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SICUREZZA
E GIUSTIZIA
La percezione di insicurezza rispetto ai fenomeni
criminali in Italia da parte dei cittadini e delle imprese è in aumento, nonostante
il numero dei reati in Italia nel 2008 sia diminuito dell’11% (e del 12% le
rapine), e che l’Italia si collochi, secondo le rilevazioni dell’Eurostat in
tema di delinquenza, al quarto posto in Europa per il numero di crimini denunciati.
Collaborazione con le
forze dell’ordine e razionalizzazione del loro utilizzo, controllo del
territorio, certezza della pena ed efficienza del sistema giudiziario sono le
risposte che gli imprenditori del
terziario si aspettano dalle istituzioni e che le stesse istituzioni
riconoscono essere temi non più rinviabili: obiettivo dichiarato dal
Guardasigilli il superamento dell’effetto “porte girevoli” nelle carceri, dalle
quali circa il 25% degli arrestati esce entro il terzo giorno.
Confcommercio attraverso
la Commissione Politiche per la Sicurezza e la Legalità e le organizzazioni
territoriali e di categoria ha avviato con il Ministero dell’interno, il Capo
della Polizia e le istituzioni presenti sul territorio iniziative finalizzate
alla collaborazione con le forze dell’ordine per la prevenzione e il contrasto della criminalità
diffusa, in particolare quella urbana collegata a furti e rapine negli esercizi
commerciali: fra le più recenti il Vademecum per la sicurezza delle imprese del
Commercio realizzato dall’Unione di Milano con la Questura e l’Arma dei
Carabinieri e il Protocollo d’Intesa tra il Dipartimento della Pubblica
Sicurezza e la Federazione Italiana Tabaccai finalizzato alla formazione.
La
criminalità organizzata e il racket: elementi destabilizzanti dell’economia.
La lotta alla criminalità
organizzata sta facendo passi importanti, aumentano di anno in anno i beni
confiscati alla mafia (nel 2008 sono passate allo Stato 1.139 imprese, con una
dislocazione territoriale che vede la Lombardia come terza regione dopo la
Sicilia e la Campania, e un patrimonio immobiliare superiore ai 500 mln) ma
rimane pervasiva e devastante l’infiltrazione della criminalità organizzata
nell’economia, negli appalti e nella pubblica amministrazione. Oggi la criminalità organizzata fattura oltre
100 mld di euro l’anno, si specializza, amplia l’ambito territoriale e
diversifica le sue attività.
Le infiltrazioni della
criminalità nel tessuto imprenditoriale hanno innanzitutto un effetto
destabilizzante sulla concorrenza e nel sistema delle imprese. L’impresa
mafiosa può, grazie a vantaggi competitivi indebiti - quali non rispettare i costi della legalità in termini di
sicurezza sul lavoro, ambiente, etc, piuttosto che ottenere forniture a prezzi
ridotti, ma soprattutto grazie alla pressoché illimitata disponibilità di
risorse finanziarie - dare
l’impressione di creare benessere sul territorio, ma in realtà contribuisce
solo ad affossare il mercato, mortificare la libertà d’impresa e impedire il
dispiegarsi di una compiuta democrazia economica.
L’impegno
della Confcommercio
Nella
lotta al racket e alla criminalità organizzata Confcommercio ha scelto una
strada che la vede, anche attraverso le organizzazioni territoriali, al fianco
dei propri associati impegnati a collaborare con le forze dell’ordine e la
magistratura denunciando gli estortori durante i processi a loro carico,
fornendo supporto legale e costituendosi parte civile contro la mafia; ma allo
stesso modo con fermezza e determinazione Confcommercio ha deciso di sospendere
quegli associati che coinvolti in tali procedimenti si rifiutino di collaborare
con la giustizia.
Confcommercio
è direttamente impegnata sul fronte della lotta all’usura e al racket anche con
un rappresentante nel Comitato di Solidarietà per le vittime del racket e
dell’usura, ma sopratutto attraverso le sue organizzazioni territoriali, che
operano in stretto contatto con i Consorzi fidi (molti dei quali gestiscono i fondi per la prevenzione
dell’usura della legge 108/96), e associazioni antiusura e antiracket,
sportelli Legalità, etc.
Crisi
economica ed usura
Non
c’è dubbio che la crisi economica sia un pericoloso volano per il diffondersi
dei fenomeni legati all’usura. Le imprese sono strette fra calo della domanda,
ritardi nei pagamenti da parte dei clienti oltre che della pubblica
amministrazione, e un sistema creditizio che si è irrigidito, rigidità di cui soffrono particolarmente le PMI.
Per
questo motivo Confcommercio ritiene che l’attivazione presso le Prefetture
degli osservatori territoriali sul credito, vanno nella giusta direzione, e
potrebbero dare impulso, in una logica di integrazione e di complementarietà,
alla fattiva attivazione degli osservatori e delle iniziative già previste dall’accordo siglato nel 2007
con il Ministero dell’Interno, l’Abi, gli enti locali e le altre forze sociali
per la prevenzione dell’usura e il
sostegno alle vittime di questo fenomeno e del racket.
Il dibattito
in corso sulla normativa in materia di usura, le cui modifiche sono attualmente
all’esame della Camera, sembra aver colto quali siano le esigenze e le
aspettative delle vittime dell’usura e dell’imprenditoria in norme quali
l’introduzione della procedura per crisi da sovraindebitamento, o l’inasprimento delle pene, soprattutto
per la riduzione della possibilità di patteggiamento, laddove vi siano
aggravanti di estorsioni finalizzate all’usura e l’utilizzo dell’incidente
probatorio con modalità analoghe a quelle utilizzate nei processi ove sono
coinvolti i minori.
E’
necessario mettere in campo tutte le risorse possibili per contrastare un
fenomeno tanto diffuso quanto difficilmente quantificabile, e assolutamente non
misurabile attraverso l’esiguo numero delle denunce (505 nel 2008), che è
addirittura sceso rispetto al 2007 (592).
La
contraffazione
Se in
Italia il fatturato del falso, ossia il giro d’affari legato alla
contraffazione ha superato i 7 miliardi di euro, secondo i dati più recenti
dell’Ocse si attesterebbe intorno ai 200 miliardi di dollari il valore dei
prodotti contraffati scambiati su scala internazionale nel 2005. Nell’area
dell’Unione Europea le attività di contraffazione e pirateria, che
costituiscono circa il 5-7% del commercio mondiale, oltre a creare una perdita
per le imprese comunitarie tra i 400 e gli 800 milioni di euro nel mercato
interno e circa 2.000 milioni di euro sui mercati esterni, portano alla perdita
di circa 17.000 posti di lavoro all’anno. Il Rapporto della Commissione
relativo all’attività delle dogane nell’anno 2007 mostra un fenomeno in
continua espansione: un aumento dei sequestri di beni contraffatti del 17%
rispetto all’anno precedente, con un incremento particolarmente significativo
(oltre il 50%) registrato nel settore dei medicinali.
Il
fenomeno della contraffazione è assolutamente transnazionale e come tale deve
essere affrontato ed è chiara quindi la necessità di mettere in campo strumenti
di valenza internazionale, quale potrebbe essere l’Agenzia Europea per la lotta
alla contraffazione, da realizzare anche potenziando con funzioni di
coordinamento e operatività l’attività di organismi già esistenti, quali
l’Osservatorio sulla Contraffazione.
Sul
versante della legislazione italiana, è fondamentale nel contrasto al fenomeno
che nel dibattito sulle norme in materia di lotta alla contraffazione e di
tutela della proprietà industriale, attualmente all’esame del Parlamento
italiano, non vengano limitati i poteri investigativi e di
indagine delle autorità di polizia giudiziaria e che sia mantenuto il giusto
equilibrio fra la severità delle sanzioni – sia nei confronti dei
consumatori che degli operatori coinvolti – la loro reale applicabilità e la effettiva gravità del
coinvolgimento.
Il
processo di ratifica del Trattato di Lisbona e il rinnovo del Parlamento
Europeo
La
lotta alla criminalità e lo sviluppo della legalità, la creazione di un
contesto di sicurezza per le PMI, la lotta alla contraffazione e all’abusivismo
sono temi che sempre più assumono una rilevanza europea e che necessitano di
una politica coordinata con gli altri Stati membri.
Il rinnovo
del Parlamento Europeo coinciderà con una fase di profonde trasformazioni e di
rinnovati impegni da parte dell’Europa anche nel settore Giustizia, Libertà e
Sicurezza. Ma molto dipenderà dal processo di ratifica del Trattato di Lisbona,
che pone questo settore al centro delle sue priorità.
L’accelerazione dei tempi del processo di ratifica
del Trattato di Lisbona è quindi la prima discriminante per realizzare
effettivamente uno spazio comune su queste materie e, di conseguenza, una
politica efficace e coordinata su
temi quali l’immigrazione, la gestione integrata delle frontiere, la
lotta al terrorismo e alla criminalità, temi che diventano ancor più urgenti in
una fase di recessione economica quale quella in corso. Così come, in un ottica
di sviluppo deve essere promossa una strategia europea sulla migrazione legale
- sono cinque
milioni i cittadini di paesi terzi che attualmente lavorano nell'Unione europea
- che tenga conto
del diritto d’asilo e della gestione dell’integrazione, anche in funzione
dell’apporto dei lavoratori migranti regolari – e ora sempre più numerosi, anche dei nuovi
imprenditori – nonché dei
mutamenti del mercato del lavoro.
L’entrata
in vigore delle decisioni collegate alla Convenzione di Prum - che prevede un
rafforzamento nella cooperazione fra Stati membri sulla prevenzione dei reati e
le indagini giudiziarie - a cominciare dall’istituzione di banche dati del DNA
e dallo scambio di informazioni fra i Paesi aderenti, costituirebbe inoltre uno
stimolo efficacie per il contrasto a quella criminalità organizzata le cui
ramificazioni sono ormai chiaramente sopranazionali, nonché per scoprire gli
autori di reati quali furti e rapine, e che oggi, in larga parte, rimangono
ignoti. Favorire il reciproco riconoscimento in materia penale e civile - tema
peraltro già inserito fra le iniziative prioritarie della Commissione –
costituirebbe una ulteriore impulso al contrasto alla criminalità, da
perseguire anche attraverso iniziative quali la interconnessione dei casellari
giudiziari.