetto al 2009 dello sviluppo della rete nel
Nord (+44 unità), dove le ripercussioni della riduzione dei consumi si sono
concretizzate in un ridimensionamento dei piani di sviluppo aziendali.
L’ampliamento della rete nel
Sud è stato particolarmente significativo in Puglia (+28) e Sicilia (+13),
mentre in Campania si è
riscontrata la perdita di 11 punti vendita.
Ipermercati
Integrato nelle gallerie commerciali di cui
costituisce il polo di maggior richiamo e localizzato all’incrocio di
importanti assi viari, l’ipermercato non conosce significative battute
d’arresto in termini di sviluppo numerico nonostante i problemi derivanti dal
suo impatto sul sistema urbanistico e sugli equilibri della rete commerciale
locale.
La presenza in molte aree del Paese, specie al Sud,
di bacini di mercato con caratteristiche socio-economiche favorevoli
all’apertura di questo format distributivo, induce le insegne specialiste nel
settore ad investire notevoli risorse per ampliare la rete di vendita.
Particolare attenzione viene rivolta anche a rinnovare l’assortimento ed
ampliare i servizi offerti introducendo, ad esempio, pompe di benzina con il
proprio marchio, corner salute per la vendita di farmaci senza obbligo di
prescrizione medica, reparti di ottica.
La rete degli ipermercati a fine 2010 contava 588
unità, di cui 387 localizzate nelle regioni del Nord, in particolare in
Lombardia (153), Piemonte (83), Veneto (68); in termini di superficie di
vendita tutta la rete sviluppa oltre 3,6 milioni di mq. e la dimensione media
di ogni punto vendita supera i 6 mila mq.
Rispetto al 2009 la crescita è stata di lieve
entità (+18 unità) molto lontana da quella registrata negli anni precedenti
quando lo stock si incrementava di oltre 30 unità l’anno; le nuove aperture si
sono concentrate nelle regioni del Nord, mentre nelle regioni del Sud vi è
stato un ridimensionamento della rete (-3) dovuto, presumibilmente, agli
effetti dell’elevata concorrenza tra le insegne.
Grandi magazzini
In Italia la formula non ha trovato grande diffusione
ed ha registrato periodicamente una revisione della propria identità e della
tipologia di offerta che oggi si caratterizza per un assortimento centrato
sull’abbigliamento, gli accessori e i prodotti di bellezza, estendendosi anche
al tessile casa, complementi d’arredo e agli altri articoli per l’abitazione,
con un posizionamento medio-alto dal punto di vista della qualità e del prezzo.
E’ in atto una fase del suo rilancio per riprendere
spazi di mercato che ipermercati, grandi superfici specializzate, outlet stanno
gradualmente acquisendo.
Il numero di grandi magazzini
(l’Osservatorio Nazionale del Commercio rileva gli esercizi non alimentari con
una superficie di vendita superiore a 400 mq.) a fine 2010 in Italia era di
1.570 unità di cui ben 959 localizzate nelle regioni del Centro e del Sud,
particolarmente nella Toscana (178), nel Lazio (153) e nella Sicilia (127); nel
Nord la diffusione maggiore si riscontra in Lombardia (275 esercizi) e in
Piemonte (77).
Nonostante le difficoltà di questo canale distributivo
a consolidarsi sul mercato, soprattutto in una situazione di debolezza della
spesa delle famiglie, rispetto al 2009 lo stock degli esercizi è aumentato di
155 (+63 nel 2009), incremento che ha riguardato soprattutto il Nord-Ovest (+65
unità) e il Centro (+50 unità). Un ridimensionamento della rete si è registrato
in Sicilia (-3 unità) e Sardegna (-3 unità) regioni dove, presumibilmente,
questo format non trova spazio per concorrenza di altri competitors.
Grandi superfici
specializzate
La grande superficie specializzata (Gss) ha
rappresentato negli ultimi anni un elemento di novità nel panorama distributivo
per le sue caratteristiche: l’ampiezza della superficie, che consente di
rappresentare adeguatamente e con prezzi competitivi la varietà di offerta
disponibile nelle diverse specializzazioni; il libero servizio, integrato da
personale di aiuto alla clientela, che consente di ridurre il costo del lavoro
per unità di prodotto; la localizzazione extraurbana, che consente di ridurre i
costi degli immobili utilizzati per la vendita.
I numerosi punti vendita aperti nel corso degli
ultimi anni operano prevalentemente nell’abbigliamento, il bricolage, il tempo
libero e le attività sportive, i mobili, gli elettrodomestici, l’elettronica di
consumo, i giocattoli, i prodotti per l’infanzia e i prodotti per l’auto.
Al 31 dicembre 2010 gli esercizi rilevati, aventi
le caratteristiche delle Gss, erano 1.639, in larga parte collocati nel Nord
(1.071 unità); il resto dei punti vendita è localizzato nel Sud (334 esercizi )
e nel Centro (234 esercizi).
La superficie di vendita attribuita a queste
strutture è di 4,8 milioni di mq. e la dimensione media degli esercizi è pari
2.928 mq.
Tra il 2009 e il 2010 vi è stato un ampliamento
della rete con un incremento complessivo di 86 punti vendita. E’ nelle regioni
del Nord che si è registrata la crescita più sostenuta (+48), anche se bisogna
evidenziare il graduale sviluppo di queste strutture nelle regioni del Sud
(+21), area con un livello di dotazione di Gss ancora relativamente basso.
Nella tabella seguente si riporta, sinteticamente,
il numero totale dei punti vendita al 2009 e al 2010 appartenenti alle
tipologie distributive sopra descritte e la loro variazione rispetto all’anno
precedente. Anche in questo caso, considerando cioè i dati nel complesso,
risalta il dato del forte sviluppo di queste tipologie distributive soprattutto
nel Mezzogiorno (+433 unità nel 2009 e +161 nel 2010) rispetto alle altre aree
del Paese.
Anche dal punto di vista della densità, si conferma
il divario Nord-Sud del Paese in quanto, nonostante il forte sviluppo della
media e grande distribuzione al Sud in termini di punti vendita, la
disponibilità della superficie di vendita complessiva del Mezzogiorno
rapportata alla popolazione di quest’area è ancora inferiore al resto del Paese
e offre margini di ulteriore sviluppo.
Tab. 3 - I punti vendita della
media e grande distribuzione
(minimercati+supermercati+iper+grandi
magazzini+grandi superfici specializzate)
|
|
punti
vendita |
var.
ass. |
densità
2009 |
punti
vendita |
var. ass. |
densità 2010 |
|
|
2009 |
2008-2009 |
mq./100 ab. |
2010 |
2009-2010 |
mq./100 ab. |
|
Piemonte |
1.480 |
43 |
41 |
1.472 |
-8 |
41 |
|
Valle d'Aosta |
56 |
1 |
61 |
62 |
6 |
66 |
|
Lombardia |
2.864 |
59 |
43 |
2.974 |
110 |
45 |
|
Liguria |
573 |
12 |
27 |
588 |
15 |
28 |
|
Veneto |
1.848 |
5 |
46 |
1.885 |
37 |
47 |
|
Trentino Alto Adige |
560 |
15 |
44 |
558 |
-2 |
44 |
|
Friuli-Venezia Giulia |
547 |
12 |
56 |
544 |
-3 |
57 |
|
Emilia Romagna |
1.379 |
66 |
38 |
1.396 |
17 |
38 |
|
Toscana |
948 |
48 |
31 |
1.027 |
79 |
33 |
|
Umbria |
454 |
25 |
52 |
463 |
9 |
54 |
|
Marche |
677 |
8 |
40 |
712 |
35 |
42 |
|
Lazio |
1.134 |
-72 |
22 |
1.191 |
57 |
22 |
|
Abruzzo |
508 |
-11 |
38 |
509 |
1 |
36 |
|
Molise |
68 |
-3 |
17 |
85 |
17 |
23 |
|
Campania |
1.174 |
174 |
18 |
1.141 |
-33 |
18 |
|
Puglia |
1.291 |
28 |
25 |
1.427 |
136 |
28 |
|
Basilicata |
210 |
25 |
20 |
213 |
3 |
21 |
|
Calabria |
565 |
29 |
26 |
570 |
5 |
27 |
|
Sicilia |
1.387 |
89 |
23 |
1.410 |
23 |
24 |
|
Sardegna |
736 |
102 |
39 |
745 |
9 |
38 |
|
Nord-ovest |
4.973 |
115 |
41 |
5.096 |
123 |
42 |
|
Nord-est |
4.334 |
98 |
44 |
4.383 |
49 |
45 |
|
Centro |
3.213 |
9 |
29 |
3.393 |
180 |
31 |
|
Sud |
5.939 |
433 |
24 |
6.100 |
161 |
25 |
|
ITALIA |
18.459 |
655 |
34 |
18.972 |
513 |
35 |
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati
dell'Osservatorio Nazionale del Commercio