L'attuale fase storica sta
determinando, nella nostra società, una serie di cambiamenti strutturali,
dettati da oggettive esigenze di carattere sociale, economico e culturale.
Le riflessioni sul significato e
sui contenuti da dare al concetto di Stato sociale impongono, in tutti i Paesi
evoluti, l'inevitabile modifica di equilibri e situazioni consolidate.
L'evoluzione
del concetto stesso di tutela ha comportato, nel corso degli anni, un mutamento
nelle logiche di erogazione dei servizi e nel contesto normativo con il quale
ogni giorno aziende, lavoratori e cittadini si misurano.
Inoltre,
le scelte adottate a livello nazionale non possono più prescindere dagli
orientamenti espressi a livello europeo, né dalle esperienze maturate nel più
ampio contesto internazionale.
In Italia
ed in Europa, il ripensamento delle politiche sociali costituisce la leva
prioritaria per il rilancio del sistema economico e sociale.
La
revisione della politica sanitaria diviene, quindi, uno dei presupposti
fondamentali per realizzare l'auspicato allineamento con gli altri paesi
economicamente avanzati.
Rispetto
a tali paesi ci troviamo, infatti, di fronte ad una situazione di squilibrio
della finanza pubblica cui fanno riscontro crescenti bisogni di tutela della
salute e di miglioramento della qualità della vita.
La sanità
italiana dovrà confrontarsi nei prossimi anni anche con le conseguenze legate
ai profondi e repentini mutamenti demografici.
Le
previsioni effettuate evidenziano come fino al 2025 vi sarà una progressiva
diminuzione dei giovani con meno di 15 anni mentre gli ultra-sessantacinquenni
passeranno dall'attuale 17,7% al 25,7%.
Da ciò
deriveranno inevitabilmente due conseguenze:
- progressiva e costante diminuzione della
popolazione in attività che produrrà una ricchezza insufficiente per coprire i
costi della sanità pubblica ;
- una sempre più crescente domanda di assistenza
sanitaria.
A ciò si
aggiungano anche le trasformazioni in atto nella società soprattutto nella
struttura della famiglia, sempre più frammentata, che hanno prodotto nuove
esigenze sociali e stili di vita completamente diversi rispetto al passato.
Questi
fenomeni comporteranno, secondo l'Ocse, un aumento della spesa sanitaria
pubblica italiana in rapporto al Pil dal 6,3% nel 2000 all'8% nel 2030, a fronte
di un ammontare di risorse che, in rapporto a quelle complessivamente prodotte,
risulterà proporzionalmente inferiore a quelle attuali.
Attualmente
la spesa sanitaria in Italia, nel suo complesso, si attesta al 7,6% del Pil. Si
tratta di una quota inferiore sia alla media Ue (8,0%) che alla media Ocse
(7,8%). Se guardiamo però alla composizione si vedrà come l'Italia sia il paese
in Europa dove la percentuale di spesa privata sul totale della spesa sanitaria
è la più elevata.
Questo
dato, tuttavia, non rappresenta il risultato di una precisa scelta di politica
sanitaria bensì la fotografia di una realtà connotata da una forte
insoddisfazione dei cittadini nei confronti dell'assistenza sanitaria pubblica.
Tale
constatazione è avvalorata anche dai dati relativi al più elevato grado di
soddisfazione registrato nei Paesi europei (Francia e Germania in testa), dove
esiste un sistema sanitario che offre la possibilità di scelta tra strutture
pubbliche e private.
Peraltro,
in Italia persistono problemi di carattere strutturale quali ad esempio quelli
legati al finanziamento delle ASL.
Da anni
cioè vengono sottostimate le risorse effettivamente necessarie alla sanità
pubblica a fronte di una previsione delle misure di contenimento della spesa
assolutamente ottimistiche.
Con
l'approvazione del decreto legislativo n.229/99, il Governo è intervenuto
sull'assetto del Servizio Sanitario Nazionale.
La
riforma ipotizzata sembra tuttavia ispirata ad un modello che assegna
all'assistenza privata un ruolo "residuale" o "strumentale"
rispetto al sistema pubblico e, da quest'ultimo, comunque, "governato e
vigilato".
In
realtà, gli indirizzi dell'Unione Europea in materia di politica sanitaria
vanno in direzione di uno Stato "leggero" che interviene come
regolatore di una molteplicità di centri gestori delle attività produttive di
beni e servizi. Il principio può e deve trovare applicazione anche nel nostro
Paese, dove lo Stato deve assumere una funzione regolatrice, garantendo al
privato (con particolare riguardo al privato sociale di matrice contrattuale)
uno spazio operativo accanto al servizio pubblico, dotato di autonomia e pari
dignità.
La
recente riforma, tuttavia, puntando sulla centralità pubblica nella gestione e
nel sistema decisionale, diverge profondamente dai principi di decentramento,
di autonomia e di sussidiarietà che stanno investendo i processi di
riconversione della Pubblica Amministrazione e che dovrebbero modificare il
rapporto fra Stato e cittadini.
C'è il
rischio, invece, che si vada nella direzione opposta rispetto alla riforma del
'92 che aveva introdotto la possibilità di ricorrere a forme private di
copertura dei rischi. Non a caso, nella nuova riforma, vengono penalizzati,
anche se gradualmente, i fondi integrativi preesistenti e le mutue integrative,
attraverso la riduzione della deducibilità fiscale delle somme destinate ai
fondi che non forniscono prestazioni integrative rispetto al Ssn.
La scelta
fatta dal Governo conferma l'orientamento di gestire la sanità pubblica con
norme e strumenti operativi di tipo amministrativo, precludendo alla radice
ogni apertura all'introduzione di regole di mercato. Le strutture sanitarie
pubbliche continueranno così ad essere un'emanazione della Pubblica
Amministrazione: continueranno quindi a persistere gli ostacoli che attualmente
si frappongono al perseguimento di obiettivi come l'efficienza,
l'aziendalizzazione, la qualità del servizio.
Un serio
tentativo di riordino della Sanità italiana dovrebbe invece passare per il
rispetto della libertà di scelta del cittadino e per una maggiore
responsabilizzazione del singolo nelle scelte riguardanti la propria salute.
Introdurre
nel nostro Paese un sistema duale, ma ispirato da una filosofia a senso unico
risulterebbe incoerente con quanto avviene negli altri contesti europei dove i
lavoratori possono contare su sistemi integrati tra pubblico e privato.
Posta in
questi termini, la manovra sui fondi va ad incidere anche sulla materia delle
relazioni sindacali. Essa impone, di fatto, vincoli alla contrattazione
collettiva e, introducendo potenziali oneri al costo del lavoro, viola il patto
di concertazione sottoscritto da Governo e Parti sociali.
Per
garantire quindi la più ampia libertà e la sopravvivenza dei Fondi sanitari
integrativi preesistenti secondo nuovi schemi di integrazione nel sistema è
necessario:
a) mantenere
un regime di agevolazione fiscale tale da assicurare per il futuro il
finanziamento delle attività senza oneri aggiuntivi;
b) intervenire
nella fase attuativa della disciplina dei Fondi integrativi, in modo da
renderla maggiormente compatibile con possibili forme di integrazione.
Nel
contempo, appare condivisibile una linea di sviluppo che consenta la diffusione
dei Fondi integrativi del SSN (Fondi d.o.c.) e che dovrebbe realizzarsi lungo
due direttrici:
a) completare
gli interventi normativi in modo da assicurare l'unitarietà della disciplina
ordinamentale e di quella fiscale;
b) affermare,
quanto meno in sede di elaborazione dei provvedimenti ministeriali di
attuazione della nuova disciplina dei Fondi integrativi, un concetto di
"integrazione" che abbia come punto di riferimento non solo i livelli
uniformi ed essenziali previsti dal Piano sanitario nazionale ma anche e
soprattutto gli "standard qualitativi dell'assistenza effettivamente
erogata".
In
concreto se la riforma vuole evitare di confliggere con il sociale deve tener
conto che, nel nostro Paese, operano da anni realtà di assistenza sanitaria
integrativa che hanno colmato, di fatto, le lacune sofferte dal sistema
sanitario pubblico.
Ad esempio
fondi nati dalla contrattazione collettiva, come la QUAS e il FASDAC
garantiscono ai Quadri e ai Dirigenti del Terziario il rimborso di tutta una
serie di prestazioni sanitarie previste da appositi nomenclatori tariffari.
E'
innegabile, quindi, che tali fondi, finanziati dalle imprese e dai lavoratori,
svolgono una funzione fondamentale in termini di contenimento della spesa dal
momento che si fanno carico di una serie di prestazioni, liberando il Servizio
Sanitario Nazionale dei relativi oneri.
Il trattamento
fiscale agevolato nei confronti delle contribuzioni destinate a tali fondi non
può, pertanto, essere considerato un privilegio né un onere per la collettività
bensì come il riconoscimento dovuto alla funzione sociale svolta da meccanismi
contrattuali collettivi.
Per
questi motivi non appare condivisibile il recente schema di decreto legislativo
sul trattamento fiscale dei fondi sanitari integrativi che non sembra sposare
tale tesi.
Viene,
infatti, prevista la riduzione graduale dell'esenzione fiscale dei contributi
destinati ai fondi predetti, il cui limite passa dagli attuali 7 milioni annui
a 3,5 milioni annui nell'anno 2007.
Inoltre,
il mantenimento del sistema di esenzione, passa attraverso la contestuale
devoluzione di quote di contribuzione ai così detti fondi DOC.
Questi
ultimi sono i soli fondi sanitari che il Servizio Sanitario Nazionale riconosce
come integrativi in quanto dovrebbero fornire le prestazioni che il sistema non
è in grado di fornire.
Questo
impianto comporterà in ogni caso un aggravio di costi ed organizzativo per i
fondi sanitari esistenti. Questi saranno costretti a rivedere il loro assetto
organizzativo e contrattuale attraverso la separazione dei rischi tutelati
secondo logiche di compatibilità fiscale.
Tale
situazione se non verrà modificata rischia di alterare, già nel breve periodo,
equilibri faticosamente raggiunti attraverso la contrattazione collettiva
senza, peraltro, offrire alternative valide capaci di far superare al
lavoratore ed imprese le riserve e le insoddisfazioni del passato.
Va
valutato infine il rischio che un maggior ricorso obbligatorio alle prestazioni
erogate dal Servizio Sanitario Nazionale da più ampie fasce di cittadini
determini un'enfatizzazione dei disservizi che finora hanno caratterizzato il
nostro sistema sanitario.