Intervento
del Presidente
Sergio
Billè
2.830
Comuni, un terzo di quelli esistenti in Italia, piccoli comuni sparsi
nelle Alpi, nelle Langhe piemontesi, nelle Cinque Terre liguri ma anche
in Toscana per non parlare di quelli delle Marche, della Calabria fino
alla Sicilia, sono oggi a rischio.
Con
un primato che tocca al Molise dove l’81,6% dei comuni ha questo problema.
Ma
che genere di rischi corrono questi Comuni? Oggi direi tutti: di spopolamento
e di impoverimento in primo luogo, anche per mancanza spesso di un minimo
vitale di infrastrutture, ma anche di una graduale, progressiva distruzione
di quel patrimonio culturale che costituisce la maggiore fonte di ricchezza
del nostro paese.
Siamo
di fronte cioè ad un problema che certo non può essere
considerato marginale.
Legambiente
e Confcommercio intendono lottare perché questa inspiegabile,
prolungata, irrazionale marginalità finalmente finisca.
L’incontro
di oggi a cui partecipano rappresentanti del governo, delle regioni
e dei comuni d’Italia dovrebbe servire non solo a "focalizzare"
meglio il problema che mi sembra ormai messo a fuoco con dati e cifre
inconfutabili, ma a "produrre" proposte di soluzione che possano
tradursi presto anche in decisioni operative.
L’elenco
delle infrastrutture che mancano o che comunque sono insufficienti è
talmente lungo da poter riempire le pagine gialle.
Parlo
della mancanza di infrastrutture di base: scuole, uffici postali dove
poter ritirare la pensione, protezione ambientale per non finire sommersi
dal fango in una notte di pioggia, strutture commerciali, luoghi di
ristoro, collegamenti di pubblico trasporto, ecc.
Persino
quel diavolo che si chiama burocrazia ci mette talvolta la coda.
Qualche
giorno fa si è dimesso l’unico medico presente nell’isola di
Stromboli. Motivo, guadagnava troppo poco, un milione e mezzo al mese
invece dei cinque milioni del medico di Panarea. E perché questa
differenza? Perché, in base alla normativa in vigore, Panarea,
non avendo un presidio di carabinieri, è considerata "sede
disagiata" mentre Stromboli, possedendo questo presidio, non dovrebbe
avere problemi. Invece ce l’ha perché i 1500 abitanti di Stromboli
, se questa assurda norma regionale non viene modificata, ogni volta
che hanno bisogno di un medico dovranno prendere la barca e andare su
un’altra isola.
Inverosimile
ma vero.
A
San Giovanni della Fossa, una frazione di Novellera, al centro della
ricca Padania, i 950 abitanti si sono quotati per impedire che l’unico
bar del paese venisse venduto ad un imprenditore che intendeva trasformarlo
in un negozio che vendeva nani da giardino e tagliaerba. Così
un intero paese è diventato proprietario di un bar. Soluzione
estrema ma pur sempre una soluzione.
Far
morire gli esercizi commerciali nei paesi che sono costretti a vivere
sotto il livello del benessere economico è un errore grave, direi
imperdonabile perché, senza queste strutture, i paesi sono destinati
ad una lenta ma inesorabile agonia.
E
se bisogna salvare il commercio e cioè la vita stessa di questi
paesi bisogna fare in modo che anche le ricchezze ambientali siano salvaguardate
e dotate delle necessarie infrastrutture.
L’ente
Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, ad esempio, ha fatto un accordo
con l’associazione del commercio, turismo e servizi Ascom di Belluno
per dotare il parco di tutte le infrastrutture necessarie per il sostegno
e il potenziamento dell’offerta turistica. Un esempio da imitare.
Non voglio togliere altro spazio ai nostri illustri
ospiti . Vorrei dire, per concludere, solo tre cose.
1
- Non si può permettere che, per insipienza, distrazione o altro,
vadano in malora un terzo dei comuni italiani. Se ci sono normative
da cambiare, cambiamole alla svelta, se i programmi regionali e quelli
di programmazione generale sono insufficienti, lacunosi o addirittura
distorti cambiamo anche quelli.
2
- Pensare - e forse qualcuno lo ha pensato - che non valga troppo la
pena di occuparsi di questa Italia dallo zero-sviluppo perché
tanto, in essa, vive solo l’8,7% della popolazione e quindi un’area
assai marginale di votanti alle elezioni, non solo è assurdo
ma indegno di un Paese che si vanta di essere tra i più democratici
del mondo.
3
- L’unione europea ha destinato proprio al sottosviluppo e a tutto ciò
che lo circonda una buona fetta dei fondi strutturali del 2000-2006.
Si
svegli lo Stato, si sveglino Regioni e Comuni, apprestino programmi
che consentano di sfruttare al massimo, come hanno fatto e continuano
a fare, ad esempio, gli spagnoli o i portoghesi, questa opportunità.
Alibi non ce ne sono più. Vorrei che fosse chiaro a tutti.