
L’EVOLUZIONE DEL FENOMENO CRIMINALE IN ITALIA
Napoli
20 gennaio 2010
I fenomeni criminali che più incidono negativamente sulla competitività delle Pmi riguardano l’abusivismo (24,8%), la contraffazione commerciale (22,2%) e l’azione della criminalità (15,6%).
Aumentano le Pmi che spendono in sicurezza (+5,3% nel 2009 in confronto al 2008) e si spende di più per proteggersi dalla criminalità. Il 22,2% delle imprese destina oltre il 5% dei ricavi ai costi per la sicurezza (+8,4% nel 2009 rispetto all’anno precedente).
Migliora, però, la percezione del livello di sicurezza degli imprenditori. Infatti, solo l’11,2% si sente meno sicuro nel 2009, contro il 24,5% del 2008.
Cresce la fiducia delle Pmi verso le forze dell’ordine (+7,9% nel 2009 rispetto al 2008) e verso il Governo (+8% nel 2009 in confronto all’anno precedente). I soggetti che le imprese sentono “più vicini” sono le forze dell’ordine (41,2%) e le associazioni di categoria (22,2%).
Tra le iniziative ritenute più efficaci per ridurre il rischio dei fenomeni criminali (furti, rapine, estorsioni ed usura) le Pmi indicano le pene più severe e la certezza della pena (93,1%), una maggiore collaborazione tra gli imprenditori e le forze dell'ordine sul territorio per affrontare i problemi della sicurezza (89,9%; +4,7% rispetto al 2008).
L’86,1% delle Pmi ritiene importante che le associazioni di categoria si costituiscano parte civile nei processi legati alla criminalità organizzata e l’85,9% delle imprese è d’accordo che le associazioni di categoria sostengano e assistano gli imprenditori che denunciano episodi di racket e usura e, allo stesso tempo, sospendano coloro che, colpiti dalla criminalità, non collaborino con le istituzioni, le forze dell’ordine e la magistratura.
Questi in sintesi i dati principali che emergono dall’indagine sull’evoluzione del fenomeno criminale in Italia, realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format–Ricerche di Mercato.
I fattori che incidono sulla competitività delle piccole e medie imprese sono molteplici: dalle difficoltà di mercato, al peso della pressione fiscale, alle difficoltà di accesso al credito all’azione della criminalità.
La contraffazione pesa sulla competitività del 22,2% delle
Pmi, in prevalenza imprese del commercio di piccole dimensioni delle grandi
aree metropolitane e delle regioni meridionali. Una percentuale che attesta il
protrarsi di una situazione difficilmente sostenibile per molte imprese.
L’abusivismo grava sulla competitività del 24,8% delle
Pmi. L’impatto negativo dell’abusivismo viene lamentato in prevalenza dalle
imprese micro e piccole del commercio delle grandi aree metropolitane e delle
regioni del Centro e del Sud Italia.
L’azione della criminalità condiziona la competitività del
15,6% delle Pmi, in particolare delle piccole e medie imprese dei servizi e del
turismo del Nord-Est, del Centro e del Meridione.
Il degrado del territorio e delle aree urbane, inteso come
vivaio e potente agente di sviluppo del disagio e della devianza sociale,
incide sulla competitività del 24,1% delle Pmi. L’impatto più accentuato è
nelle imprese del commercio, del turismo e dei servizi del Centro e del Sud
Italia.
Gli aspetti che le piccole e medie imprese temono maggiormente e che generano negli imprenditori un sentimento di incertezza sullo sviluppo e sul futuro della propria impresa sono gli effetti della crisi (56,4% rispetto al 61,5% del 2008), la riduzione dei consumi (44,6% contro il 34,8% del 2008), l’accesso al credito (35,2% rispetto al 31,3% del 2008), l’azione della microcriminalità e della criminalità organizzata (8,1% contro il 7,6% del 2008).
Il sentiment di timore e di incertezza generato dall’azione
della microcriminalità e della criminalità organizzata è più marcato nelle
imprese del commercio del Nord-Est, del Centro e del Meridione.
Tra i maggiori responsabili della contraffazione le Pmi
indicano i produttori di merci non originali (51,9%), le istituzioni preposte
ai controlli (32,5%), i consumatori che le acquistano (31,3%) ed i venditori
che le vendono (27%).
Rispetto al 2008 le Pmi tendono a mettere di più l’accento
sugli autori materiali del fenomeno, i produttori di merci non originali (+11%)
ed i venditori (+4%), che non sulle istituzioni preposte ai controlli (-5,5%) o
sui consumatori che acquistano le merci contraffatte (-2,2%).
I produttori di merci non originali sono indicati in
prevalenza dalle imprese del commercio, dei servizi e del turismo del Nord-Est,
del Centro e del Sud Italia.
Le responsabilità delle istituzioni preposte ai controlli
sono segnalate soprattutto dalle medie imprese del Nord-Ovest, del Nord-Est e
del Centro.
I consumatori che acquistano le merci contraffatte sono
indicati in prevalenza dalle imprese di piccole e medie dimensioni del
Nord-Ovest.
I venditori di merci contraffatte sono segnalate
principalmente dalle piccole imprese del Nord-Ovest, del Centro Italia, delle
grandi aree metropolitane.
Le misure ritenute più efficaci contro la contraffazione
da parte delle Pmi consistono in maggiori controlli da parte delle forze
dell’ordine (38%), in maggiori controlli da parte delle autorità nazionali
(35,2%), in sanzioni amministrative applicabili più facilmente (22,9%) e in un
maggiore presidio del territorio per evitare il proliferare degli abusivi per
le città (18,3%). Rispetto al 2008 le Pmi chiedono in particolare più controlli
da parte delle forze dell’ordine (+13,9%) e da parte delle autorità nazionali
(+7,4%).
La domanda di maggiori controlli da parte delle forze
dell’ordine proviene soprattutto dalle piccole imprese del commercio e del
turismo del Nord-Est, del Centro Italia e del Meridione.
Maggiori controlli da parte delle autorità nazionali
contro la contraffazione e l’abusivismo vengono richiesti in particolare dalle
medie imprese del commercio e del turismo del Nord-Ovest.
La richiesta di sanzioni amministrative applicabili più
facilmente proviene in particolare dalle imprese di piccole e medie dimensioni
del Nord-Ovest.
Un maggiore presidio del territorio per evitare il
proliferare degli abusivi nelle città viene sollecitato in prevalenza dalle
imprese dei servizi del Meridione.
Gli effetti più gravi della contraffazione per le Pmi sono
lo sfruttamento del lavoro nero (41,9%), l’incremento del giro d’affari della
criminalità organizzata (30%), l’alterazione delle regole della concorrenza
(25,8%), i mancati incassi per lo Stato per via dell’evasione fiscale (24,8%),
i rischi per i consumatori (22,3%) e il proliferare dell’economia sommersa
(22,3%).
Rispetto al 2008 i fenomeni che preoccupano maggiormente
sono lo sfruttamento del lavoro nero (+10,3%), i mancati incassi per lo Stato a
causa dell’evasione fiscale (+11,9%) e il proliferare dell’economia sommersa
(+5,6%).
Migliora la percezione del livello di sicurezza da parte
delle Pmi. In dettaglio, nel 2009 il 10,6% delle Pmi ritiene di sentirsi più
sicuro, per il 78,2% il sentiment sulla sicurezza è simile a quello
dell’anno precedente, mentre l’11,2% delle piccole e medie imprese si sente
meno sicuro (nel 2008 era il 24,5%).
Con riferimento ai furti, il livello di sicurezza per la propria attività è complessivamente migliorato per il 10,4% delle Pmi, invariato per il 75,8%, peggiorato per il 13,8%.
Quanto alle rapine, il livello di sicurezza per la propria
attività è in generale migliorato per il 9,3% delle piccole e medie imprese,
rimasto uguale per l’80,5%, peggiorato per il 10,3%.
Sulle estorsioni, il livello di sicurezza per la propria
attività è complessivamente migliorato per il 7,9% delle Pmi, invariato per
l’83,7%, peggiorato per l’8,4%.
Quanto all’usura, il livello di sicurezza per la propria
attività è complessivamente migliorato per l’8%, rimasto uguale per l’82,8%,
peggiorato per il 9,1%.
Aumentano le Pmi che spendono in sicurezza e si spende di
più contro i rischi di furti, rapine, estorsioni.
Le Pmi che nel 2009 dichiarano di avere sostenuto dei
costi per proteggersi dalla criminalità sono il 70,8% rispetto al 65,5% del
2008, con un aumento del +5,3%.
Nel 2009, per le iniziative messe in atto per proteggersi
da rischi di furti, rapine, estorsioni, il 23,1% delle piccole e medie imprese
ha destinato l’1% dei propri ricavi, il 25,5% delle Pmi un valore compreso tra
il 2% ed il 5% dei ricavi e il 22,2% un ammontare superiore al 5% dei ricavi
(+8,4 rispetto al 2008).
Le imprese che pagano di più questa sorta di “tassa
occulta” sono le microimprese del commercio e del turismo del Nord-Est e del
Meridione.
Crescono le Pmi che nonostante il rischio di subire
rapine, furti o estorsioni decidono di non cedere la propria attività o di non
prendere neanche in considerazione l’idea di trasferirsi. Questa percentuale
era pari al 95,9% nel 2008, mentre è del 97,6% nel 2009 (+1,7%).
Il 6,7% delle Pmi segnala di aver subito una rapina nel
2009. Piuttosto rilevanti gli importi o i valori sottratti e gli eventuali
danni aggiuntivi subiti, che per il 49,4% delle piccole e medie imprese vittime
di rapina sono stati superiori ai 5.000 euro.
Aumenta il livello di fiducia degli imprenditori di vedere ridotta la minaccia della criminalità.
In particolare, nel 2009, il 20,1% delle Pmi dichiara di
avere più fiducia, per il 59% il livello di fiducia è simile a quello dell’anno
precedente e il 20,8% delle piccole e medie imprese è meno fiducioso (nel 2008
era il 25,1%).
Il livello di fiducia delle Pmi sulla riduzione della minaccia
della criminalità non aumenta allo stesso modo per tutte le imprese: è
prevalente nelle imprese di medie dimensioni del Nord-Ovest e nelle micro e
piccole imprese del Nord-Est e del Sud.
Le cause principali della criminalità che colpisce e
minaccia più da vicino le imprese sono l’impunità dei criminali e la mancanza
della certezza della pena (per il 61,1% delle Pmi), la scarsa efficacia e le
lentezze del sistema giudiziario nel nostro Paese (per il 35,5%) e
l’immigrazione clandestina (per il 32,7%).
I soggetti che le imprese sentono “più vicini” sono le
forze dell’ordine (per il 41,2% delle Pmi), le associazioni di categoria
(22,2%), l’opinione pubblica in generale (20,1%), il Governo centrale (19,1%).
Cresce, in particolare, la fiducia delle Pmi verso le forze dell’ordine (+7,9%
rispetto al 2008) e verso il Governo centrale (+8%).
Le forze dell’ordine sono indicate in prevalenza dalle
imprese del commercio, dei servizi e del turismo delle grandi aree
metropolitane.
Le Associazioni di categoria sono segnalate soprattutto
dalle piccole imprese del commercio e dei servizi del Centro e del Sud Italia.
L’opinione pubblica più in generale è indicata
prevalentemente dalle piccole imprese delle grandi aree metropolitane.
Il Governo centrale è segnalato dalle microimprese e medie
imprese del commercio del Nord-Ovest.
Tra le iniziative ritenute più efficaci per ridurre il
rischio dei fenomeni criminali (furti, rapine, estorsioni ed usura) le Pmi
indicano pene più severe e certezza della pena (93,1%), maggiore collaborazione
tra gli imprenditori e le forze dell'ordine sul territorio per affrontare i problemi
della sicurezza (89,9%), interventi delle forze dell'ordine (polizia,
carabinieri, ecc.) di tipo preventivo e repressivo (89,4%), maggiore
collaborazione tra gli imprenditori e gli enti locali (comuni, province,
regioni) perché questi di adoperino attraverso investimenti sistematici e
progetti mirati di riqualificazione per contrastare il degrado urbano, nel
quale si annidano e proliferano sacche di criminalità diffusa (84,6%).
Rispetto al 2008 aumentano le Pmi (+4,7%) che tendono ad
indicare come azione “efficace” per ridurre il rischio degli eventi criminali
la maggiore collaborazione sul territorio tra le imprese e le forze dell’ordine
sui temi della sicurezza.
L’86,1% delle Pmi ritiene importante che le associazioni
di categoria si costituiscano parte civile nei processi legati alla criminalità
organizzata e l’85,9% delle imprese è d’accordo che le associazioni di
categoria sostengano e assistano gli imprenditori che denunciano episodi di
racket e usura e, allo stesso tempo, sospendano coloro che, colpiti dalla
criminalità, non collaborino con le istituzioni, le forze dell’ordine e la
magistratura.
I beni confiscati alla criminalità dovrebbero essere messi
in vendita da parte dello Stato per il 30,5% delle Pmi o essere destinati ai
servizi sociali per il 57,5% delle imprese.
Le iniziative del Governo centrale e delle amministrazioni
locali a sostegno delle imprese ritenute più dalle Pmi utili sono il
miglioramento delle condizioni di accesso al credito contro l’usura (93,7%) e
una nuova e più incisiva politica di Governo a favore del Made in Italy
(91,4%). A segnalare queste misure sono in prevalenza le micro e piccole
imprese del commercio e del turismo.