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Roma, 22 luglio 2009
I
segnali di turbolenza si attenuano, ma l’uscita dalla crisi sarà complessa
Occorre scindere le analisi a
seconda che si prenda in considerazione il passato più recente e le previsioni
per l’immediato futuro.
Il confronto tra i dati rilevati
nel secondo semestre 2008 e nel primo semestre 2009 indica una sostanziale
stagnazione delle spese delle famiglie italiane (fig. 1) nella prima parte dell’anno. In
particolare:
- per
il 43,8% le spese nell’ultimo semestre sono aumentate e tra le prime
giustificazioni di tale incremento è stato indicato l’aumento delle tariffe per
le spese domestiche;
- per
il 43,3% la spesa è stata grosso modo simile a quella del semestre precedente;
- quasi
il 13% ritiene di avere ridotto le spese familiari.
Fonte: indagine Censis-Confcommercio, 2009
Un
confronto con i dati Istat e con le stime di Confcommercio tramite l’ICC sembra
indicare che la quota di quasi il 44% di coloro che hanno dichiarato di avere
incrementato i livelli di spesa non ha avuto una forza tale da imprimere una
crescita sostenuta dei consumi. Permane, viceversa, una larga fascia intermedia
di consumatori (poco più del 43%) che ritiene di avere mantenuto stabili i
propri consumi: si tratta, probabilmente, di una percentuale che conferisce
quella sostanziale inerzia che da lungo tempo caratterizza i consumi in Italia
e che sembra essersi acuita nell’attuale fase di crisi economica generale.
I saldi ponderati[1] tra chi ha dichiarato di spendere
di più e chi ha dichiarato di avere contratto le spese danno valori in calo tra
quanto rilevato negli ultimi due semestri (fig. 2), il che induce a
ritenere che anche le spese in valore si siano ulteriormente contratte.

Fonte: indagine Censis-Confcommercio, 2009
Il
maggiore disagio, rivelato dalla più diffusa riduzione delle spese per consumi,
si riscontra nelle regioni del Centro, ma soprattutto al Sud (qui il 15% degli
intervistati ha dichiarato di avere ridotto le proprie spese), tra le famiglie
con figli e tra i monogenitori oltre che, ovviamente, tra le fasce più basse di
reddito. In alcuni casi si tratta di maggiore propensione al risparmio dettato
da un senso di prudenza, in altre situazioni di reali difficoltà economiche.
Viceversa, se si guarda alle
previsioni di spesa, si aprono alcuni spiragli. Sulla base di quanto rilevato a
giugno 2009, per i prossimi mesi (fig. 3):
- il
18,7% ritiene che incrementerà complessivamente le proprie spese;
- ben
il 71,7% ritiene di mantenerle sostanzialmente stabili;
- il
9,5% prevede una riduzione.

Fonte: indagine Censis-Confcommercio, 2009
I relativi saldi ponderati[2]
evidenziano, dunque, un incremento possibile delle spese rispetto al passato,
il che potrebbe indicare una leggera ripresa delle spese per consumi nel
periodo estivo ed autunnale rispetto a quanto rilevato per il primo semestre
dell’anno (fig. 4).

Fonte: indagine Censis-Confcommercio, 2009
Se i primi timidi segnali di
miglioramento del clima di fiducia possono indicare un allentamento della crisi
e possono spingere a stimare una flessione economica leggermente meno pesante
(ma pur grave) delle principali proiezioni elaborate finora e che convergono
verso una flessione intorno al 5%, occorre non sottovalutare ulteriori aspetti.
In primo luogo, nell’ormai
prolungata fase di stagnazione divengono ancora più evidenti i fenomeni di
sperequazione del reddito e delle disponibilità di spesa; ad un vasto numero di
famiglie che mantiene ancora al minimo la propensione ai consumi, corrisponde
una minoranza con consistenti disponibilità di spesa, totalmente al riparo
dalla fase recessiva in atto. Come indicato in precedenza, persistono
situazioni di fragilità abbastanza evidenti.
Anche se il clima si va
leggermente rasserenando rispetto a quanto si rilevava ad inizio anno, non è
possibile immaginare una vera ripresa senza segnali di sostegno alle famiglie
più chiari, visibili e concreti di quanto si è fatto finora. Occorre agire
ormai aumentando la capacità di spesa, non solo tra le famiglie a basso reddito
ma anche tra quelle a medio reddito. E se il Paese nel complesso ha retto
all’onda d’urto dell’inverno di crisi - attraverso la propria diffusa capacità
di adattamento e dando fondo alle risorse risparmiate in passato – occorre non
sottovalutare un certo senso di smarrimento che ancora serpeggia (il 42,9%
ritiene che la crisi economica avrà ancora effetti negativi sull’occupazione ed
il 41,3% teme un ulteriore ridimensionamento della capacità di spesa delle
famiglie).
La crescita dei consumi si
prefigura interessante, visto i risultati deludenti degli ultimi trimestri, ma
comunque limitata dal permanere di un diffuso senso di cautela da parte delle
famiglie. Il 46,2% ritiene di doversi riparare dalla crisi economica attuale
incrementando la propria capacità di risparmio, rinunciando a qualche spesa;
quasi il 26% ritiene di dovere
tagliare i consumi (il che definisce situazioni di difficoltà). Naturalmente vi è anche chi ha un atteggiamento più
positivo e propositivo rispetto alle difficoltà generali ed ha dichiarato che
non rinuncerà a nulla cercando di fruire maggiormente di offerte speciali e
risparmiando in altri modi sul prezzo di vendita dei prodotti, ma si tratta del
21% degli intervistati (fig. 5), così come appare positivo l’incremento
della percentuale di coloro che dichiarano di voler lavorare di più per far
fronte alla fase di recessione.

Fonte: indagine Censis-Confcommercio, 2009
Che il clima sia leggermente
cambiato, tanto da ritenere che nella fase estiva qualche elemento di dinamismo
nelle spese delle famiglie si potrebbe registrare, è confermato da ulteriori
dati. Rispetto a quanto rilevato a gennaio scorso, oggi si è ridotta la
percentuale di persone che rinuncerebbe a spese non necessarie, come i viaggi,
i pasti fuori casa, l’acquisto di un nuovo autoveicolo, abbigliamento e
calzature, prodotti di elettronica (fig. 6).

Fonte: indagine Censis-Confcommercio, 2009
La
rilevazione effettuata nel mese di giugno riporta un leggero miglioramento del
clima di fiducia, quasi che un numero crescente di famiglie, pur con estrema
prudenza, ritenga che la fase più acuta della recessione sia stata superata.
Come più volte sottolineato, ciò potrebbe portare ad una leggera ripresa di
tono dei consumi, ma in una misura assai modesta. La ripresa, per gli italiani,
appare pertanto ancora lontana.
Diversi sono i segnali positivi
registrati a giugno rispetto a quanto si è rilevato con una precedente indagine
a gennaio 2009, ma occorre soppesare tutti gli elementi disponibili.
Un primo dato confortante è che la
percentuale di ottimisti è passata dal 52,4% degli inizi dell’anno al 56,8%
attuale. Si tratta di un balzo di 4 punti, guadagnati da chi si dichiarava
incerto. Il numero dei pessimisti è anche esso aumentato ma di poco,
attestandosi al 32,7% (fig. 7). La situazione resta dunque difficile, ma
l’ottimismo più diffuso che nel passato, potrebbe essere foriero di un leggero
miglioramento della situazione generale rispetto ai mesi precedenti. Detto in
altri termini, la situazione resta difficile, ma forse con una decrescita più
contenuta di quanto non sia stato stimato fino ad oggi.

Fonte: indagine Censis-Confcommercio, 2009
Il saldo tra ottimisti e
pessimisti mette meglio in evidenza questo miglioramento della fiducia delle
famiglie (fig. 8).

Fonte: indagine Censis-Confcommercio, 2009
La quota più elevata di ottimisti
si riscontra, ancora una volta, nelle regioni settentrionali, tra le coppie con
figli e nei nuclei familiari con reddito medio-alto.
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Nota metodologica
L'indagine è stata effettuata nel mese di
giugno 2009 su un campione di 1.300 famiglie stratificate per macro-area
geografica di residenza, ampiezza demografica del comune di residenza, età
della persona di riferimento e tipologia familiare. Le interviste sono state
somministrate per via telefonica con metodo CATI.
[1] Ottenuti come differenza tra la percentuale di chi ha dichiarato di avere aumentato i consumi e la percentuale di chi ha dichiarato di averli diminuiti. A ciascun item sono stati attribuiti i seguenti pesi: “Ho speso molto di più del semestre precedente; +2”; “Ho speso poco di più del semestre precedente; +1”; “Ho speso tanto quanto il semestre precedente; 0”; “Ho speso poco di meno del semestre precedente; -1”; “Ho speso molto di meno del semestre precedente; -2”.
[2] Cfr. nota 1