
A cura di
Confcommercio

![]()
La strategia di Lisbona ha posto agli Stati Membri
l’obiettivo di ridurre del 25% gli oneri a carico di cittadini e imprese entro
il 2012. Secondo le stime del Ministero per l’Innovazione, ciò porterebbe ad un
risparmio di quasi 31 miliardi, pari all’1,7 % del PIL. In questo modo si
avrebbero ricadute positive per la crescita e la competitività del nostro
sistema imprenditoriale, in particolare delle piccole e medie imprese
penalizzate più delle grandi dal peso dei costi amministrativi.
Secondo una ricerca Confcommercio-Censis (“L’impresa
di fare impresa” – 2006) i costi di avvio per un’impresa italiana sono 17 volte
superiori a quelli di una inglese e 11 di una francese; per ottenere le
autorizzazioni per costruire un magazzino bisogna espletare 17 pratiche,
aspettare mediamente 284 giorni (negli Stati Uniti ne bastano 69) e spendere
oltre 34 mila euro (il triplo rispetto alla Spagna); per pagare poi imposte e
contributi, divisi in 15 diversi versamenti nel corso dell’anno, il titolare di
un’impresa italiana perde complessivamente 360 ore, contro le 203 della media
Ocse.
Il processo di semplificazione in atto
Alcune delle ultime iniziative avviate in Italia
sulla scia della strategia di Lisbona risalgono o sono, comunque, riconducibili
a quanto fatto, negli anni passati, dai vari Governi succedutisi alla guida del
Paese. Aspetto che testimonia come la semplificazione sia un’esigenza politica
“bipartisan”, oltre che obiettivo primario per il sistema produttivo.
Digitalizzazione delle procedure amministrative,
dematerializzazione dei documenti e loro conservazione sostitutiva, firma
digitale, posta elettronica certificata, libro unico del lavoro, Comunicazione
Unica per l’avvio di impresa e Sportello Unico, come referente esclusivo per
tutte le pratiche necessarie per intraprendere e sviluppare un’attività
imprenditoriale: queste le innovazioni legislative destinate ad avere un
diretto impatto sull’attività delle imprese, al pari delle semplificazioni
recentemente introdotte in materia di privacy e di sicurezza sul lavoro.
La prima semplificazione è
l’abrogazione del superfluo
Nell’affrontare il tema della semplificazione,
strettamente connesso a quello della modernizzazione della pubblica
amministrazione, va evidenziata la necessità di operare una complessiva
riduzione dell’output pubblico. Occorre abrogare il superfluo e concentrare
energie e risorse nella valorizzazione dell’effettiva mission di ciascuna
Amministrazione, evitando di impiegare risorse umane e finanziarie in servizi o
procedimenti inutili per cittadini e imprese.
In questa direzione vanno l’articolo 24 del decreto
legge 112/08 (manovra estiva), che, rifacendosi alla legge di semplificazione
del 2005, ha eliminato dall’ordinamento circa 3000 atti legislativi, e gli
articoli 25 e 26 finalizzati a “tagliare” enti ed oneri amministrativi non più
necessari.
I Sistemi di valutazione delle organizzazioni pubbliche: misurare per
semplificare
Come indicato anche dalla Commissione Europea nello
Small Business Act, vanno verificate nel tempo efficacia e peso di nuovi o
maggiori oneri amministrativi per le imprese. Le normative e le politiche delle
amministrazioni devono, infatti, considerare le esigenze della grande
maggioranza dei soggetti cui sono destinate.
Coerente con questo principio è l’impegno per la
misurazione degli oneri amministrativi derivanti da obblighi informativi.
Compito affidato al Dipartimento per la funzione pubblica che, dopo un avvio
difficoltoso, ha ora intrapreso un percorso positivo, grazie anche alla
collaborazione delle organizzazioni di categoria, che ha già portato ad alcune
delle semplificazioni cui si è fatto cenno.
Riorganizzazione delle PA: la
collaborazione con le Associazioni di categoria e la delega di funzioni
amministrative non discrezionali ai privati
Confcommercio sostiene da tempo di delegare funzioni
amministrative non discrezionali ai privati. Un orientamento in linea con la
reimpostazione dei servizi della PA, attraverso convenzioni con altri attori
presenti sul territorio, come previsto dal Piano recentemente presentato dal
Ministro Brunetta.
Una prima attuazione si trova nel progetto Reti Amiche
che, per quanto riguarda il settore distributivo, vede coinvolte le oltre 50
mila tabaccherie diffuse sul territorio e potrebbe prossimamente interessare
altre “reti” del sistema Confcommercio.
Con l’articolo 38 del decreto legge 112/08, in
attuazione del principio comunitario contenuto nella direttiva servizi, per la
prima volta viene individuato lo
Sportello Unico per l’Attività Produttiva (SUAP) come solo punto di contatto
tra imprese e PA. Inoltre, si consente espressamente la delega di funzioni amministrative
non discrezionali a soggetti privati accreditati (Agenzia per le imprese).
Sotto questo profilo Confcommercio vanta già da
molti anni l’innovativa esperienza dei Cat, i Centri Assistenza Tecnica
istituiti dall’articolo 23 del decreto legislativo 114/98 di riforma del
commercio, che rivestono un ruolo di cerniera tra imprese e Pubbliche
Amministrazioni locali. Un ruolo
fortemente apprezzato da queste ultime che così possono conservare la
gestione e la titolarità dei procedimenti amministrativi, sgravandosi al tempo
stesso di un’onerosa parte istruttoria. In una logica che, da un lato, risponde
al principio di sussidiarietà orizzontale da tutti condiviso e, dall’altro,
riafferma il ruolo delle organizzazioni di categoria come intermediari tra imprese
e PA, anche nell’era digitale.