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Roma, 16.9.11
CONFCOMMERCIO SU IVA:
PREZZI PIU’ ELEVATI, MINORI CONSUMI
L’incremento dell’aliquota Iva
dal 20% al 21% avrà certamente l’effetto di ridurre le risorse disponibili del
settore privato a favore delle Pubbliche Amministrazioni, ma il principale
effetto depressivo riguarderà i consumi. Infatti, la traslazione sui prezzi
finali del suddetto incremento di imposte provocherà un gradino
inflazionistico, a regime, tra 3 e 5 decimi di punto con la conseguenza di una
contrazione del potere d’acquisto del reddito disponibile e della ricchezza
delle famiglie consumatrici: questa la valutazione dell’Ufficio Studi
Confcommercio in vista dell’entrata in vigore della norma relativa all’aumento
dell’Iva.
Tutto ciò – prosegue la nota –
implicherà, considerando anche le poco incoraggianti prospettive future del
sistema economico, una riduzione dei consumi di entità proporzionale
all’incremento dei prezzi al consumo. Inoltre, la riduzione della base
imponibile dell’Iva, a causa dei minori consumi, fa immaginare che i previsti
4,2 miliardi di gettito teorico aggiuntivo (a regime) debbano essere ridotti a
3,7-3,9 miliardi effettivi.
L’effetto depressivo della
manovra Iva – conclude l’Ufficio Studi - potrebbe poi risultare molto più
marcato di quanto ipotizzato a causa del combinarsi degli effetti di una
pluralità di provvedimenti tutti orientati nella medesima direzione di
incrementare la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese.