Il nostro Paese possiede un patrimonio storico,
artistico e culturale inestimabile e senza pari al mondo, abbiamo aree di una bellezza paesaggistica da mozzare
il fiato, ospitiamo una concentrazione di siti archeologici e di città d’arte
che tutti ci invidiano, la qualità e la varietà della nostra enogastronomia
sono unanimemente riconosciute.
A prima vista, quindi, sembrerebbe inspiegabile la perdita di competitività e di
terreno rispetto ad altri Paesi, nostri diretti antagonisti. Purtroppo, non è
così. Ci sono, invece, molte ragioni che spiegano questo ritardo.
Certo la crisi non aiuta, e, le difficoltà per le
Pmi del settore emergono anche dalla nostra indagine: circa sei imprese su
dieci segnalano sia un peggioramento dell’andamento del turismo che della
propria situazione economica. Tuttavia, non manca la fiducia sul superamento
della crisi: si dichiarano ottimiste, infatti, sette imprese su dieci.
L’attrattività turistica di un Paese dipende da un
insieme di fattori, tra i quali spiccano l’accoglienza del territorio, intesa
come accessibilità, efficienza, capacità di accogliere da parte di tutti i
soggetti coinvolti, ma anche la promozione su larga scala di un’immagine e di
un’offerta in grado di attrarre i flussi turistici dei nuovi Paesi che si affacciano
sul mercato e di interpretare le esigenze nuove e diverse dei viaggiatori
contemporanei.
Sulle infrastrutture, in particolare, abbiamo
accumulato un gap che, in questi ultimi anni, è addirittura cresciuto rispetto
a paesi come la Spagna e la Francia. Oltralpe, ad esempio, la rete dell’Alta
Velocità è più del triplo della nostra e i porti turistici francesi dispongono di circa 50mila posti barca in
più dei nostri, pur avendo la Francia metà dei nostri chilometri di costa.
Dobbiamo, quindi, cominciare a ridurre il divario
che, quanto a competitività, ci tiene ancora molto lontani dai principali
competitori. Dalla Spagna ci separano 17 milioni di arrivi e 13 miliardi di
dollari di entrate valutarie.
Ma non esiste solo un problema di infrastrutture e
di accessibilità, sarebbe troppo semplicistico ridurre tutto a questi termini.
Anche il nostro studio lo mette in luce. Oltre l’80% delle imprese del settore
chiede non solo la realizzazione e il miglioramento delle infrastrutture di
trasporto, ma anche eventi promozionali, agevolazioni finanziarie, misure per
la sicurezza e la vivibilità delle aree urbane, interventi sul versante della fiscalità.
C’è, infatti, un problema di tariffe e di imposte
che ci penalizza rispetto ad altri Paesi europei, si avverte l’esigenza di
introdurre strumenti più flessibili in materia di lavoro, serve una maggiore
integrazione tra servizi pubblici e privati.
In questo senso, è necessario un ruolo forte delle
istituzioni pubbliche non solo o, meglio, non tanto nell’attività di promozione
dei territori, quanto piuttosto nel miglioramento della qualità e
dell’accessibilità dei servizi, nella riqualificazione delle aree urbane, nella
garanzia di una maggiore sicurezza. Nell’assicurare, insomma, al sistema
produttivo un contesto ambientale più adatto a fare impresa.
Dobbiamo anche puntare di più sugli elementi
peculiari e caratteristici del nostro modo di vivere, sulle espressioni e sulle
mille declinazioni del Made in Italy che si riflettono anche sul prodotto
turistico e che possono contribuire a rafforzare e a distinguere la nostra
offerta rispetto a quella dei diretti concorrenti.
L’integrazione dei servizi rappresenta, quindi,
un’opportunità da cogliere, perché va proprio in questa direzione. Penso, ad
esempio, all’importanza del commercio e al richiamo che le strade dello
shopping possono esercitare sui turisti.
Così come è importante riuscire ad attrarre
investimenti e operatori. Cito a questo proposto i collegamenti aerei attivati
da Ryanair proprio qui a Cagliari, pensando alle opportunità che ne possono
derivare non solo per la città e le zone limitrofe, ma per l’intera
regione.
E’ per tutto questo che c’è, dunque, bisogno di
una politica del turismo forte e coordinata tra tutti i soggetti istituzionali,
sia a livello centrale che locale, con la piena partecipazione dei protagonisti
pubblici e privati del settore. Questo aspetto emerge con forza anche dalla
nostra indagine dove sette imprese su dieci, da un lato, lamentano
l’inadeguatezza di una politica di coordinamento nazionale per il turismo e,
dall’altro, plaudono al ripristino del Ministero del Turismo.
A questo proposito, con la recente istituzione del
Ministero, ci auguriamo che la governance del settore abbia finalmente trovato
un punto di riferimento in grado di orientare una politica di rilancio del
comparto ancora non adeguatamente valorizzato. Senza, però, dimenticare che il
turismo nasce e si sviluppa sul territorio e che gli enti locali territoriali
da questo punto di vista rappresentano un interlocutore fondamentale e prezioso
per il nostro sistema turistico.
Le risorse e le capacità su cui puntare per
tornare ad essere, rapidamente, la prima meta turistica mondiale, incrementando
il contributo del settore alla formazione del Pil, non ci mancano.
Certo, l’obiettivo è ambizioso, lo sappiamo, ma è
una sfida che possiamo e dobbiamo vincere.
Grazie.