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Confcommercio – Format
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Contraffazione,
abusivismo e criminalità incidono negativamente sulla competitività delle Pmi.
A indicarlo sono in particolare le imprese del commercio. Al di là della crisi
economica, della riduzione dei consumi e delle difficoltà di accesso al credito
a generare incertezza sullo sviluppo e sul futuro delle imprese sono i fenomeni
legati alla microcriminalità e alla criminalità organizzata.
Per il 24,5% delle Pmi negli
ultimi due anni è peggiorato il livello di sicurezza. Due imprese su tre
destinano in media il 2% dei propri ricavi al sostegno dei costi per la
sicurezza. Ciò implica che una quota rilevante dei margini lordi (tra il 10% e
il 25%) è destinata ad essere sottratta al reddito degli imprenditori o agli
investimenti per spese connesse alla sicurezza e alla sopravvivenza stessa
dell’attività. Il 4,1% delle Pmi
considera la possibilità di trasferire altrove la propria attività o di cederla
a causa del rischio di rapine, furti o estorsioni.
Tra le
cause principali della criminalità, il 71,1% degli imprenditori indica
l’impunità dei criminali e la mancanza di certezza della pena, il 31,6%
l’immigrazione clandestina, il 22% il degrado urbano e sociale, anche in
termini di mancanza di infrastrutture.
Le
forze dell’ordine (per il 33,3% delle Pmi) e le associazioni di categoria (per
il 22,9%) sono i soggetti che le
imprese sentono più vicini nella lotta alla criminalità.
Tra
gli effetti più gravi della contraffazione le imprese indicano l’incremento del
giro d’affari della criminalità organizzata (35,3%), l’alterazione delle regole
della concorrenza (34%) e lo sfruttamento del lavoro nero (31,6%). Le maggiori
responsabilità vengono attribuite ai produttori di merci non originali (40,9%),
soprattutto da parte delle imprese del Nord Ovest e del Sud Italia. Maggiori
controlli da parte delle autorità nazionali (27,8%), sanzioni amministrative
applicabili più facilmente (26,4%) e maggiori controlli da parte delle forze
dell’ordine (24,1%) sono le misure ritenute più efficaci per combattere il
fenomeno.
Il
miglioramento delle condizioni di accesso al credito, l’aumento e la
riorganizzazione del fondo per la prevenzione sono le iniziative del Governo e
delle Amministrazioni locali ritenute più utili dalle Pmi contro l’usura.
Questi in sintesi i dati principali che emergono dall’indagine su Criminalità, sicurezza e Pmi realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format – Ricerche di Mercato.
I fattori
che incidono sulla competitività delle imprese sono molteplici: dalle
difficoltà di mercato, al peso della pressione fiscale, dalle difficoltà di
accesso al credito all’azione della criminalità.
La
contraffazione incide sulla competitività del 17,9% delle Pmi, in prevalenza
imprese di medie dimensioni, del Centro e del Sud Italia. Particolarmente
evidente è il danno della contraffazione lamentato dalle imprese del commercio
nelle grandi aree metropolitane del Meridione.
L’abusivismo
incide sulla competitività del 14,6% delle Pmi. L’impatto negativo
dell’abusivismo viene lamentato in prevalenza dalle medie imprese del commercio
del Nord Est, del Centro e del Sud Italia.
L’azione
della criminalità incide negativamente sulla competitività del 10,2% delle Pmi
ed in particolare sulle imprese del commercio del Nord Est, del Centro e del
Sud Italia.
Il
degrado del territorio e delle aree urbane, inteso come vivaio e potente agente
di sviluppo del disagio e della devianza sociale, incide sulla competitività
del 7,1% delle Pmi. L’impatto più accentuato presso le imprese dei servizi e
del commercio del Sud Italia.
L’impatto
della criminalità sulla competitività delle Pmi incide in modo particolarmente
negativo sulle imprese del Mezzogiorno, dove il fenomeno assume proporzioni
molto più elevate rispetto alle altre aree del Paese.
Gli
aspetti che le Pmi temono maggiormente e che generano sentimenti di incertezza
per lo sviluppo ed il futuro della propria impresa sono gli effetti della crisi
internazionale per il 61,5%, la riduzione dei consumi per il 34,8%, le
difficoltà legate all’accesso al credito per il 31,3% e infine l’azione della
microcriminalità e della criminalità organizzata temuta dal 7,6% delle Pmi. Si
tratta di una percentuale non bassa, considerando che è stata rilevata su
domanda a risposta libera.
Il
sentimento di timore e di incertezza generato dall’azione della
microcriminalità e della criminalità organizzata è più accentuato presso le
imprese del commercio e dei servizi, del Nord Est e del Meridione.
Tra i
maggiori responsabili della contraffazione le imprese indicano i produttori di
merci non originali (40,9%), le istituzioni preposte ai controlli (38,0%), gli
acquirenti (33,5%) i venditori (23,0%).
I
produttori di merci non originali sono indicati in prevalenza dalle medie
imprese del Nord Ovest e del Sud Italia.
Le
responsabilità delle istituzioni preposte ai controlli sono indicate in
prevalenza dalle microimprese.
I
consumatori che acquistano le merci contraffatte sono indicati in modo più
accentuato dalle imprese del commercio del Nord Est, del Centro e del Sud
Italia.
Coloro
che vendono merci contraffatte sono indicati in prevalenza dalle piccole
imprese (10-49 addetti), del commercio del Centro e del Sud Italia.
Le misure
ritenute più efficaci contro la contraffazione e l’abusivismo sono
essenzialmente quattro:
La richiesta di maggiori
controlli da parte delle autorità nazionali contro la contraffazione e
l’abusivismo proviene in particolare dalle piccole e medie imprese dei servizi
nelle regioni del Centro Italia e soprattutto del Sud Italia.
La richiesta di sanzioni
amministrative applicabili più facilmente proviene in particolare dalle imprese
di piccole e medie dimensioni del commercio e dei servizi del Nord Ovest.
Maggiori controlli da
parte delle forze dell’ordine vengono richiesti dalle piccole e medie imprese
del Centro Italia e soprattutto del Meridione, dove vengono richiesti da quasi
quattro imprenditori su dieci.
Le campagne di
informazione e di sensibilizzazione sul tema della contraffazione
sull’abusivismo vengono richieste in prevalenza dalle imprese del Nord Ovest e
del Nord Est.
Gli effetti più gravi
della contraffazione, secondo l’opinione degli imprenditori sono costituiti
dall’incremento del giro d’affari della criminalità organizzata (35,3%),
dall’alterazione delle regole della concorrenza (34,0%) e dallo sfruttamento
del lavoro nero (31,6%).
La percezione del livello di sicurezza degli
imprenditori per la propria attività è diminuita rispetto al 2007, con
riferimento in particolare a furti, rapine, estorsioni ed usura. Il livello di
sicurezza per la propria attività è migliorato secondo il 14,7% delle Pmi. E’
rimasto stabile per il 60,8% delle Pmi. E’ peggiorato per il 24,5% degli intervistati.
Il saldo percentuale tra coloro che ritengono che negli ultimi due anni il
livello di sicurezza è migliorato e coloro che ritengono che il livello di
sicurezza è pari a -9,8%.
-Il livello di sicurezza della propria attività, con
riferimento a furti, rapine,
estorsioni ed usura è peggiorato rispetto al 2007 in prevalenza per le medie
imprese dei servizi del Nord Italia.
-Il livello di sicurezza della propria attività, con
riferimento a furti, rapine,
estorsioni ed usura è migliorato rispetto al 2007 in prevalenza per le piccole
imprese, del commercio del Centro e del Sud Italia.
Due imprese su tre dedicano una parte dei propri
ricavi per sostenere i costi della sicurezza, ossia per proteggersi dai rischi
di furti, rapine, estorsioni. Il 21,2% degli imprenditori sostiene ogni anno
costi per la sicurezza compresi tra l’1% e l’1,9% dei propri ricavi, il 30,5%
sostiene costi per la sicurezza compresi tra il 2% e il 4,9% dei propri ricavi,
il 13,8% superiori al 5% dei propri ricavi. In media, le Pmi sostengono ogni
anno costi per proteggersi contro furti, rapine, estorsioni pari al 2% dei
propri ricavi. Ciò implica che una quota rilevante dei margini lordi (tra il
10% e il 25%) è destinata ad essere sottratta al reddito degli imprenditori o
agli investimenti, per spese connesse alla sicurezza e alla sopravvivenza
stessa dell’attività.
Le imprese che pagano di più le conseguenze di
questa sorta di tassa occulta sono le piccole imprese del Centro e del Sud
Italia.
Il 4,1%
delle piccole e medie imprese considera la possibilità di trasferire altrove la
propria attività o di cederla. Più nel dettaglio lo 0,5% delle imprese hanno
già deciso di chiudere o cedere la propria attività, mentre il 3,6% sta
considerando tale possibilità.
Tra le
imprese che hanno deciso, o che stanno meditando, di chiudere o di cedere la
propria attività prevalgono le piccole imprese dei servizi delle grandi aree
metropolitane del Nord Ovest e del Centro Italia.
Rispetto
a due anni fa (2007), il livello di fiducia delle Pmi nella possibilità di
vedere per lo meno ridotta la minaccia della criminalità verso gli imprenditori
e le imprese è superiore per il 23,8% delle imprese, è rimasto invariato per il
51,1% ed è inferiore per il 25,1%. In particolare, il senso di fiducia prevale
di meno nelle imprese del commercio.
La causa principale della criminalità che più da
vicino minaccia e colpisce le Pmi italiane è costituita dall’impunità dei
criminali e dalla mancanza della certezza della pena. Di questo avviso sono
sette imprenditori su dieci, ossia il 71,1% delle Pmi.
La seconda causa della criminalità secondo gli
imprenditori è costituita dall’immigrazione clandestina (31,6%), seguita dal
degrado urbano e sociale, anche in termini di degrado dell’arredo urbano e
mancanza di infrastrutture (22,0%) e dalla scarsa incisività dell'azione delle
forse dell'ordine (19,6%).
I
soggetti che le imprese, sentono
più vicini sono in primo luogo le forze dell’ordine (per il 33,3% delle
Pmi), le associazioni di categoria (22,9%) e l’opinione pubblica in generale
(22,2%).
Le forze
dell’ordine sono indicate in prevalenza dalle piccole e medie imprese, dei
servizi e del commercio del Nord Ovest, del Nord Est e del Centro Italia.
Le
Associazioni di categoria sono indicate in prevalenza dalle piccole imprese del
commercio, del Nord Est e del Meridione.
L’opinione
pubblica più in generale, è indicata in prevalenza dalle imprese del commercio,
del Centro e del Sud Italia.
Tra le
diverse iniziative possibili per ridurre il rischio dei fenomeni criminali, le
Pmi hanno identificato alcune misure o iniziative ritenute efficaci, ed altre,
ritenute importanti, ma meno efficaci rispetto alle prime.
Tra le
diverse iniziative o misure ritenute efficaci contro la criminalità le Pmi
indicano soprattutto “pene più severe e certezza della pena per coloro che
commettono reati”, un’azione manifestata in prevalenza dagli imprenditori del
commercio delle regioni del Centro e del Sud Italia, e “maggiore collaborazione
tra imprenditori ed enti locali”, una necessità sollecitata in prevalenza dagli
imprenditori del commercio delle grandi aree metropolitane del Paese.
Tra le
diverse iniziative del Governo centrale e delle amministrazioni locali a
sostegno delle imprese le Pmi hanno identificato alcune misure o iniziative
ritenute utili, ed altre misure, ritenute importanti, ma meno utili rispetto
alle prime.
Iniziative
a sostegno delle imprese ritenute
utili dalle Pmi
Iniziative
a sostegno delle imprese ritenute importanti dalle Pmi, ma considerate di
minore utilità