26/06
Roma, 21.04.06
Maggiori
costi per famiglie e imprese. Servono interventi di natura fiscale.
Il
permanere degli attuali livelli di prezzo rischia di vanificare i primi accenni
di ripresa.
CONFCOMMERCIO SUL CARO PETROLIO:
A RISCHIO L’OPERATIVITA’ DI MOLTE IMPRESE
L’aumento record di questi
ultimi giorni del costo del petrolio, che rischia ormai di diventare un
elemento strutturale, pesa sulle famiglie con un aggravio di costi fino a 230
euro e, nell’attuale situazione di domanda debole, rischia di compromettere
l’operatività di molte imprese: è quanto emerge da un’analisi del Centro Studi
Confcommercio sugli effetti dell’aumento del costo del greggio sul nostro
sistema economico.
Le famiglie e le imprese
italiane – evidenzia il Centro Studi - hanno già in parte pagato le conseguenze
di questi aumenti. Infatti, nel solo 2005, anno in cui in media il costo del
barile ha superato i 55$ (dai 38 del 2004), ogni famiglia ha dovuto spendere
per l’acquisto di energia e combustibili circa 210 euro, nonostante una
contrazione delle quantità acquistate per i combustibili di circa il 4%.
Le conseguenze sono state, da un
lato, una minore capacità di spesa per gli acquisti non legati alla componente
energetica e più facilmente comprimibili da parte delle famiglie e, dall’altro,
un aumento dei costi per le imprese che, in un contesto di limitata domanda,
sono state costrette ad assorbire in larga parte i maggiori oneri derivanti
dall’aumento dei costi del trasporto e dell’energia, mettendo a rischio, in
alcuni casi, la stessa sopravvivenza sul mercato dell’azienda.
Il permanere di questa
situazione ed un’ulteriore tendenza al rialzo del costo del greggio, che
potrebbe toccare nei prossimi mesi anche gli 80 dollari al barile, potrebbe
determinare conseguenze particolarmente negative sul nostro sistema economico
fortemente dipendente in termini di approvvigionamento energetico da questa
materia prima.
Per le famiglie, data la
difficoltà a comprimere in misura sensibile il consumo, soprattutto in termini
di energia per uso domestico, si profilano nel corso del 2006 maggiori spese
fino a 230 euro per la sola componente energetica. A ciò vanno aggiunti i
maggiori costi per l’acquisto di altri beni e servizi, primo tra tutti i
trasporti (soprattutto quelli aerei), il cui prezzo viene influenzato in misura
diversa dai maggiori oneri che derivano alle imprese dall’incremento delle
spese di produzione e distribuzione.
La conseguenza, per le imprese,
è quella di vedere compromesse le possibilità di consolidare il trend positivo
che si sta registrando negli ultimi mesi per fatturato ed ordinativi che,
secondo le ultime rilevazioni, segnalano a febbraio incrementi, rispetto allo
stesso mese dello scorso anno, pari, rispettivamente, all’8,1% ed al 14,1%.
Infine – evidenzia il Centro
Studi - un riacutizzarsi delle tensioni inflazionistiche in Europa potrebbe
spingere la BCE ad inasprire la propria politica monetaria con inevitabili
aumenti del costo del denaro, situazione che limiterebbe ulteriormente la
capacità di spesa delle famiglie italiane che negli ultimi anni hanno fatto un
notevole ricorso a mutui, per l’acquisto degli immobili, ed al credito al
consumo. Inoltre, bisogna considerare i possibili effetti negativi sulla
finanza pubblica in conseguenza del maggior onere per il debito.
E’ necessario quindi un
confronto tra le parti politiche e sociali allo scopo di intervenire sulle
componenti fiscali e parafiscali sul prezzo del gasolio e delle benzine al fine
di ridurre al minimo gli effetti negativi sui bilanci delle famiglie e delle
imprese derivanti dal «caro petrolio». Servono, pertanto, oltre ad una nuova
politica energetica di carattere strutturale che preveda la riduzione della
dipendenza del nostro paese dall’olio combustibile, misure di natura
congiunturale da adottare al più presto: riduzione delle accise, meccanismi di
sterilizzazione degli aumenti repentini delle quotazioni, restituzione a
famiglie e imprese del fiscal drag che produce l’effetto perverso non solo di
farci pagare di più, a seguito dell’aumento del costo della materia prima, ma
anche di farci pagare una maggiore IVA.
Approfondimento: gli effetti dell’aumento dei prezzi del
petrolio su tariffe luce e gas
Il preoccupante trend di crescita dei prezzi registrato
nell’ultimo triennio, determinerà un forte impatto sui prezzi sia
dell’elettricità che del gas, i quali continueranno pertanto a salire
aggravando una situazione di per sé già molto critica.
In Italia, infatti, dall’inizio
del 2005 ad oggi i prezzi del gas fissati dall’Autorità per l’energia elettrica
e il gas hanno registrato un aumento superiore al 12%. Aumento che, per una
piccola impresa commerciale con un consumo annuale di 2.000 metri cubi, ha
comportato in questi primi mesi del 2006 già un aggravio di oltre 60 euro
rispetto all’anno scorso. A questi costi si devono poi aggiungere quelli
dell’elettricità che, nello stesso periodo, sono aumentati più del 23%
comportando, per la stessa tipologia d’impresa, un aggravio sulla bolletta
elettrica di oltre 1.000 euro rispetto ai primi mesi dell’anno passato.
Tab. 1 - Andamento tariffe luce e
gas
|
Tariffe
fissate trimestralmente dall’Autorità per l’energia (prezzi
in eurocent) |
||||||
|
Trimestre
di riferimento |
I° 2005 |
II° 2005 |
III° 2005 |
IV° 2005 |
I° 2006 |
II° 2006 |
|
Elettricità* |
7,53 |
7,76 |
8,17 |
8,83 |
8,45 |
9,31 |
|
Gas** |
59,18 |
59,18 |
62,29 |
64,64 |
65,12 |
66,51 |
Fonte:
elaborazione Confcommercio
*Tariffa
di riferimento per le utenze allacciate in bassa tensione e relativa alla sola
componente a remunerazione del costo dell’energia (trasporto, oneri e imposte
escluse).
**Tariffa
che comprende oltre alle componenti relative al trasporto anche le imposte.
I rincari del petrolio si
trasferiscono nel sistema energetico italiano più incisivamente rispetto agli
altri paesi europei a causa sia dell’eccessiva dipendenza del sistema di
produzione dell’energia elettrica dalle fonti fossili (olio e gas) che a causa
di un sistema di indicizzazione del prezzo del gas a quello del petrolio. Tale
situazione rende sempre più critico il quadro tariffario europeo dove gli
ultimi dati riportati da Eurostat indicano che per le imprese italiane il
livello dei prezzi, sia al lordo sia al netto delle imposte, si colloca sempre
al di sopra della media europea.
Tab. 2
- Costo dell’energia elettrica per un’impresa con consumo medio annuale di
160.000 KWh(1), Luglio 2005
|
Paesi |
Prezzo tasse incluse (€/100 kWh) |
Prezzo Senza IVA (€/100 kWh) |
Prezzo
senza
tasse (€/100
kWh) |
Spesa
annuale(2) |
|
Germania |
15,40 |
13,28 |
12,05 |
€
24.640 |
|
Italia |
13,81 |
12,55 |
10,31 |
€ 22.096 |
|
Gran Bretagna |
10,35 |
8,81 |
8,46 |
€ 16.560 |
|
Francia |
10,05 |
8,33 |
7,70 |
€
16.080 |
|
Portogallo |
9,95 |
8,15 |
7,67 |
€
15.920 |
|
Spagna |
8,48 |
7,31 |
6,95 |
€
13.568 |
|
|
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|
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|
|
Totale
spesa media annuale(3) |
€18.144 |
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(1) Consumo di un’impresa-tipo del
settore terziario (2) La spesa annuale è data dal consumo per il prezzo
tasse incluse. (3) Si è ipotizzato una spesa media fra i cinque paesi
considerati |
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Fonte: elaborazioni Confcommercio su dati Eurostat –
Luglio 2005