Il senso della detassazione delle
tredicesime
La proposta di Confcommercio di detassare le tredicesime
non è un’incursione estemporanea nella politica fiscale. L’idea è sostenibile
(e percorribile con successo) soltanto se si inscrive in una precisa visione:
quella di un’Italia con meno carichi tributari sui fattori di produzione (in
primis, il lavoro). In questa logica, dunque, la detassazione proposta
anticiperebbe un movimento di medio-lungo termine nella direzione della
riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro (e d’impresa), con un
valore segnaletico d’impatto immediato sui comportamenti dei consumatori che la
percepirebbero, se correttamente spiegata, come un primo passo in tale
direzione.
Sotto traccia, viene posta
sovente l’obiezione che la manovra avrebbe poca rilevanza perché si tradurrebbe
in un aumento della propensione al risparmio, data la presupposta crisi dei
consumi, acuita dalle incerte prospettive occupazionali. Tuttavia, a ben
guardare, la considerazione congiunta delle dinamiche del reddito disponibile e
della ricchezza finanziaria mette in evidenza che già nel corso del 2008 i
consumi delle famiglie si sono ridotti meno di quanto ci si sarebbe aspettato.
Ciò è confermato dal fatto che il miglioramento del valore reale degli asset,
nonostante un andamento negativo del reddito, ha consentito una crescita
congiunturale, seppure moderata, della spesa reale già nel secondo trimestre
del 2009. Anche la fiducia delle famiglie è orientata su un trend crescente. In
sintesi, se avesse acqua il “cavallo-famiglie” berrebbe, magari facendo da
traino al “cavallo-imprese”.
Detassare le tredicesime resta comunque un titolo
sintetico che, senza qualificazioni, si presta a interpretazioni anche
paradossali. Se l’imposizione su questa parte del reddito fosse totale, e per
tutti, si giungerebbe al risultato di dare maggiore reddito disponibile alle
fasce più ricche penalizzando quelle meno abbienti (che hanno una tredicesima
più modesta). Poiché riteniamo che oggi qualsiasi provvedimento debba essere
caratterizzato da un approccio solidaristico piuttosto che risultare
esclusivamente orientato alla crescita - la quale rimane comunque il principale
obiettivo di medio-lungo termine - la detassazione delle tredicesime andrà
modulata per favorire soprattutto i redditi medio-bassi con un meccanismo di
detassazione di una quota decrescente della tredicesima al crescere della
retribuzione complessiva:
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Un’ipotesi
di detassazione delle tredicesime (dicembre 2009) Costo
della detassazione qualificata |
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Scaglioni
di reddito complessivo (euro) |
Numero
percettori (milioni) |
Quota
% di detassazione della tredicesima |
Beneficio
medio per percettore (euro) |
Costo
totale (mancato gettito in miliardi di euro) |
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Fino a 15.000 |
9,8 |
100 |
218 |
2,14 |
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Da 15.000 a 28.000 |
13,1 |
70 |
200 |
2,62 |
|
|
Da 28.000 a 55.000 |
3,8 |
15 |
163 |
0,62 |
|
|
Da 55.000 a 75.000 |
0,6 |
10 |
158 |
0,09 |
|
|
Oltre 75.000 |
0,6 |
0 |
0 |
0 |
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Costo totale (mancato gettito
in miliardi di euro) = 5,47
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Numero beneficiari (milioni) = 27,3 |
Beneficio
medio (euro) = 200
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Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati MEF e
Istat. |
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Le decisioni su come e su quanto spendere e da dove reperire le risorse necessarie spettano all’esecutivo. Resta, però, opportuna, a nostro avviso, un’attenta riflessione sul ruolo che il mondo delle famiglie consumatrici può giocare oggi per rendere più robusti gli attuali deboli segnali di uscita dalla recessione. I provvedimenti di detassazione favoriscono in modo trasversale intere platee di cittadini (in questo caso i lavoratori dipendenti e i pensionati), che decideranno autonomamente se e come spendere le maggiori risorse. Questo sembra un vantaggio non trascurabile rispetto agli effetti di politiche discrezionali di incentivazione per tipologie di beni.