244/11
Roma, 3.12.11
Due terzi delle imprese
teme un aumento della pressione fiscale nel 2012-13
LE IMPRESE E IL FISCO: L’IRAP LA TASSA PIU’
INVISA.
SI’ ALLA TRACCIABILITA’ RIDUCENDO LE
COMMISSIONI, NO ALL’AUMENTO DELL’IVA
Più del 68% degli imprenditori prevede un aumento
della pressione fiscale nei prossimi due anni e l’80% denuncia una mancanza di
equità fiscale nel nostro Paese; un’impresa su due vede nell’inefficienza della
pubblica amministrazione la principale causa del peso eccessivo della pressione
fiscale nel nostro Paese, seguita dalla necessità di coprire l’elevato debito
pubblico (46,8%); Irap, è la tassa ritenuta più ingiusta e gravosa per oltre il
90% delle imprese; imprese disposte alla riduzione dell’utilizzo del denaro
contante come strumento per combattere l’evasione purchè questa misura venga
accompagnata da una riduzione dei costi delle transazioni e dalla concessione
gratuita dei POS agli esercizi commerciali; l’aumento dell’Iva è la misura, tra
quelle ipotizzate per contrastare la crisi, che raccoglie la quota maggiore di
contrari (85%); per rendere il nostro sistema fiscale più equo, gli interventi
prioritari sono, nell’ordine, eliminazione dell’Irap, introduzione di
agevolazioni fiscali per l’assunzione di giovani e per il reinvestimento degli
utili, semplificazione di norme e adempimenti; e, per superare la crisi, oltre
la metà delle imprese chiede al nuovo Governo Monti di ridurre le tasse.
Questi, in sintesi, i
principali risultati di un’indagine di Confcommercio-Imprese per l’Italia, in
collaborazione con Format ricerche di mercato, sull’opinione delle piccole e
medie imprese sulla pressione fiscale e contributiva in Italia.
Il livello della pressione fiscale e contributiva
In tre anni non è
cambiata la percezione delle imprese in merito alla pressione fiscale,
considerata sempre troppo elevata. La pressione fiscale veniva considerata
troppo elevata dal 98,5% del campione nel 2009, la continuano a pensare nel
medesimo modo il 98,6% degli imprenditori nel 2011.
Equità fiscale
Otto imprenditori su
dieci ritengono che in Italia non ci sia equità fiscale e contributiva, ovvero
indipendentemente dal peso della pressione fiscale e contributiva esercitata
sulle imprese, in Italia non c’è equità fiscale e le imprese non sono chiamate
a pagare le tasse secondo leggi eque e giuste. Lo affermano il 79,4% delle
imprese. Soltanto il 18,1% degli imprenditori ritiene eque e giuste le tasse
cui sono soggetti.
Le cause della pressione fiscale
Quali sono, secondo le
imprese, le ragioni di un peso della pressione fiscale e contributiva sulle
imprese talmente elevato da non consentire a molte di loro di riuscire a farvi
fronte? Oltre la metà degli imprenditori attribuisce il peso della pressione
fiscale alla cattiva gestione della P.A. (51,2%) mentre il 46,8% alla necessità
di coprire l’elevato livello del debito pubblico.
|
Figura 1. Perché, a Suo avviso, il peso della
pressione fiscale e contributiva sulle imprese è così elevato?
Fonte: Indagine Confcommercio-Format novembre
2011 |
La capacità delle imprese di fare fronte alla
pressione fiscale
L’8,4% degli
imprenditori dichiara di non essere riuscito a fare fronte al pagamento delle
tasse nel corso degli ultimi due anni (in questo caso è dovuto ricorrere a un
finanziamento o ha posticipato il pagamento o sta per chiudere l’attività). Il
33,6% delle imprese c’è riuscito
con difficoltà, il 47,2% con “molte difficoltà”, e soltanto il 10,9% non
ha avuto problemi.
Le previsioni degli imprenditori sul livello
della pressione fiscale in Italia
Il 68,4% degli
imprenditori ritiene che la pressione fiscale aumenterà nei prossimi due anni
(2012-13). Il dato evidenzia un forte pessimismo ma assume caratteri più tenui
se messo a confronto con quello relativo agli ultimi due anni (2010-11), nel corso
dei quali la pressione fiscale sarebbe aumentata secondo il 72,5% delle imprese
rispetto al biennio precedente (2008-09).
Il rapporto tra imprese, fisco e previdenza
Negli ultimi due anni,
secondo l’opinione degli imprenditori, il rapporto tra fisco e impresa è
rimasto sostanzialmente stabile, ossia problematico. Molto bassa la percentuale
di coloro che notano un certo miglioramento al riguardo (12,5%). Se il rapporto
con la P.A. continua ad essere problematico ciò è dovuto principalmente a tre
fatti:
1)
la complessità delle richieste delle
amministrazioni, per quanto tale
fenomeno sia in diminuzione rispetto a due anni or sono e le imprese segnalino
un miglioramento del rapporto con la P.A. al riguardo;
2)
il fatto che le norme cambiano più volte; fenomeno che si è acuito negli ultimi due anni,
ossia le imprese segnalino un peggioramento del rapporto con la P.A. al
riguardo;
3)
Il fatto che ogni ufficio sostanzialmente faccia
per conto suo (scarso coordinamento
tra i diversi enti ed uffici della Pubblica Amministrazione).
Come si diceva,
rispetto a due anni fa gli imprenditori hanno rilevato l’acuirsi di alcuni
fenomeni e la diminuzione di altri.
I fenomeni che si sono acuiti nel rapporto tra imprese e fisco sono il
cambiamento continuo delle norme, la scarsa informazione sulle norme stesse e
l’aumento delle scadenze.
I fenomeni che sono diminuiti di intensità sono risultati la complessità delle richieste
della P.A., la disattenzione del legislatore verso l’impatto che le misure
avranno sul mondo delle imprese, l’accesso delle imprese alle amministrazioni,
più ampio evidentemente rispetto a qualche anno or sono.
Gli interventi richiesti al Governo Monti
Il 78,4% degli
imprenditori è convinto che il Governo Monti dovrà intervenire sulle tasse in
qualche modo. Il 23,6% ritiene che dovrà introdurre nuove tasse, il 24,0%
ritiene che dovrà ridurre le tasse da subito ed il 30,9% che dovrà ridurle più
avanti nel tempo. Quasi otto imprenditori su dieci ritengono che un eventuale
aumento della pressione fiscale dovrebbe gravare quasi esclusivamente sulle
rendite finanziarie, salvaguardando imprese, lavoratori e pensionati.
Gli interventi per un fisco più giusto ed equo
Da più parti è stato
affermato che il fisco in Italia deprime la crescita. L’eliminazione dell’Irap,
l’introduzione di agevolazioni fiscali per le imprese che intendono assumere
giovani e per le imprese che capitalizzano sono i tre punti principali sui
quali intervenire immediatamente secondo l’opinione degli imprenditori per
avere un fisco più giusto e più equo nel nostro paese.
|
Figura 2. Da più parti (Draghi, giugno 2011;
Corte dei Conti, ottobre 2011) è stato affermato che il fisco in Italia
deprime la crescita. Quanto giudica urgente intervenire o comunque insistere
sui seguenti aspetti per avere un fisco più giusto e più equo nel nostro
paese? |
|
Fonte:
Indagine Confcommercio-Format novembre 2011 |
La riduzione dell’uso del contante come strumento
per combattere l’evasione
Il 41,2% delle imprese
accetterebbe la riduzione del limite per l’utilizzo del denaro contante da
2.500 euro a 3/500 euro, secondo le ipotesi attualmente allo studio da parte
del Governo. Una percentuale che arriverebbe al 92,1% qualora venissero
abbassati i costi delle transazioni finanziarie associate al bancomat e alle
carte di credito e concessi gratuitamente i POS agli esercizi commerciali.
Il nuovo redditometro
Il 66,9% delle imprese
ritiene che il nuovo redditometro non sia uno strumento efficace di
accertamento per combattere l’evasione fiscale. A pensarlo diversamente è la
parte restante del campione, ossia il 33,1% degli intervistati.
____________________________________
Indagine
effettuata da Format ricerche su un campione nazionale statisticamente
rappresentativo dell’universo delle imprese italiane dell’industria
(manifattura e costruzioni) e del terziario (commercio, turismo e servizi). Le
interviste sono state somministrate telefonicamente (Sistema Cati) nel periodo
22-23 novembre 2011. Documento informativo completo www.agcom.it e su www.formatresearch.com.