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Roma, 10.07.06
Le norme contenute dal decreto
emanato dal Consiglio dei Ministri del 30 giugno, pur comportando rilevanti ed
immediate modifiche sia delle regole concernenti lo svolgimento dell’attivitĂ
d’impresa, sia delle regole fiscali, sono state introdotte senza nessuna forma
di preliminare confronto e discussione con le associazioni di impresa e,
dunque, senza nessuna reale “concertazione”, fondata sul diritto/dovere delle
parti sociali di recare il proprio contributo alla formazione di scelte
rilevanti in materia economica e sociale, in ragione di ciò che esse
rappresentano nell’economia reale del Paese. E’ per questo motivo che
Confcommercio chiede innanzitutto, che si apra, con urgenza, un tavolo di
confronto con il Governo, allo scopo di definire correttivi e miglioramenti di
interesse generale: questa la posizione espressa da Confcommercio nel corso
dell’audizione svoltasi presso le Commissioni Bilancio e Finanze del Senato sul
decreto legge 223/2006.
In particolare, per quanto
concerne le regole generali di tutela della concorrenza nel settore della
distribuzione commerciale contenute nel provvedimento, si ricorda che pur
traendo spunto da segnalazioni effettuate dall’AGCM in merito a talune scelte
operate dalle Regioni in materia di disciplina del commercio, tale impostazione
non è esente dal rischio dell’innescarsi di ricorsi alla Corte Costituzionale
da parte delle Regioni per violazione della loro competenza costituzionale in materia
di commercio. Sarebbe stato piuttosto opportuno – sottolinea Confcommercio -
far ricorso alla via dell’intesa interistituzionale tra Governo, Regioni ed
Enti locali.
Si continua inoltre a
sottovalutare, proprio ai fini del miglioramento del servizio reso ai
consumatori, la centralitĂ dei processi di formazione professionale.
Ciò appare tanto più imprescindibile, laddove si
operano scelte radicali, come la soppressione della legge del ’56 in materia di
panificazione.
Così come una politica di apprezzamento della
professionalità e di contrasto dell’abusivismo avrebbe dovuto consigliare un
approccio piĂą meditato alla soppressione di Commissioni consultive in materia
di pubblici esercizi, di agenti di affari in mediazione, di agenti e
rappresentanti di commercio, nonché all’esclusione dei rappresentanti delle
categorie economiche dai Comitati tecnici per la rilevazione degli usi
commerciali, istituiti presso le Camere di Commercio.
L’assenza di “concertazione” appare infine
particolarmente grave – conclude Confcommercio - nel caso delle norme in
materia fiscale, traducendosi in variazione delle regole fiscali in corso
d’opera, con effetti retroattivi di talune norme, contraddicendo il modello di
partecipazione e di confronto tra le categorie economiche e l’Amministrazione
finanziaria, che è storicamente alla base dell’esperienza degli studi di
settore.