La relazione svolta dal Presidente
Negri mi sembra che abbia affrontato, e in modo esauriente, tutti i problemi,
in gran parte non risolti, che impediscono oggi al settore marittimo-portuale e
a tutta la grande rete di opportunità e di interessi che si muove intorno ad
esso di tornare ad essere competitivi sul mercato.
E il Presidente Negri ha
soprattutto evidenziato, in tutti i suoi aspetti, il grande, macroscopico
paradosso che oggi viviamo. E’ certo, infatti, che la domanda di trasporto
avrà, nei prossimi anni, in Europa, una crescita addirittura esponenziale,
probabilmente non inferiore al 40% sia a causa dei vorticosi ritmi imposti
dalla globalizzazione sia per le conseguenze che, anche per questo settore,
potrà produrre sia l’allargamento dell’Europa ai paesi dell’Est sia lo sviluppo
degli scambi e delle relazioni commerciali che si affacciano nel mediterraneo
meridionale e che offrono potenzialità considerevoli.
Ebbene, a fronte di queste
prospettive, poco o nulla si sta ancora facendo per consentire a tutta la
nostra struttura marittima e portuale di affrontare e risolvere, in modo
efficace, i problemi che questa crescita della domanda sicuramente porrà, anzi
sta già ponendo.
Tali problemi sono stati ben
evidenziati nella relazione introduttiva. Io ne vorrei enucleare soprattutto
tre.
1-
La mancanza, in primo luogo, di una programmazione
del settore che abbia finalità strategiche. E’, difatti, assurdo che tutte le
potenzialità offerte dal trasporto marittimo vengano sfruttate da molti paesi,
la Germania in primo luogo, ma non dall’Italia, paese che, più di ogni altro,
per restare competitivo sui mercati, dovrebbe diversificare ed implementare le
vie di trasporto che le sono più congeniali e che dovrebbero far leva sulle
possibilità logistiche offerte da un paese che gravita soprattutto sul mare.
Non vorrei dilungarmi sulla cronistoria degli atti, delle decisioni, delle
politiche che, nel corso degli ultimi decenni, hanno fatto sì che si
privilegiassero i trasporti su strada. Dico solo che queste scelte sono state
il frutto di errori macroscopici di cui oggi purtroppo paghiamo tutti le
conseguenze. Abbiamo reti viarie terribilmente ingolfate che producono costi
sempre maggiori e quindi indeboliscono fortemente la nostra competitività. E’
grave che si sia commesso un tale errore strategico, ma è ancor più grave che
si persista in questo errore e cioè non si studino politiche e interventi che
permettano un recupero delle risorse che questo paese potrebbe offrire.
2-
Si è fatto poco o nulla per rendere competitivo
tutto il mercato marittimo. Sarebbe stato sufficiente diversificare le
strategie e adottare una politica di incentivi che valorizzasse ed
incrementasse questo tipo di trasporto. E invece…… e invece sta accadendo quel
che voi tutti sapete: a) la mancanza di una vera rete di infrastrutture che
permetta a tutto il nostro sistema portuale di operare con costi sopportabili e
di pianificare investimenti anche a medio e lungo termine; b) un livello di
pressione fiscale che, per la sua esosità, ha posto in sofferenza le piccole e
medie imprese e fortemente demotivato le grandi; c) Un sistema di leggi e di
normative che, invece, di essere funzionali alle attività dell’operatore
marittimo, ne hanno fiaccato lo spirito e la voglia di fare impresa.
3-
E, infine, la mancanza di macro progetti che
consentissero di affrontare i problemi di tutto questo settore nella sua giusta
scala di valori e di opportunità.
E’ vero, è certamente vero, che la
crisi internazionale esplosa dopo gli attentati dell’11 settembre ha
ulteriormente complicato i problemi di questo settore. E’ anche vero però che
questi problemi, gran parte di questi problemi, giacevano irrisolti anche prima
di questa crisi, come lo sono oggi mentre la crisi sembra allontanarsi.
Io mi auguro che questi temi
possano essere finalmente affrontati, nella loro giusta dimensione, nel
documento di programmazione economica e finanziaria che il governo si appresta
a redigere e per l’approntamento del quale ritengo che sia indispensabile un
preventivo e approfondito confronto con le parti sociali.
Perché occorre un salto di corsia,
l’individuazione di programmi e di linee di intervento che consentano, a breve,
un recupero di competitività. Noi ci impegneremo - ci stiamo già impegnando -
in questa direzione, convinti come siamo che o finalmente la nostra politica
economica comincia a scorrere sui suoi giusti binari o la nostra economia
continuerà a perdere un treno dopo l’altro, un’opportunità dopo l’altra,
un’occasione dopo l’altra.
Le prospettive del primo semestre
di quest’anno continuano a non essere buone. E’ assai fiacca, continua ad
essere assai fiacca, la domanda di consumi mentre continuano ad essere in una
fase critica sia le importazioni che le esportazioni. Non è un problema che
riguarda solo l’Italia perché altri paesi oggi non stanno meglio di noi. Ma con
una differenza che va sottolineata: la carenza di tutto il nostro impianto
strutturale, la mancanza di piani strategici che consentano un rapido recupero,
la mancanza di riforme che consentano di diminuire i costi di impresa e di
incentivare gli investimenti accentuano le ragioni della nostra crisi,
raddoppiano, rispetto ad altri paesi, i nostri problemi.
Tutti, e io per primo, si augurano
che finalmente questi problemi possano essere risolti, ma siccome nessuno possiede
oggi la bacchetta magica e nessuno è in grado di fare miracoli, è
indispensabile uscire dall’enfasi di una progettualità che rischia di essere
soltanto dialettica e cercare, su ogni problema, soluzioni che siano vere
soluzioni, programmi che abbiano la certezza di una loro esecutività a breve e
medio termine.
E uno dei “focus” su cui occorre
lavorare ed impegnarsi subito sono proprio i problemi del settore marittimo.
Dimenticati, trascurati, rinviati da fin troppo tempo.
Essi devono tornare al centro del
tavolo del confronto e noi ci adopereremo, faremo il possibile perché ciò possa
avvenire e possa avvenire al più presto.