PRIMA PARTE
Quando questo 2000 è cominciato molti hanno pensato che, per il solo
fatto che entrassimo in un nuovo millennio, sarebbero potuti accadere fatti
significativi ed innovativi.
Forse, si è pensato, è arrivato il momento di cambiare, di sbloccare il
nostro bloccato sistema-paese.
Ma il 2000 sta volgendo al termine e non si è sbloccato purtroppo quasi nulla.
A cosa mi riferisco quando parlo di sistema bloccato? Esattamente alle
cose a cui state pensando mentre
ascoltate queste mie parole.
Bloccato, ingessato perché ancora prigioniero di Istituzioni vecchie,
bloccato perché nessuna delle riforme che erano state annunciate e che sono
essenziali per lo sviluppo della
nostra economia e del nostro mercato è stata realizzata.
Bloccato perché non è affatto cambiato il modo di fare politica e di
gestire lo Stato.
Mi riferisco all’esasperante, defatigante lentezza, ad esempio, del
programma di privatizzazioni che, se attuato in tempi rapidi e con giusti
obbiettivi, avrebbe liberato energie e risorse di grande utilità per il
mercato. Non è stato privatizzato nulla: l’Enel è sempre al suo posto con
raffiche di aumenti tariffari per gli utenti, Telecom impone un aumento del
canone del 13%, l’acqua potabile costa il 38% di più, le ferrovie ingoiano
sempre più debiti ma non raggiungono un grado minimo di efficienza, il
Mezzogiorno continua ad essere senza infrastrutture.
E ancora: sistema bloccato perché non è riuscito a ridare
competitività alle imprese realizzando una adeguata flessibilità nel campo del
lavoro e un sistema fiscale che consentisse finalmente di far ridecollare gli
investimenti e produrre nuova occupazione.
Bloccato perché resta intatto, in tutta la sua gravità, il problema
del mezzogiorno, bloccato perché non è riuscita a fare un passo avanti la
riforma delle pensioni in un intreccio di veti e contro veti che sembra non
avere mai fine e che sembra essere ancora inossidabile del gioco politico.
Troverete, in dettaglio, nel rapporto elaborato dal nostro Centro
Studi, consuntivi e previsioni sull’andamento della nostra economia. Richiamo
la vostra attenzione solo su tre dati significativi.
Il primo riguarda la crescita del nostro prodotto interno lordo che
continua a mantenersi al di sotto della media europea e le previsioni per il
2001 non appaiono, al momento, più incoraggianti. Il secondo riguarda i consumi
finali interni - + 1,8% nel 2000 – anch’essi al di sotto della media europea.
Insomma consumi bloccati anch’essi come il sistema che li circonda.
Il terzo riguarda la pressione fiscale che dovrebbe attestarsi alla
fine del 2000-2001 sul 42% cioè sulla media europea.
Ma bisogna anche dire che gli altri paesi, a fronte di questi
prelievi, offrono, come ristorno al cittadino e all’impresa servizi e
infrastrutture del 30-40% mediamente superiori a quelle offerte dallo Stato
italiano.
Il gap quindi è evidente e pesa sia sull’impresa che sul cittadino.
Qualche riflessione sull’Europa. Il vertice di Nizza ha prodotto
risultati solo minimali: da un lato, non è riuscito a creare, a causa soprattutto
dei veti incrociati di Francia e Germania, i presupposti per la costituzione,
in tempi brevi, di una struttura politica europea realmente operativa, l’unica
che potrebbe dare slancio, credibilità e peso specifico alla moneta europea,
dall’altro ha aperto – la scadenza dovrebbe essere il 2004 – le porte
dell’Unione ai paesi dell’est europeo, apertura di grande interesse sotto il
profilo economico ma che presenta anche molte incognite.
Il punto, infatti, è sempre lo stesso: riuscirà il nostro paese ad
arrivare a questa scadenza copernicana con un sistema bloccato, finalmente
moderno e quindi capace di competere a tutto campo con i nostri maggiori
partners?
Torniamo quindi al punto iniziale la cui soluzione diviene sempre più
urgente e pressante.
Sbloccare il sistema vuol dire mettere mano a riforme che consentano
stabilità politica, meno costi e più efficienza della Pubblica amministrazione,
investimenti nelle infrastrutture, regole diverse per il mercato del lavoro,
apparati di sicurezza degni di questo nome, un mercato più libero e trasparente
e quindi in grado di affrontare la competizione senza i lacci, le catene e i
lacciuoli che il vecchio Stato ad esso ancora impone. E Confcommercio, con
tutto il potere di rappresentanza che ha acquisito e che riesce oggi ad
esercitare, continuerà a battersi su questo fronte.
SECONDA PARTE
q Il punto della situazione
L'Assemblea di fine anno è tradizionalmente l'occasione per il
"consuntivo" ed il "preventivo" del nostro lavoro
organizzativo e sindacale.
Mai come quest'anno vi è però la necessità di delineare un bilancio non formale, e che sia
invece utile per indicarci le linee guida
della nostra azione, partendo dal riconoscimento di ciò che è stato
fatto e dall'individuazione delle priorità per il molto che resta ancora da
fare.
Perché dico "mai come quest'anno" ? Perché, a mio avviso, è
ormai nelle cose il cambiamento del nostro modo di essere e fare
associazionismo d'impresa. Il cambiamento si è prodotto anzitutto nella
"latitudine" della missione sindacale.
Oggi, infatti, si
incontra qui un'Organizzazione che è Confcommercio, ma è anche Confturismo, è
Conftrasporto e presto - anche per
l'apporto propulsivo degli ingressi delle rappresentanze delle imprese
dell'hi-tech - sarà Confservizi.
Ma, ancora, oggi si incontra qui un'Organizzazione che esprime una
parte importante del gruppo dirigente del sistema camerale del paese. Gruppo
dirigente per cui si apre ora una
stagione di forte impegno sul terreno delle sinergie realizzabili tra camere ed
associazionismo d'impresa, a solo ed esclusivo vantaggio dell'imprenditoria
italiana.
I nostri appuntamenti organizzativi assumono spesso - ed è inevitabile
ed anche utile che ciò avvenga - i tratti di un "cahiér des
doleànces", come osservava, in occasione del "Black Day", Giulio
Tremonti, partecipando all'incontro di Milano.
Credo tuttavia che sia metodologicamente corretto - prima di dettagliare l'analisi delle
criticità e delle opportunità - ricordare che dunque un tempo della partita lo
abbiamo ben giocato.
Questa Organizzazione è in grado di reggere le sfide competitive degli
altri sistemi associativi, costituendosi come polo attrattivo per importanti
realtà organizzative del sistema imprenditoriale del paese.
Questa Organizzazione è in grado di "pesare" e di incidere
sempre più puntualmente laddove si compiono scelte di rilievo per le imprese, e
più in generale per lo sviluppo territoriale.
Sono risultati, dati e fatti inoppugnabili. Li
abbiamo conseguiti, perché abbiamo avuto la forza di recuperare i valori
storici del nostro modo di concepire una libera associazione di liberi
imprenditori, costruendo sulla loro base un messaggio sindacale che è stato
condiviso da quanti quotidianamente si trovano a doversi confrontare, nel loro
lavoro, con le tante, troppe ambiguità che accompagnano, nel nostro paese, il
processo di riaffermazione del mercato e delle sue ragioni, tra vincoli dei
poteri forti ed attardanti vischiosità ideologiche.
Tutto bene, allora ? Certo che no.
Perché i risultati vanno consolidati, le relazioni organizzative con
le nuove frontiere della nostra missione di rappresentanza vanno sviluppate
territorialmente e ad ogni livello del sistema associativo, mentre la stessa
rappresentanza del sistema distributivo del paese - il nostro "core-business"
- va rafforzata e presidiata contro tendenze alla frammentazione per classi
dimensionali o per segmenti di specializzazione.
Non è dunque casuale che sia stata Confcommercio a promuovere,
assicurandone il coordinamento organizzativo, il tavolo di lavoro di
"Excél", che vede a confronto i grandi players della distribuzione :
Faid e Federcom, ma anche Coop e Conad.
Lo abbiamo voluto, proprio perché siamo convinti del fatto che il
pluralismo e l'equilibrio tra i diversi "format" della distribuzione
commerciale restano un problema aperto, ben lungi dall'essere stato risolto
dalla riforma "Bersani", e che le buone ragioni della piccola e media
imprenditoria commerciale possano essere utilmente fatte valere anche in un
confronto diretto - talora difficile, ma sempre franco - con sistemi d'impresa
caratterizzati da un diverso ordine di economia di scala.
Lo abbiamo voluto, ancora, perché pensiamo che la distribuzione
commerciale italiana possa giocare un ruolo attivo nel contesto di un mercato
interno, il cui profilo coincide ormai compiutamente con quello della sovranità
monetaria dell'euro.
Ma questo lavoro faticoso di consolidamento e sviluppo ha le sue
radici - ricordiamocelo - nelle scelte sindacali di questa nuova Confcommercio,
e nella sua capacità di rendere gli imprenditori che vi si riconoscono
protagonisti della formazione di queste scelte.
Il metodo del percorso rifondativo di Confcommercio - rifondativo sulla base dei valori della
sua storia - non può dunque non
tenere insieme scelte di politica sindacale e modelli di struttura ed azione
organizzativa. Su questo metodo può e deve convergere - con giusta distinzione
di ruoli e di responsabilità - l'impegno della dirigenza politica e quello
della dirigenza tecnica.
1.
Le azioni in corso
La fase di "indagine" intorno alle criticità del nostro
sistema organizzativo può considerarsi sostanzialmente conclusa. Il percorso di
conoscenza ed analisi che abbiamo compiuto, tra Abano e Fiuggi, ed i connessi
deliberati degli Organi confederali, si sono ora tradotti in un piano d'azione
che detta con precisione gli obiettivi di breve e medio periodo :
·
regole
per il sistema, funzionali alle esigenze di consolidamento e sviluppo della
rappresentanza;
·
efficienza
perseguita attraverso una più forte applicazione del principio di sussidiarietà
territoriale e la riorganizzazione delle specificità categoriali per sintesi
settoriali;
·
riassetto
conseguente delle strutture centrali della Confederazione per rafforzarne la
capacità di supporto progettuale e
coordinamento organizzativo delle componenti del sistema associativo,
attraverso un permanente e condiviso processo di monitoraggio di fabbisogni e
priorità d'azione;
·
impegno
per le tecnologie ed i servizi dedicati al sistema associativo;
·
formazione
continua e dedicata per i quadri del sistema.
C'è, a mio avviso, una condizione essenziale per garantire che queste
linee d'azione - tanto sul versante dell'architettura organizzativa, quanto su
quello delle risorse umane e tecnologiche - siano perseguite con determinazione
e coerenza. Occorre che ad esse corrispondano specifici gruppi di lavoro -
costruiti con l'apporto delle più significative esperienze del nostro sistema
associativo - che, con responsabilità precise e dichiarate, assumano il compito dell'implementazione
progettuale, della realizzazione, del monitoraggio su tempi e metodi, riferendo
e rispondendo del proprio operato agli stessi Organi confederali.
Torna, quindi, la questione di un'Organizzazione che sappia mettere a
sistema il patrimonio di impegno, di esperienza, di intelligenza diffuso al
proprio interno. E che sappia farlo con tempestività e flessibilità in ragione
degli obiettivi e dei progetti organizzativi che riconosce come urgenti e
prioritari.
Si tratta allora di darci un modo di lavorare assai più strutturato,
continuativo ed impegnativo di quello tradizionalmente sperimentato, ad
esempio, con l'articolazione delle Commissioni consiliari o con un Comitato
consultivo dei Direttori. Perché, in definitiva, un reale coordinamento
organizzativo richiede certo momenti di confronto "politici" e
generali, ma ha soprattutto bisogno, in una fase di cambiamento profondo ed
accelerato, di operare in presa diretta sui processi in corso.
Fermo restando, tuttavia, che partecipazione e condivisione non possono
tradursi in unanimismi paralizzanti. E che una dirigenza, tanto politica quanto
tecnica, ha sempre la responsabilità di scegliere, ma anche, quando occorre,
di "forzare".
2.
Le regole e l'architettura organizzativa
Con la recente riattivazione della Commissione per la riforma dello
Statuto, si è avviato il processo di "riscrittura" delle regole
fondamentali del nostro sistema associativo. E' un compito impegnativo - e ne è
ben consapevole l'amico Sangalli, che ha accettato di presiedere tale Commissione
- perché si tratta né più né meno che di "codificare" i cambiamenti
già intervenuti nei fatti, ma soprattutto di assicurare a tutte le componenti
del sistema certezza di diritti e di doveri all'interno di un processo
evolutivo destinato ad incidere profondamente sia sugli istituti
dell'architettura organizzativa sia sull'attribuzione di ruoli e funzioni tra
le stesse Associazioni costituenti.
Per queste ragioni i lavori della Commissione non si limiteranno ad
un'attività per così dire "interna" e "normativa", ma si
svilupperanno secondo un percorso organizzato di verifica del contributo
dell'intero sistema associativo, con sessioni dedicate a macro-aree
territoriali e settoriali.
Sotto il titolo che potremmo dire "verso Confimpresa", si
tratta insomma di assicurare piena "cittadinanza" - anche sotto il
profilo delle regole statutarie - alle nuove realtà organizzative di
Confturismo e Conftrasporto, ma anche, a breve, di Confservizi.
Realtà organizzative, dicevo. E dunque soggetti associativi compiuti
ed operativi, profondamente diversi - per identità, per spessore politico, per
compiti e capacità propositive - dai tradizionali organismi consultivi di
settore. Sono, al contempo,
l'espressione organizzativa della più ampia missione associativa della
nuova Confcommercio, e strumenti per la nostra sfida competitiva con gli altri
sistemi associativi.
Sfida - ricordavo in apertura - che richiede però altrettanto impegno
sul terreno della rappresentanza della distribuzione commerciale : con maggiore
efficienza settoriale, con una più
puntuale interlocuzione con i nuovi governi territoriali, con migliori servizi
per le imprese.
Federazioni di settore ed Unioni regionali sono così gli altri nuovi
soggetti al centro della revisione statutaria, che viene dispiegandosi in
parallelo al confronto di merito, già avviato in queste settimane per
macro-aree territoriali.
Sul primo punto - le Federazioni di settore - il lavoro di analisi ed
i primi risultati del confronto evidenziano non soltanto la condivisione del
modello, fondato sulla ricerca di una sintesi organizzativa che assicuri
maggiore snellezza operativa, più
efficienza gestionale e più efficacia propositiva, ma anche l'urgenza di uno
schema di convergenza tra categorie e settori che, con tempi certi e modalità
concertate, costituirà una parte di rilievo delle regole di transizione
definite in sede statutaria.
Più complesso appare il confronto sul profilo delle Unioni regionali.
Qui vorrei sgombrare il campo da possibili equivoci. Non discutiamo e lavoriamo
in astratto, ma partiamo dalle situazioni concrete e fortemente differenziate
presenti all'interno del sistema associativo.
E' infatti profondamente ed ovviamente diverso il processo di
costruzione delle Unioni regionali in aree in cui il sistema delle Associazioni
territoriali è già fortemente strutturato, ed è talora in grado di mettere a
fattore comune competenze ed eccellenze, da aree in cui si registra una
difficile tenuta, o addirittura un'evidente crisi nella capacità di
rappresentanza e risposta alle esigenze dei sistemi d'impresa dei bacini
territoriali di riferimento.
E' una diversità che incide sui conseguenti e possibili livelli di
decentramento di funzioni confederali, sul versante politico-legislativo ma
anche organizzativo e strutturale. E' una diversità che pesa sul ruolo
attribuibile alle Unioni regionali quali nodi di diffusione territoriale di
iniziative ed attività innovative e punto di accesso alle stesse.
La risposta a queste "diversità" richiede un approccio
fortemente sperimentale, graduale e che concentri le risorse disponibili per lo
"start-up" delle Unioni regionali, partendo da alcune aree-pilota e
proseguendo con un programma poliennale di "capitalizzazione" e
diffusione di tali esperienze.
Complessità e diversità non possono essere però alibi per
l'immobilismo, né escludono che, fin d'ora, alcuni principi e tratti unificanti
del processo possano essere colti e dichiarati. Provo a sintetizzarli :
·
le Unioni
regionali saranno soggetti politici compiuti del sistema confederale, dotati di
diritti elettorali attivi e di una rappresentanza di diritto in seno al
Consiglio confederale, poiché esse costituiscono lo snodo essenziale per il
rafforzamento del confronto e della capacità di proposta indirizzata ai nuovi
"governi" territoriali;
·
le Unioni
regionali si fondano su una volontà costitutiva di tutto il nostro sistema
associativo, ed in esse esercitano dunque una piena "cittadinanza"
Organizzazioni territoriali ed Organizzazioni di settore;
·
le Unioni
regionali hanno necessità di meccanismi di finanziamento ordinario, stabile ed
adeguato, alla pari degli altri soggetti costitutivi della Confederazione;
·
le Unioni
regionali richiedono risorse umane dedicate, con peculiare qualificazione e specializzazione.
E' pertanto a questi principi che dovrà fare riferimento, già nel
prossimo anno, l'intervento della Confederazione, anche sotto il profilo del
cofinanziamento degli "start-up".
3.
Servizi e tecnologie, comunicazione e formazione
Tra i campi su cui applicare un nuovo e più ricco modo di lavorare
insieme - dall'analisi dei fabbisogni e delle esperienze in corso,
dall'implementazione progettuale al monitoraggio della realizzazione - vi è
certamente quello dei "servizi".
Da questo punto di vista, l'obiettivo della Confederazione - per evidenti
ragioni economiche ed organizzative, oltre che politico-sindacali - è
sostanzialmente quello di operare a supporto della qualità del diretto rapporto
tra Associazioni ed imprese, intervenendo soprattutto sul versante della
costruzione delle "convenienze", laddove soluzioni normative,
economie di scala e strumenti tecnologici rendano utile il suo coordinamento
organizzativo nella relazione tra centri di produzione dei servizi, reti
associative ed imprese.
Ciò vale per tutti i servizi : per quelli che definiamo tradizionali,
ma anche per i nuovi collegati all'incontro tra domanda ed offerta di lavoro,
ai fabbisogni previdenziali ed assicurativi, alla progettazione ed al
finanziamento dello sviluppo d'impresa, all'innovazione tecnologica.
Per far questo ci siamo dotati di adeguate competenze professionali,
di una sorta di laboratorio per i servizi e l'innovazione - la nuova Axiter -
il cui ruolo non è certamente quello di operare come produttore diretto di
servizi, né come struttura di
coordinamento organizzativo per la loro distribuzione ed erogazione.
Axiter è piuttosto la struttura consulenziale e di
"expertise" da utilizzare come strumento operativo del coordinamento
organizzativo per la politica dei servizi, ed anzitutto di quei servizi
dedicati a dar corpo - almeno come "bouquet" di base - ai messaggi
del marketing associativo.
Messaggi, questi ultimi, che hanno la necessità di maggiori
articolazioni territoriali e settoriali;
di una possibilità di amplificazione e diffusione che faccia leva anche
su reti parallele o, come nel caso che si sta testando su Roma, su reti di
punti associativi in "franchising"; di un "front-office"
affidato ad un "call-centre" e di un "back-office"
conseguente.
Axiter - come incubatore tecnologico di Confcommercio - è inoltre
incaricata dello sviluppo dei progetti a "rete" dedicati al nostro
sistema d'impresa :
·
"e-cash",
cioè l'evoluzione, come punto di connessione alla rete ed ai suoi servizi, di
quel che è stato il tradizionale registratore di cassa;
·
"e-sud",
ossia la connessione in rete - attraverso un contratto di programma in cui
siamo partner di Seat, Telecom e Mediocredito Centrale - di una ampia e
significativa campionatura del dettaglio indipendente del Mezzogiorno.
Attraverso Axiter si realizza, inoltre, la partecipazione societaria
di Confcommercio a Nuovacomm, il portale per il commercio elettronico per le
imprese socie, la cui operatività si avvierà ai primi del nuovo anno.
"Internet è per me la priorità : la numero uno, la numero due, la
numero tre". Così diceva, già un paio d'anni fa, Jack Welch, il più
ammirato e temuto manager statunitense, amministratore delegato di General
Electric, la più grande azienda mondiale ed una delle poche ad avere saputo
utilizzare concretamente - cioè per ridurre i costi, aumentare i ricavi e
massimizzare i profitti - la "rete".
Condividendola, prendo in prestito la sua espressione. Per osservare,
subito dopo, che il nostro assetto "intranet" è ancora assai lontano
dall'essere quel quotidiano strumento di comunicazione e informazione, di
assistenza, consulenza e
formazione, che costituisce la sostanza delle migliori esperienze applicative in realtà
assimilabili alla nostra.
Tra le tante ragioni per fare, anche qui, di più e meglio
ve ne sono due che mi stanno particolarmente a cuore:
·
intranet
può aiutarci a conoscerci meglio, a sapere cosa fa (o non fa) quotidianamente
la Confederazione, a sapere che iniziative hanno avviato - spesso in situazioni
simili alla nostra - amici e colleghi di altre realtà territoriali. Il tutto,
forse, anche con il vantaggio di
ritrovarci, alla fine, con un po' di conflittualità interna in meno e un po' di
coesione in più;
·
intranet
può aiutarci a costruire un sistema di formazione dedicato al sistema
associativo, diffuso e permanente, tanto più importante quanto più profondi
sono i cambiamenti che interessano l'attività d'impresa non meno che i compiti
delle pubbliche amministrazioni.
4.
Conclusione
Come avete sentito, anche io non mi sono sottratto al "cahiér des
doleànces". Spero, tuttavia, che ne siano emerse con sufficiente chiarezza
le direttrici del lavoro per l'Organizzazione nel corso del prossimo anno.
Sui conti della Confederazione, sul loro ordine, sulla quantità e
qualità, interverrà - dopo di me - l'amico Poli, al quale - ancora una volta -
va il mio ringraziamento per la paziente e quotidiana opera di verifica e
controllo.
Per parte mia, desidero soltanto sottolineare che le risorse per gli interventi a sostegno del
sistema associativo - rese
disponibili dal sostanziale completamento dell'opera di risanamento - verranno
compiutamente destinate agli interventi per la nuova architettura organizzativa
del sistema, per i servizi e le tecnologie, per la comunicazione e la
formazione, che ho fin qui delineato.
Le risorse sono, quasi sempre e per definizione, "scarse",
comunque non adeguate ai fabbisogni. Dunque altre ancora ne dovremo
"liberare", anzitutto continuando a razionalizzare l'attività della
Confederazione.
A questa Confederazione, il sistema associativo chiede oggi più qualità.
Quella qualità che nasce da un più sistematico modo di lavorare insieme e da un
costante coordinamento organizzativo.
E' una richiesta giusta ed impegnativa. Ad essa occorre dare
tempestivamente risposta, intervenendo sul modo di operare di tutte le funzioni
strategiche della Confederazione : dalla comunicazione al Centro Studi, dai
servizi tecnici e legislativi alle relazioni con il sistema associativo
Sono convinto che possiamo farcela. In ogni caso, il nostro impegno
non mancherà.