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Rapporto
FederSicurezza 2009: un DNA in evoluzione
Dare sicurezza vuol dire
assumere un impegno forte e non condizionabile in chiave meramente commerciale.
Per poter soddisfare al meglio un’utenza
composita occorre una flessibilità di risposta a trecentosessanta gradi,
angolazione che non può prescindere dalla capacità di dare qualità.
Dare qualità presuppone
acquisizione continua di professionalità.
Valori aggiunti di tale
importanza richiedono non solo un sistema di prestazioni idonee, ma anche, se
possibile, un’utenza resa edotta dell’ineludibilità di parametri oggettivi di
costo.
L’Autorità vigilante e tutoria
non può omettere di monitorare in forma evolutiva e costante chi vuol dare
sicurezza.
Monitorare,
però, deve voler dire accompagnare in positivo e non interdire in negativo.
Accompagnare deve voler dire
valorizzare e non disperdere un patrimonio.
Valorizzare deve voler dire
distinguere impegno e preparazione, evitando demagogia di interventi che
dilatano in quantità e depauperano in qualità.
Integrare il sistema di
sicurezza nazionale con quella complementare non è presuntuoso nè pericoloso
per chi in tale sistema si trova ad operare.
Parta allora lo Stato dall’Europa
e valuti attentamente la prossima rivisitazione della Bolkestein.
Consideri allora lo Stato la
capacità del nostro settore di essere complementare alla sicurezza pubblica
Nel
suo ambito, le parti sociali sappiano essere post moderne, con un occhio alla
tradizione ma lontana dalla conservazione.
La parte Sindacale dei
prestatori d’opera sappia coniugare passato, presente e futuro.
La parte Imprenditoriale
consideri con pacata lungimiranza lo scorrere del tempo e le mutazioni del
proprio DNA in rapporto a quello del comparto di appartenenza.
Nessuno degli attori dimentichi
che, senza regole, non esiste armonia e sicurezza dell’evoluzione.
Lo Stato faccia la sua parte.
Gli addetti siano in sintonia
con le proprie regole.
L’utenza sia culturalmente
preparata.
Sono
queste le nostre tre semplici richieste.