Non vedo ancora alcun valido
motivo per essere soddisfatto della gestione dei rifiuti nel nostro paese anche
se è evidente che la maggiore collaborazione che si è instaurata tra Stato,
imprese e consumatori e l'attiva partecipazione di Confcommercio al Conai
qualche risultato ha cominciato a produrlo.
E' inutile e anche pericoloso bendarsi gli occhi: la
realtà è che il nostro paese, per quanto riguarda lo smaltimento
"pulito" dei rifiuti, sta ancora facendo troppo poco e non sempre
nella giusta direzione.
Non intendo vestire l'abito dell'ambientalista perché il
mio è un altro mestiere, ma certo dobbiamo tutti chiederci il motivo per cui le
politiche ambientali hanno fino ad ora raggiunto in Italia risultati così
modesti rispetto a quel che è stato fatto in altri paesi europei e così assai
poco tranquillizzanti.
Di motivi ne vorrei citare soprattutto due.
Il primo è la mancanza di adeguate infrastrutture e di
moderni sistemi di smaltimento "pulito" dei rifiuti: in certe
regioni, siamo ancora a livello di terzo mondo.
Il secondo è un controllo del territorio che è ancora
troppo episodico, frammentario, legato a quel ceppo di cultura burocratica che
con una vera, moderna cultura ambientale fa proprio a pugni.
Perché parlare di smaltimento di rifiuti vuol dire molte
cose che sarebbe ipocrita escludere da un'analisi che cerchi di affrontare i
problemi per quel che realmente sono.
Prendiamo, ad esempio, il benzene, una sostanza che
penetra nell'organismo soprattutto per inalazione ed è tra le cause accertate
del cancro. Lo standard di qualità indicato dalla commissione europea è di 5
microgrammi per metro cubo con deroga, per paesi come Italia, Spagna e Grecia,
anche per motivi meteoclimatici, fino a 10 microgrammi.
Ebbene in città come Bari, Milano e Roma la presenza di
benzene supera i 20 microgrammi fino a raggiungere, nelle aree metropolitane di
maggior traffico, i 50 microgrammi contro i 10 delle principali città tedesche
e i 5-6 di quelle olandesi.
Il nesso tra politica ambientale e l'assenza di adeguate
infrastrutture è quindi più che pertinente.
In un sondaggio presentato ieri e realizzato, per conto di
Confturismo, dall'Istituto Cirm, il 42% del campione intervistato su scala
nazionale ha detto che utilizzerebbe "sempre" il mezzo pubblico al
posto del mezzo privato se esso fosse efficiente e adeguato.
Se cioè i mezzi di trasporto pubblico funzionassero a
dovere, come accade altrove, avremmo il 50% di benzene in meno nei polmoni.
Questa è vera politica ambientale.
Altro esempio. Si fa un gran parlare in questi giorni
dell'inquinamento del Danubio provocato dal cianuro fuoriuscito da una fabbrica
russa. Ma abbiamo un'idea del grado di inquinamento esistente nel Po?
E' o no un serio problema ambientale quel che sta, ad
esempio, avvenendo in provincia di Mantova dove il Po, per cinque chilometri
tra Revere, Pieve di Coriano e Borgo Franco, è diventata ormai una discarica a
cielo aperto?
Trascuro quel che avviene nel centro e nel sud d'Italia
perché il discorso ci porterebbe più lontano e diventerebbe assai più drammatico.
Per tutti.
Torno all'oggetto più specifico di questa discussione. E'
chiaro che tutti devono fare di più la loro parte, ma è altrettanto evidente
che il problema di fondo, tutt'altro che risolto, è quello di realizzare
strutture più moderne che consentano, da un lato, una gestione più efficace
nella raccolta dei rifiuti e di quella degli imballaggi, ma evitino,
dall'altro, di continuare a scaricare sulle imprese e, sia pur in misura
minore, sui cittadini anche tutti i costi dell'inefficienza del sistema.
E con il passaggio del sistema da tassa a tariffa questi
costi - data l'inefficienza del sistema, la sua cattiva e complicata gestione,
il tasso di burocrazia che la governa - tendono ad accentuarsi.
La prova di ciò che dico sta nel fatto che la
sperimentazione volontaria da parte di molti Comuni del sistema tariffario ha
provocato, di fatto, un pesante aumento dei costi per le aziende, in alcuni
casi addirittura del 200%, tanto più che il parametro fondamentale per la loro
determinazione continua ad essere la superficie occupata dall'attività
economica. E questi Comuni, imponendo tariffe più salate, non hanno certo
pensato a ridurre altre imposte locali.
Come ci sembra poco sensato che ogni Comune - noi ne
abbiamo ottomila - possa applicare una propria politica tariffaria creando
sperequazioni di trattamento per le imprese magari tra due Comuni confinanti.
Inoltre vanno aggiunti gli oneri di smaltimento degli
imballaggi secondari e terziari, che per una quota resteranno a carico delle
imprese, attraverso il pagamento del contributo ambientale Conai e per un'altra
parte rimarranno comunque a carico degli imprenditori.
Occorre quindi apportare correttivi al sistema utilizzando
gli strumenti legislativi a disposizione, ed in particolare mi riferisco al
disegno di legge c.d. "Ronchi quater" attualmente all'esame del
Parlamento.
Anche il decreto legge n. 500/99 che autorizza la spesa di
300 miliardi finalizzati ad interventi di rilievo ambientale, potrebbe
costituire una occasione per l'introduzione di misure incentivanti a favore
delle imprese mirate a rafforzare i sistemi di raccolta differenziata per il
recupero e il riciclo.
Sono queste le nostre principali preoccupazioni, per le
quali ci auguriamo di lavorare congiuntamente con il Ministro al fine di
ricercare un'adeguata soluzione.