Ho ancora in mente alcune sequenze cinematografiche che illustravano in tempi non remoti il
taglio del nastro tricolore in occasione di Fiere e Mostre.
Una concezione antica secondo la quale la Fiera era occasione per
proiettare il personaggio politico, nazionale o locale, sullo sfondo di una
Fiera che obbediva a più logiche di interesse politico - se non clientelare -
che a stimolare lo sviluppo delle imprese produttive.
Non vorrei essere cattivo, il solito malizioso guastafeste, ma quel
tipo di Fiere, condito di ufficiosità e di ossequio al potere
politico-amministrativo, era funzionale a quel modello di subordinazione della
sostanza dell'economia alla formalità della politica.
Voglio dire che le Fiere erano occasioni più di vetrina della politica
che di promozione delle imprese con l'obiettivo di collegarsi al mercato.
Oggi, prendo atto che le cose stanno cambiando. Non mi azzardo a dire
che le cose sono cambiate, anche se i versanti del confronto hanno ruotato
sull'asse e prefigurano un differente scenario.
Le Fiere debbono rappresentare essenzialmente un "parametro di
modernità", un consolidato misuratore della vocazione delle imprese di
collegarsi con i mercati, di interprete della "voglia di concorrenza"
delle aziende sul mercato nazionale e mondiale.
Le nostre esperienze, le testimonianze che ci giungono dalla nostra
struttura associativa convergono in un giudizio unanime: il sistema fieristico
italiano è anchilosato nel ricordo di un'economia basata sul manifatturiero e
completamente disattenta alle grandi potenzialità dell'economia dei servizi.
La nostra iniziativa di costituire un "Comitato Fiere
Terziario" non è mossa dal desiderio di affermare un "copyright"
di tipo corporativo nè di mettere paletti ad iniziative esclusive o a privative
di basso livello.
Noi vogliamo recuperare un concetto che è coerente con gli scenari
della internazionalizzazione dei mercati: la colpevole disattenzione con la
quale le imprese del terziario sono state collocate in una fascia marginale
rispetto ai flussi del commercio mondiale.
Questo nostro obiettivo non è corporativo ma invece un contributo
innovativo per una più ampia articolata presenza dell'economia italiana sui
mercati mondiali utilizzando tutti i canali di informazione e di contatto
disponibili: dalla promozione televisiva, al commercio elettronico, ad
Internet, alle Fiere, occasione importante ed ineliminabile, se realmente
rinnovate, di confronto di prodotto ma anche di contatto personale e
professionale.
Ultima osservazione ma anche momento di riflessione per tutti coloro
che lavorano per le Fiere, per il loro indotto, per le sedi di responsabilità
amministrativa, ma soprattutto per gli operatori che spesso vedono nelle
manifestazioni fieristiche uno dei rari momenti in cui "intercettano"
la domanda del mercato.
Tutto questo è proposto alla verifica del mercato che - non
dimentichiamolo - è sottoposto ad una duplice pressione:
- quella di un
"sovraccarico" di informazione e promozione che rende confuse le
scelte di acquisto;
- quella di un processo di
internazionalizzazione che rende sempre meno stabili le condizioni di mercato,
che indebolisce il "localismo" produttivo, che riduce le
"nicchie", che erode il valore delle tradizionali economie esterne.
In questo scenario così mutevole dobbiamo riflettere su un tema di
fondo:
se l'attuale sistema fieristico nazionale è adeguato alla crescita
impetuosa del mercato, ai nuovi e più sofisticati bisogni dei consumatori, alla
forte esigenza delle imprese di aumentare la loro presenza sul mercato.
La produzione oggi è, e lo sarà sempre più domani,
"commercio-dipendente" e la nostra iniziativa non è
"contro" ma a favore della urgenza di creare nuovi e più incisivi
rapporti con i mercati internazionali. Ecco perchè insistiamo e proponiamo un
modo nuovo di "fare Fiere": integrare il nostro sistema economico per
dare risposte adeguate, soprattutto in termini di qualità, alle proposte,
difficili ma stimolanti, del mercato integrato.
Noi lavoriamo per il futuro, aprendo nuovi spazi di impegni e di
lavoro, rifiutando di farci confinare nelle riserve indiane degli anni
dell'industrialismo esasperato e protetto.
Voglio dire che nel grande obiettivo di modernizzazione del Paese
anche il sistema Fiere deve essere sottoposto ad un "bagno di
mercato" che elimini le incrostazioni di una lunga stagione di
burocratismi, di egemonie settoriali, di intrecci politico-clientelari, che ne
hanno svilito ruolo e funzione.
É ora di cambiare.