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Il “patto del Capranica” nasce
il 30 ottobre del 2006 con una manifestazione unitaria (svoltasi a Roma nell’ex
cinema Capranica) promossa da Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio
e Confesercenti in risposta ad alcune scelte operate, con la legge finanziaria,
dal Governo Prodi. Scelte che si traducevano in un inasprimento della pressione
fiscale e contributiva a carico delle Pmi e delle imprese dei servizi. Da
allora in avanti, si è sviluppato, tra queste cinque Organizzazioni, un
processo di coordinamento informale, che ha portato ad esprimersi, con
documenti e portavoce unitari, in tutte le principali sedi di confronto: dai
tavoli di concertazione a Palazzo Chigi alle audizioni in sede parlamentare. Una nuova rappresentanza, unitaria, del mondo
delle Pmi del nostro Paese che non annulla ovviamente storia ed identità delle
Confederazioni che vi partecipano. Ma proprio la “lezione” fondamentale
della crisi – cioè la rivalutazione delle ragioni dell’economia reale e, con
essa, il riconoscimento crescente del ruolo centrale delle Pmi e delle imprese
dell’artigianato, del commercio, dei servizi e del turismo come asse portante
del sistema produttivo del nostro Paese – ha spinto le cinque Organizzazioni a
fare un decisivo passo in avanti. Di strutturare, cioè, in maniera
organizzativamente più compiuta questo coordinamento e, soprattutto, di farlo
agire in maniera programmaticamente più impegnativa e propositiva. Per dare,
nel sistema della concertazione, più voce e visibilità all’Italia dell’impresa
diffusa che, anche in tempi di crisi, non intende tirare i remi in barca e che,
soprattutto, è una risorsa fondamentale per rimettere in moto crescita e
sviluppo, coesione sociale e coesione territoriale. Per questo, riconoscere le
ragioni di questa Italia produttiva è una questione di responsabilità: nei
confronti delle imprese e dei lavoratori, ma anche nei confronti degli
interessi generali del Paese. E la scelta di aprire una nuova fase nella storia
del “patto del Capranica” vuole essere proprio la testimonianza di un’Italia
che vuole far valere di più e meglio le
ragioni di queste imprese - piccole, medie e grandi - e che vuole
contribuire alla costruzione di un Paese migliore e più ambizioso.