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Roma, 5.12.11
Guardare all’Europa, anche per
l’apertura dei negozi
CONFCOMMERCIO
SU MANOVRA:
contrastare
gli effetti recessivi dell’aumento IVA
Con 30
miliardi di correzione lorda, di cui 17 di maggiori entrate e 13 di riduzioni
di spesa, è del tutto evidente che il decreto “salva-Italia” presenta le
caratteristiche di una manovra d’urgenza. Ci si è sforzati di perseguire rigore
ed equità. Sul versante pensionistico, in particolare, attraverso
l’affermazione del principio del contributivo pro-rata: questo il commento di
Confcommercio-Imprese per l’Italia alle misure varate ieri dal Consiglio dei
Ministri.
Ma gli
interventi a supporto della crescita – pari a circa 10 miliardi e finalizzati,
tra l’altro, a riduzione IRAP, a sostegni fiscali alla capitalizzazione delle
imprese ed al potenziamento del fondo centrale di garanzia – vengono però
contraddetti dalla riscrittura della “clausola di salvaguardia”. Ora, infatti,
sono esclusivamente gli incrementi delle aliquote IVA, che, entrando in vigore a
partire dal settembre del 2012, dovrebbero garantire, al 2014, 16 miliardi di
maggiori entrate. E’ una scelta pesante rispetto alla realtà di vendite al
dettaglio già in recessione e rispetto alla prospettiva, nel 2012, di una
ricaduta in recessione dell’intera economia italiana. Ma anche perché
colpirebbe particolarmente i livelli di reddito medio-bassi, innescherebbe
inflazione, non gioverebbe al recupero di evasione IVA.
Insomma,
si è previsto che i risultati del riordino delle agevolazioni fiscali non
rilevino più ai fini della clausola di salvaguardia, ma siano destinati al
fondo per la famiglia. Ma le famiglie rischiano di pagare buona parte del conto
degli aumenti IVA.
Tra
l’altro, gli incrementi, fino a due punti e mezzo, dell’aliquota ridotta del
10% colpirebbero l’offerta turistica italiana, che, invece, andrebbe
valorizzata proprio ai fini del rafforzamento delle prospettive di crescita del
Paese.
E’
fondamentale, pertanto, che ora si faccia di tutto per scongiurare il ricorso
ad ulteriori aumenti dell’imposizione sui consumi. Lo si può fare, anzitutto,
rafforzando scelte strutturali di contenimento della spesa attraverso un
tempestivo avanzamento della spending review, a partire dalla riduzione
dei costi della politica e in tutte le grandi aree della spesa pubblica. Ma
meriterebbe di essere considerata anche una più robusta tassazione dei capitali
scudati ed andrebbe rapidamente definito l’accordo con la Svizzera per la
tassazione dei capitali italiani depositati nelle banche elvetiche, alla stregua
di quanto già fatto da Germania e Gran Bretagna.
Bisogna,
in altri termini, fare di tutto per contrastare gli effetti recessivi della
manovra. Lo chiediamo al Governo ed al Parlamento.
Quanto
alla liberalizzazione delle aperture domenicali e festive degli esercizi
commerciali - conclude Confcommercio - occorre guardare a cosa avviene in
Europa. Infatti, i livelli di servizio garantiti dal commercio italiano sono
già livelli europei con la considerazione che neppure in Francia e in Germania
opera un regime di totale deregulation delle aperture domenicali e festive.