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Roma, 08.08.2006
E quando arriverà a 100 dollari al
barile?
CARO
PETROLIO: GLI EFFETTI SU IMPRESE E FAMIGLIE
La dipendenza dell’Italia, delle economie occidentali (ma
ora anche di quelle emergenti) dal petrolio, gli effetti delle crisi regionali
e dei conseguenti shock petroliferi, l’impatto del caro petrolio su inflazione
e crescita economica.
Questi i temi dell’analisi del Centro Studi Confcommercio,
che in particolare evidenzia:
Tutte le economie industriali dipendono fortemente dal
petrolio, per il proprio fabbisogno energetico. Per l’Italia, questa dipendenza
è superiore alla media, con impatti più pesanti in termini di costi delle
imprese e di spesa delle famiglie.
Ma perché siamo soggetti a questa escalation dei
prezzi internazionali del greggio, che dalla metà del 2004 sembra divenuta
inarrestabile?
La risposta ci viene dalla storia degli ultimi
quarant’anni circa, nel corso dei quali crisi regionali più o meno gravi si
sono ripetute ciclicamente, determinando improvvisi, consistenti e talvolta
duraturi rialzi delle quotazioni in dollari del barile con i medesimi impatti
che si stanno registrando in queste settimane.
Per valutare meglio gli effetti del “caro-petrolio†è
opportuno ricorrere ad un artificio, cioè ad una trasformazione dei prezzi tale
da esprimerli in valuta costante, cioè come se non ci fosse l’inflazione. È il
concetto che gli economisti definiscono come “prezzo realeâ€, vale a dire un
prezzo che consente di valutarne il livello attuale, per un determinato bene,
rispetto a quello che aveva in passato, in quanto è misurato in rapporto alla
media di tutti gli altri prezzi nel tempo.
A partire dallo scorso anno le quotazioni petrolifere
stanno evidenziando una situazione di shock permanente, che le ha
portate a discostarsi in misura consistente dalla media del periodo 2000-2004,
stabile intorno ai 28 dollari per barile. Nel 2005, infatti, la quotazione
nominale media si è attestata sui 54 dollari, per raggiungere i 70 dollari
nell’anno in corso. In pratica, in un solo biennio si è avuta una crescita
cumulata dei prezzi internazionali del greggio del 152% rispetto alla media dei
primi anni duemila, superiore a quella del secondo shock petrolifero del
triennio 1979-81 – che fu di circa il 120% rispetto alla media della seconda
metà degli anni settanta – e seconda solo a quella del primo shock
petrolifero, quando nel biennio 1973-74 superò in termini cumulati il 230%
rispetto alla media dei primi anni settanta.
Il dato allarmante è rappresentato dal fatto che se si
attualizza il prezzo del greggio del 1974 – cioè poco più di 11 dollari per
barile – in dollari 2006, utilizzando l’Indice dei prezzi al consumo americano
elaborato dal Bureau of Labour Statistics, si verifica come esso risulti pari
ad una quotazione di circa 46 dollari per barile. In termini di prezzo reale o
prezzo relativo, quindi, l’attuale quotazione del greggio risulta superiore di
oltre il 35% rispetto a quella del primo shock petrolifero, e si sta
pericolosamente avvicinando alla quotazione massima, in termini reali,
raggiunta dal greggio nel secondo dopoguerra, cioè i quasi 80 dollari al barile
del 1981in corrispondenza del secondo shock petrolifero innescato dalla
“crisi degli ostaggi†di Teheran nel 1980.

Il grafico mostra in modo piuttosto netto che all’origine
di questi “salti†nei prezzi internazionali del petrolio, che hanno effetti
destabilizzanti sull’economia, vi sono sempre situazioni di crisi nei rapporti
internazionali, a volte sfociate in forme di conflitto armato, che in molti
casi vengono successivamente riassorbite.
Tuttavia, nello scenario attuale, caratterizzato dalle
contemporanee crisi israelo-libanese, USA-Iran e USA-Corea del Nord, vi è un
altro elemento che potrebbe portare ad una “isteresi†di questa situazione, un
fenomeno che si verifica ogni qualvolta un fattore congiunturale, per sua
natura reversibile, assume connotazioni strutturali, divenendo irreversibile.
L’elemento di cui si parla è la crescita, a ritmi
elevatissimi, della domanda di energia da parte delle economie asiatiche
emergenti, essenzialmente Cina e India.
Un solo dato per tutti: tra il 1999 ed il 2004, ultimo
anno per il quale le informazioni sono comparabili, le importazioni di greggio
nei paesi dell’area OCSE, cioè le economie industrializzate avanzate, sono
cresciute ad un tasso medio annuo dell’1,5%, contro il 10,6% dell’India ed il
27,4% della Cina.
Fatta pari a 100 la domanda mondiale di greggio, nei primi
anni settanta quasi un terzo era assorbito dagli USA, un quarto dalla UE e solo
il 5% dall’Asia. Oggi, quasi il 20% è assorbito dalla Cina, mentre la quota
della UE è scesa al 16%, così come quella degli USA è intorno al 25%.
Sulla base di queste valutazioni, alcuni scenari stimano
plausibile un incremento dei prezzi del greggio fin oltre i 100 dollari per
barile, quotazione che potrebbe rimanere a lungo su questi livelli, in quanto
il trend rialzista è destinato a durare almeno per i prossimi quindici anni,
considerando che una domanda in continua e sostenuta espansione fronteggia una
sostanziale inadeguatezza, attuale e futura, delle forniture di greggio.
La
maggiore esposizione al “caro-greggio†del sistema economico nazionale: fattori
strutturali
Occorre considerare che:
(importi in euro per litro)
|
|
Benzina senza Pb |
Gasolio autotrazione |
Gasolio riscaldamento |
||||||
|
|
Prezzo industriale |
Accisa + IVA |
Prezzo finale |
Prezzo industriale |
Accisa + IVA |
Prezzo finale |
Prezzo industriale |
Accisa + IVA |
Prezzo finale |
|
Belgio |
0,592 |
0,841 |
1,432 |
0,570 |
0,511 |
1,082 |
0,477 |
0,123 |
0,600 |
|
Danimarca |
0,563 |
0,816 |
1,379 |
0,532 |
0,590 |
1,122 |
0,559 |
0,492 |
1,050 |
|
Germania |
0,556 |
0,848 |
1,404 |
0,540 |
0,632 |
1,173 |
0,493 |
0,150 |
0,643 |
|
Grecia |
0,607 |
0,500 |
1,107 |
0,594 |
0,427 |
1,021 |
0,589 |
0,432 |
1,021 |
|
Spagna |
0,571 |
0,564 |
1,135 |
0,563 |
0,442 |
1,005 |
0,475 |
0,174 |
0,650 |
|
Francia |
0,532 |
0,809 |
1,341 |
0,523 |
0,601 |
1,124 |
0,507 |
0,167 |
0,675 |
|
Irlanda |
0,533 |
0,648 |
1,181 |
0,561 |
0,563 |
1,124 |
0,615 |
0,142 |
0,757 |
|
ITALIA |
0,592 |
0,795 |
1,387 |
0,593 |
0,614 |
1,207 |
0,547 |
0,593 |
1,140 |
|
Lussemburgo |
0,606 |
0,599 |
1,205 |
0,551 |
0,402 |
0,953 |
0,514 |
0,073 |
0,587 |
|
Paesi Bassi |
0,611 |
0,907 |
1,518 |
0,557 |
0,559 |
1,116 |
0,560 |
0,351 |
0,911 |
|
Austria |
0,552 |
0,622 |
1,174 |
0,537 |
0,510 |
1,047 |
0,486 |
0,227 |
0,713 |
|
Portogallo |
0,579 |
0,797 |
1,376 |
0,557 |
0,528 |
1,084 |
0,551 |
0,168 |
0,719 |
|
Finlandia |
0,547 |
0,838 |
1,385 |
0,536 |
0,508 |
1,044 |
0,490 |
0,194 |
0,684 |
|
Svezia |
0,549 |
0,811 |
1,360 |
0,555 |
0,634 |
1,189 |
0,482 |
0,574 |
1,056 |
|
Regno Unito |
0,530 |
0,905 |
1,435 |
0,550 |
0,908 |
1,458 |
0,486 |
0,123 |
0,609 |
Fonte: Elaborazioni Centro Studi
CONFCOMMERCIO su dati Minstero Sviluppo Economico.
Il continuo rialzo dei prezzi internazionali del greggio
che si sta manifestando dal 2004, è uno shock che si trasmette sui prezzi
sostanzialmente attraverso due forme di effetti: gli “effetti di primo
impattoâ€, che possono essere sia diretti sui prezzi al consumo perché l’energia
fa parte del paniere di spesa delle famiglie, sia indiretti tramite i prezzi
alla produzione, perché l’energia è uno degli input primari nelle attività di
trasformazione industriale da cui si ottengono i prodotti finiti.
Esistono, poi, gli “effetti di secondo impatto†sui prezzi
al consumo, conseguente alla inevitabile spirale prezzi-salari-aspettative di
inflazione, innescata appunto dai rialzi delle quotazioni del greggio.
Tuttavia, occorre considerare che le oscillazioni, anche
violente, nei prezzi delle materie prime energetiche si traducono in variazioni
fortemente più attenuate in termini di inflazione, in quanto l’effetto diretto
sulla crescita dei prezzi al consumo è di durata temporanea, destinato ad
esaurirsi nell’arco di un anno e, soprattutto, di intensità decisamente più
contenuta.
Difficile, risulta quantificare gli effetti di secondo
impatto, perché questi meccanismi di feed-back derivanti dall’interazione tra
aspettative d’inflazione e adeguamenti salariali dipendono sia dalla situazione
macroeconomica generale, sia dalla politica monetaria e, cioè, dal
comportamento della Banca Centrale, nel nostro caso la BCE.
Per gli effetti di primo impatto, invece, sebbene quelli
indiretti siano più prolungati, in quanto si trasmettono più gradualmente e
lentamente nel tempo, è possibile stimare le conseguenze degli effetti diretti.
I derivati del petrolio, infatti, e gli altri prodotti energetici suoi sostituti,
fanno parte del “pacchetto†energetico all’interno dell’Indice dei prezzi al
consumo e reagiscono in misura quasi istantanea ai rincari del greggio,
praticamente nello stesso mese dello shock o, al massimo, in quello successivo.
Secondo
una stima autorevole della Banca Centrale Europea, una regola empirica
diffusamente utilizzata indica che per ogni incremento del 10% dei prezzi al
barile in euro, si determina – mediamente nell’arco di un semestre – un
incremento dell’1,5% della variazione tendenziale dei prezzi al consumo dei
prodotti energetici che, ponderato per il peso di questa componente nel paniere
dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo, quello utilizzato per i
confronti tra Paesi UEM – che è di circa l’8-9% - si traduce in un impatto
diretto di circa 1 o 2 decimi di punto percentuale sull’inflazione al consumo
complessiva. In pratica, ogni aumento del 10% del prezzo in euro di un barile
di greggio si traduce in uno 0,2% circa di incremento del tasso d’inflazione.
Incrementi
del prezzo del greggio nei periodi di shock
e
impatto diretto sull'inflazione italiana
(variazioni
percentuali)
|
|
ott73- mar74 |
ott78- nov79 |
lug90- ott90 |
gen99- set00 |
ott03- ott04 |
mag05- lug06 |
|
USD/barile |
+237% |
+193% |
+111% |
+198% |
+67% |
+50% |
|
EUR/barile |
+270% |
+187% |
+97% |
+297% |
+56% |
+50% |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
1974 |
1980 |
1991 |
2000 |
2004 |
2006 (*) |
|
Tasso di inflazione italiana
(**) |
21,8% |
15,5% |
6,4% |
3,4% |
2,6% |
2,5% |
|
Contributo dei prezzi dei beni energetici (***)
all'inflazione complessiva |
||||||
|
 - Tasso di variazione dei beni energetici (a) |
39,5% |
39,2% |
10,8% |
7,6% |
2,4% |
10,3% |
|
 - Peso nel paniere dei beni energetici(b) |
6,1% |
7,0% |
6,8% |
6,6% |
6,5% |
6,3% |
|
 - Impatto sull'inflazione (c) = (a) x (b) |
2,4% |
2,7% |
0,7% |
0,5% |
0,2% |
0,6% |
(*) Periodo gennaio - giugno
(**) Deflatore dei consumi
delle famiglie
(***) Energia elettrica, gas,
carburanti e combustibili
Fonte: Elaborazioni Centro
Studi CONFCOMMERCIO su dati BCE e ISTAT.
Dalla tabella emerge
chiaramente che, nel corso degli ultimi trent’anni le economie industriali
avanzate, tanto più che la ricostruzione è riferita alla sola economia italiana
maggiormente esposta sul piano strutturale agli shock sull’offerta,
hanno adottato correttivi sempre più efficaci in termini di stabilizzazione
delle oscillazioni dei prezzi del greggio – basti pensare all’adozione di
processi produttivi innovativi di tipo energy-saving, o al sensibile
miglioramento nell’efficienza dei propulsori di autoveicoli in termini di
rendimento e abbattimento dei consumi/Km, nonché all’adozione da parte delle
banche centrali di politiche monetarie restrittive finalizzate al controllo
dell’inflazione - tanto da ridurre l’impatto inflazionistico a pochi decimi di
punto anche in presenza di variazioni molto consistenti nei listini petroliferi
sui mercati internazionali.
Ma assieme all’impatto sull’inflazione
complessiva, occorre considerare anche l’impatto sulla crescita del PIL reale.
Una quantificazione è possibile
attraverso complessi modelli matematici, i cui risultati vanno tuttavia
interpretati con estrema cautela ed hanno natura puramente illustrativa, in
quanto molti fattori rilevanti che sono presenti nelle analisi congiunturali
risultano assenti in tali modelli per una serie di restrizioni teorico-formali
a monte.
Sia la BCE e l’OCSE, su dati
trimestrali, sia il FMI su dati annuali, hanno effettuato queste stime
ipotizzando un incremento permanente del 50% nelle quotazioni internazionali
del greggio, determinandone l’impatto sulla crescita economica dell’eurozona,
importatrice netta di prodotti petroliferi.
Effetto di un incremento del 50% del prezzo del petrolio
sulla crescita del PIL reale nell’eurozona
(punti
percentuali)
|
|
Crescita PIL reale
|
||
|
|
1° anno post shock |
2° anno post shock |
3° anno post shock |
|
|
Modelli su dati trimestrali
|
||
|
BCE |
-0,2 |
-0,2 |
0,0 |
|
OCSE |
-0,4 |
-0,2 |
0,4 |
|
|
Modelli su dati annuali
|
||
|
FMI |
-0,1 |
-0,3 |
0,1 |
Fonte:
BCE.Â