CONVEGNO ANUIT
"CALL CENTER - LA NUOVA COMUNICAZIONE AZIENDA
CLIENTE"
In primo luogo vorrei ringraziare l'Anuit di aver
organizzato questo convegno che sottolinea il ruolo fondamentale svolto dai
call centers in termini di cura del rapporto con il cliente. Sono, inoltre,
particolarmente grato ad Anuit per il fatto che per luogo di questo incontro
sia stata scelta la Confcommercio, il che mi permette di affrontare il tema dei
call centers in termini di rapporto con le organizzazioni commerciali e
turistiche, anche alla luce dell'impiego delle nuove tecnologie.
Il consumatore moderno chiede qualità e servizio, in modo
sempre più insistente ed a fronte di un panorama nel quale ad un'offerta sempre
più ricca e diversificata troppo spesso corrisponde uno scadimento nel rapporto
diretto e personale tra fornitore e cliente stesso.
E' indubbio che le nuove tecnologie, ad esempio il
commercio elettronico, offrono al consumatore nuove opportunità di scelta ed
una nuova posizione di forza.
Alcuni economisti affermano, infatti, che il commercio su
Internet corrisponde alla pratica attuazione del concetto di libera concorrenza
perfetta, dove con tale termine si identifica una situazione nella quale la
legge della domanda e dell’offerta dispiega pienamente tutti i suoi effetti,
poiché oltre a cadere i vicoli spazio-temporali vengono a cessare anche quelli
inerenti alla mancanza di conoscenza da parte del consumatore.
Su Internet le possibilità di conoscenza da parte del
consumatore teoricamente crescono ed è nota l’affermazione che sulla rete
“tutto è all’asta”. Di conseguenza, lo schermo della mancanza di informazione
viene a cadere ed il consumatore è messo nelle condizioni migliori per
confrontare prezzo e qualità.
Sul piano macro questo significa competizione globale e tendenza
all’uniformità dei prezzi, circostanza che, con specifico riferimento
all’Europa, se viene valutata assieme all’introduzione dell’euro, porta alla
conclusione che i margini di profitto derivanti da scarsa informazione sono
destinati a ridursi drasticamente.
Questo, come detto, sul piano teorico. Nella pratica il
consumatore necessita comunque di una componente di servizio prima, durante e
dopo la vendita.
E' questo il terreno di azione dei call centers che
vengono a svolgere una funzione fondamentale di indirizzo ed assistenza,
fornendo quel rapporto umano ed interpersonale che le tecnologie puramente
on-line difficilmente riescono a surrogare.
Ecco perché ritengo che oltre al fatto, ormai noto, che
l'apertura di uno shop elettronico non risulti sufficiente per affermare di
potersi rivolgere a milioni di consumatori (spesso si tratta di una pura
illusione tecnologica), sia necessario contemplare un insieme di modalità di
comunicazione attraverso le quali fornire un servizio reale, effettivamente tangibile,
al cliente.
L'immagine di legioni di consumatori intenti a dialogare
con i loro personal computers per acquistare per via elettronica ogni tipologia
di bene e servizio sembra, infatti, sempre più improbabile.
Non che si sia contrari all'e-commerce. Ci crediamo
talmente tanto che stiamo investendo pesantemente in questo settore. E' che
riteniamo che le cose siano più complesse di quello che comunemente si immagina
che il problema dell'e-commerce non riguardi solo la sicurezza carte di credito
o la logistica ma anche e soprattutto la qualità del servizio reso al cliente.
E' questo il terreno di azione dei call centers che sono
una delle componenti della multicanalità che dovrebbe contraddistinguere
l'approccio al consumatore.
Ho letto da qualche parte la pubblicità di un servizio che
diceva (siamo succubi dell'inglese quando si parla di innovazione), Anytime,
Anywhere,
Anyhow,
in qualsiasi momento, dovunque ed in qualsiasi modo.
E' proprio vero, la qualità del servizio è fatta di un
approccio simultaneo, nel quale devono concorre più modalità di comunicazione
con il cliente.
Diceva Richard Normann che la componente fondamentale del
marketing dei servizi è rappresentata dall'uomo, non tanto dalla tecnologia che
è un supporto fondamentale, ma comunque solo un supporto.
Ed allora investiamo negli uomini, visto che grazie a Dio
abbiamo risorse umane da poter impiegare nei call centers.
Per questo motivo mi trovo perfettamente d'accordo con
l'idea di favorire l'insediamento dei call centers nelle regioni dove esiste
abbondanza di risorse giovani e scolarizzate, facilmente formabili, ed un
mercato del lavoro che, viceversa, offre scarse alternative di impiego.
Direi di più. A mio modo di vedere è necessario estendere
il meccanismo dei call centers a molteplici contesti, non solo commerciali.
La formazione a distanza, i servizi della pubblica
amministrazione, la sanità, la previdenza, sono tutti terreni di applicazione
di servizi che offrono opportunità di impiego e fanno risparmiare una quantità
di tempo al cittadino-consumatore offrendogli, al contempo, un servizio
adeguato.
Parlo anche alle aziende commerciali e turistiche, che
sono già impegnate in questo settore e che dovrebbero, a mio avviso, investire
ancor più nella creazione di servizi di customer care basati su call centers.
Veniamo all'ultimo punto di questo mio breve intervento:
cosa dovrebbero fare le associazioni ed il Governo per favorire lo sviluppo di
questo settore.
Io credo che il tema possa essere inquadrato nell'ampio
contesto dello sviluppo della società dell'informazione.
In fondo stiamo parlando di servizi forniti a richiesta di
singoli utenti, basati su supporti di telecomunicazione e collegati, nella
maggior parte dei casi, a rapporti di tipo economico (così almeno recitano i
sacri testi comunitari nel definire cosa sia un servizio della Società
dell'Informazione).
Valgono, quindi, buona parte delle raccomandazioni tipiche
dello sviluppo della società dell'informazione.
1)
un quadro
normativo che favorisca la competizione nei servizi di telecomunicazione, uno
degli elementi principali di costo per i call centers;
2)
flessibilità
nelle formule contrattuali relative all'impiego di manodopera;
3)
una serie
di progetti pilota associati allo sviluppo della Società dell'Informazione in
Italia. Dall'e-government, all'e-commerce, alla formazione a distanza e via
discorrendo;
4)
L'accesso
effettivo alle risorse comunitarie derivanti da 'Agenda 2000', creando canali
privilegiati tanto rispetto a quelle nazionali che regionali.
Riguardo il 2° punto terrei a ricordare che Confcommercio
è stata una delle prime confederazioni a sottoscrivere con il sindacato un
accordo sui rapporti di lavoro connessi all'attività di call center.
Nel Ccnl relativo al telelavoro, connesso al contratto
terziario e sottoscritto con il sindacato nel 1998, viene regolata anche la
materia riguardante le attività di call center effettuate in regime di
telelavoro.
Per quanto riguarda il 3° e 4° punto si tratta di un
auspicio relativo tanto l'accesso alla contrattazione programmata che i
progetti presentati a valere su bandi. Si tratta di elementi in gran parte già
accolti nell'azione di Governo che si vorrebbe, peraltro, ancora più incisiva,
proprio in relazione alle caratteristiche di elevato impiego di manodopera e di
crescita del settore dei servizi connessi alla società dell'informazione.
Come si vede l'interesse di Confcommercio per le attività
svolte dai call centers è di notevole entità, e non da oggi.
Stiamo anche studiando soluzioni organizzative interne che
valorizzino le specificità del settore in termini di rappresentanza e siamo
pronti a discuterne con i soggetti interessati.
Una Confcommercio, quindi, sempre più orientata al settore
dei servizi della società dell'informazione e questa, credo, è la migliore
immagine di un'organizzazione che intende rappresentare sempre più l'intero
mondo del terziario, dalle componenti tradizionali a quelle più innovative.
Per il resto spero che l'odierna riunione consenta di
approfondire i rapporti tra aziende del terziario ed attività di call center ed
il tema, in generale, dello sviluppo di tale settore.