Sua Eccellenza l’Ambasciatore
dell’Egitto Latif, Vice Ministro Urso, Signor Sindaco, Autorità tutte.
Proprio in questa sede è nata, nell’ottobre del 1998,
l’Iniziativa euromediterranea del commercio e dei servizi.
Sono onorato, come messinese e presidente di
Confcommercio, di ricordare che senza l’apporto del nostro Comune e
dell’Associazione italiana dei commercianti, Euro-Med TDS non esisterebbe.
E’ giusto, quindi, che proprio questa città possa ospitare
una propria sede del Segretariato di Euro-Med TDS, che si va ad aggiungere a
quella da tempo aperta a Roma in collaborazione con la struttura fieristica.
Una scelta che ha riscosso pieno consenso dal Consiglio d’Amministrazione
dell’Associazione euro-mediterranea commercio e servizi, che all’unanimità mi
ha dato mandato a rappresentarlo qui oggi.
L’apertura dell’Ufficio ha come
obiettivo quello di dare ulteriore impulso alle relazioni ed alla
collaborazione tra le due sponde del Mediterraneo, in particolare ai rapporti
tra il Mezzogiorno d’Italia e la riva sud del mare. E’ nostro desiderio che gli
operatori economici meridionali possano cogliere al meglio quest’opportunità.
Nonostante la contiguità geografica, infatti, lavoriamo poco con i paesi del
sud mediterraneo. Nel 2000 le esportazioni italiane verso i 12 paesi del
Mediterraneo scelti dall’Unione europea per il dialogo euro-mediterraneo, più
la Libia, hanno rappresentato non più del 5,5% del totale. In quanto a
investimenti esteri, va anche peggio: siamo fermi al 2% scarso (1,9% per
l’esattezza).
Se pensiamo alla grande
tradizione commerciale dei paesi del nostro Mezzogiorno, se riflettiamo su come
voci fondamentali della vita economica trovino proprio in quei 13 paesi forte
rappresentazione, comprendiamo come il comportamento del nostro sistema economico
verso il Mediterraneo sia persino autolesionista.
Sono consapevole che la
situazione politica e sociale dell’area, troppo spesso turbolenta, possa far
esitare gli operatori rispetto ad investimenti troppo impegnativi. Ma quale
giustificazione trovare per il basso livello di commercio? E come esprimersi
sulla nostra incapacità ad essere leader in settori, ad esempio il turismo, nei
quali abbiamo specifiche e apprezzate tradizioni?
Ben venga quindi questo nostro
investimento su Messina, per il quale ringrazio in particolare il Sindaco
Leonardi, che avviene in un momento speciale per la vita economica del
Mezzogiorno, che sta esprimendo un’interessante spinta alla creazione d’impresa
e alla crescita dei suoi rapporti con l’estero.
Perché un Ufficio Euro-Med TDS nel sud
Italia
Da qualche tempo si nota una
maggiore intraprendenza e vivacità delle esportazioni del Sud rispetto a quelle
di importanti zone del Centro-Nord del paese.
Nel 2000 l’export del
Mezzogiorno ha rappresentato una massa di poco superiore all’11% delle
esportazioni nazionali. Nel rapido incremento numerico delle imprese
esportatrici italiane, avvenuto tra il 1994 e il 2000, le imprese meridionali
hanno pesato per più della metà del totale praticamente in tutti i settori.
L’elettronica, le telecomunicazioni e l’alta tecnologia in genere sono passate,
nel periodo, dal 4,3% al 9% delle esportazioni dell’intero Mezzogiorno,
arrivando a un livello percentuale prossimo a quello nazionale.
E I primi dati disaggregati
disponibili per l’anno appena chiuso, confermano che la tendenza non sembra
arrestarsi. Tra gennaio e settembre, le esportazioni italiane sono aumentate in
valore del 5,2% sull’analogo periodo del 2000; l’incremento più marcato si è
registrato proprio nel Mezzogiorno (+7,1%).
Anche se positivi, i dati non
devono ovviamente creare false aspettative. Dobbiamo sempre vigilare sui
ritardi e sulle carenze strutturali che purtroppo caratterizzano il rapporto
tra l’economia del nostro Mezzogiorno e l’estero.
La diffusione della cultura
imprenditoriale è ancora insufficiente, in termini quantitativi e qualitativi.
Si pensi, ad esempio, alle macchie d’illegalità e criminalità esistenti, e a
come queste diventino ostacolo per lo sviluppo di un trasparente mercato delle
opportunità imprenditoriali. Manca in molti settori e territori la cultura dei
processi d’internazionalizzazione, difettano conoscenze linguistiche, sono
assenti infrastrutture di servizio, sportelli bancari adeguati, azione
amministrativa e promozionale pubblica all’altezza dei bisogni.
Per non parlare poi delle lacune
nelle infrastrutture di trasporto e comunicazione. Non devo certo dire qui a
Messina quanto il progettato ponte sullo Stretto entri pesantemente in questi
limiti. Di fronte alle carenze infrastrutturali le imprese possono ben poco,
salvo lavorare di più e pagare di meno al fine di restare competitive sui
prezzi internazionali. Non si dimentichi che anche dalle carenze
infrastrutturali viene la scarsa capacità del Mezzogiorno ad attrarre
investimenti esteri.
L’ufficio Euro-Med TDS di
Messina contribuirà a risolvere questi problemi grazie alla propria vocazione
fortemente specializzata: Mediterraneo e imprese del terziario.
Il Mediterraneo, un caso di sviluppo
All’interno dei processi di
rapida integrazione commerciale ed economica mondiali, il Mediterraneo continua
a rivestire un ruolo marginale. Una situazione che dipende in gran parte dal
quadro politico della regione, ma non mancano altre responsabilità, a
cominciare dall’incapacità dell’Unione europea a farsi vero motore dello
sviluppo nell’area. Purtroppo l’Ue è cresciuta come istituzione essenzialmente
continentale. Basti guardare a come oggi Bruxelles “sente” l’integrazione
dell’Europa orientale e a come invece continua a non considerare “centrale” la
questione del suo sud mediterraneo.
Sia chiaro che si tratta di un
terribile errore di prospettiva. Senza sviluppo economico proseguiranno
tensioni interne e internazionali, come dimostrano anche le recenti questioni
legate al terrorismo internazionale e al cosiddetto “scontro di civiltà”. Per
lo sviluppo del Mediterraneo servono tante cose, a cominciare dalla pace nella
regione e dalle riforme politiche. Ma, per quanto di nostra competenza, servono
soprattutto investimenti e commercio internazionali.
I 13 paesi a cui guardiamo hanno
assorbito nel 2000 solo il 2,5 % dei beni scambiati a livello mondiale, ed
esportato per non più dell’1,7% delle esportazioni mondiali. In questo contesto
fiacco, il commercio intra-mediterraneo ha proseguito ad essere poco
rappresentativo. Nella Dichiarazione di Messina, ottobre 1998, scrivemmo che la
nascente Euro-Med TDS avrebbe dovuto “proporre possibili soluzioni per il
superamento di ogni barriera alla libera circolazione di beni e servizi nella
regione”. Oggi sento di poter dire che l’Ue non sta realizzando la
Dichiarazione di Barcellona e che è terribilmente in ritardo rispetto
all’impegno per la creazione di una Zona euro-mediterranea di libero scambio
nel 2010.
L’idea di un grande mercato di
800 milioni di persone, con perno sulle regole di Bruxelles e sui rapporti di
Associazione bilaterali (come l’ultimo firmato la scorsa settimana tra Ue e
Libano), con base l’Euro moneta, è allettante. Ma senza opportuna preparazione
si risolverà in un fallimento; e si tratterebbe di un fallimento anche
politico, ricordiamolo.
Il caso dei servizi
In questo contesto, i servizi possono dare un grande
apporto alle strategie di sviluppo. Già ora il terziario rappresenta, un po’ in
tutti i paesi mediterranei, tra il 60 e il 70% del Pil. I servizi di mercato,
commerciabili da privati o dal settore pubblico in veste privata, sono tra il
40 e il 55% del totale del Pil, tenuto anche conto di diffusi fenomeni di
economia sommersa.
Dare rappresentanza internazionale a quest’enorme massa di
interessi è stata l’ambizione che ci ha portato a creare l’Iniziativa
euro-mediterranea del commercio e dei servizi, l’unica piattaforma associata in
grado di dare oggi voce agli interessi di tutti, ripeto tutti, i paesi che si
affacciano sul Mediterraneo.
Un aiuto per comprendere come
possano aprirsi, per le imprese terziarie, ottime prospettive di profitto dal
rapporto con l’estero, ci arriva oggi dalla presentazione della ricerca
realizzata da Confcommercio, in collaborazione con l’Ice. Dall’indagine emerge
un paese con poche aree e pochi settori pienamente internazionalizzati. Il
Mezzogiorno figura in forte ritardo, pur con interessanti margini di recupero.
L’identikit dell’azienda
terziaria italiana tipo con vocazione estera è quello di una società a
responsabilità limitata di piccole dimensioni con fatturato non superiore a 2
milioni e mezzo di euro, sede nel nord del paese, attività prevalente nel
commercio all’ingrosso.
La sottocapitalizzazione delle
nostre imprese terziarie è il dato, tra i tanti che appaiono nella ricerca, su
cui mi sembra doveroso richiamare l’attenzione. Un dato che deriva anche dal
basso livello di fatturato: oltre il 40% del campione fattura meno di 516 mila
euro l’anno. Come competere con la concorrenza estera quando si dispone di una
così scarsa massa d’urto finanziaria, e quando, purtroppo, si ha la
consapevolezza della indisponibilità del nostro sistema bancario a fare la sua
parte?
Mentre La ringrazio ancora per
essere con noi, caro vice ministro Urso, raccomando a lei questo problema.
Insieme, con l’Ice, con Sace e Simest, ma certo anche con l’Abi, dobbiamo
trovare una soluzione. E’ anche da qui che arrivano clamorosi deficit italiani
nei rapporti internazionali, ad esempio nel campo della Grande distribuzione e
della distribuzione organizzata.
Il carattere transnazionale dell’Associazione Euro-Med Tds
consente, al nostro Segretariato, di offrire alle imprese del sud e in genere
alle imprese italiane, un servizio che si avvantaggia dei rapporti sottoscritti
tra noi e le Camere di Commercio nazionali e/o le “Confcommercio” dei 22 paesi
bagnati dal Mediterraneo.
In questo lavoro, con il quale credo forniamo dell’Italia
un’immagine di serietà e di efficienza, riceviamo puntuale apprezzamento e
collaborazione al Ministero degli Affari esteri e presso i suoi uffici,
Vice-ministro!
Non posso dire altrettanto, purtroppo, rispetto
all’attuale Commissione europea. Parlo dell’attuale, visto che quella
precedente, nella persona dell’allora Vice Presidente Manuel Marín,
responsabile del processo di Barcellona, ci concesse patrocinio ufficiale e
approvazione pubblica nella fase di avvio di Euro-Med TDS. E’ mio augurio che
il governo italiano (e approfitto della Sua presenza Ambasciatore Latif sapendo
bene quanto la sua voce sia ascoltata al Cairo per dire: anche il governo
egiziano), sappia porre nelle dovute sedi questo problema. La nostra
Associazione può essere il braccio imprenditoriale al servizio delle politiche
di Bruxelles: così fu intesa alle sue origini.
Nel frattempo, noi andiamo
avanti col nostro programma. Dopo aver realizzato il Primo partenariato dei
servizi a Porto Said, a marzo 16 manager del settore servizi dei paesi del
Mediterraneo orientale (tra cui 5 egiziani) saranno nostri ospiti per un mese,
grazie anche al sostegno finanziario del’Ice che qui ringrazio. Riceveranno,
tra Roma e Napoli, formazione teorica e stage pratici, utili ai nostri futuri
rapporti economici.
Ci auguriamo di poter
successivamente avviare, con il contributo della Commissione europea, il
progetto emed-tds.com che prevede la messa in rete di 15 nostri membri per
incrementare il commercio elettronico e
lo scambio di intelligence economica.
Come sa bene l’Ambasciatore
Latif, è anche prevista la realizzazione di una crociera sul Nilo dedicata alle
tradizioni culinarie mediterranee, in vista del lancio di un Festival annuale
della cucina mediterranea.
L’Ufficio messinese che oggi
inauguriamo, operando sulla base di una Convenzione con il Comune che sigleremo
al termine di questa cerimonia, s’inserirà in questo contesto con tutte le sue
specificità locali.
Conto sul vostro supporto
politico, conto sulla vostra solidarietà. Il futuro del Mediterraneo e
dell’Europa ha bisogno anche del nostro lavoro.