PRESENTAZIONE DEL PROGETTO NETSHOP
Roma, 26 marzo 2002
In occasione del recente forum di Cernobbio, ho lanciato l’allarme sui consumi e sul fatto che l’azienda Italia non riesce a mettersi in movimento, chiedendo inoltre un intervento forte da parte del Governo per far ripartire il mercato.
La domanda interna è stagnante e le
riforme avviate dal Governo produrranno i loro effetti positivi solo nella
seconda metà del 2003, anno in cui i consumi delle famiglie dovrebbero tornare
a crescere su ritmi vicini al 2%.
La situazione economica italiana
disegna, quindi, un futuro a tinte fosche per le imprese del commercio
tradizionale, anche in considerazione del fatto che i modelli di consumo degli
italiani si stanno modificando, in linea con quanto avviene a livello europeo,
con un aumento della componente destinata ai servizi.
Basti pensare che nel 1980, i due
terzi della spesa per i consumi delle famiglie europee (escluse spese mediche,
trasporti, comunicazioni ed energia) erano destinati all’acquisto di prodotti,
e solo un terzo ai servizi.
Nel 1997, meno di vent’anni dopo,
la situazione si era quasi capovolta: circa il 60% della spesa delle famiglie
era rivolta ai servizi, e poco più del 40% ai beni di consumo.
Ma questo non è l’unico motivo di
preoccupazione, infatti, dopo un periodo di profonda trasformazione
dell’apparato distributivo italiano, in cui il numero degli esercizi al
dettaglio si è drasticamente ridimensionato e durante il quale si è assistito
ad una espansione delle medie e grandi superfici, oggi il settore del commercio
è soggetto anche ai rischi derivanti da un grave vuoto regolamentare
nell’ambito della applicazione e della definizione degli indirizzi applicativi
delle leggi regionali di recepimento della riforma varata dal Governo nel 1998 e
nota come riforma Bersani.
In questo scenario, i piccoli
esercizi commerciali, quei negozi che danno un contributo significativo
all’occupazione e alla qualità della vita ma la cui gestione spesso non
raggiunge risultati economici soddisfacenti, rischiano un’ulteriore decimazione
con gravi perdite anche per i consumatori e per il sistema Paese nel suo
complesso, basti pensare al pericolo di svuotamento dei centri urbani o di
chiusura degli esercizi nelle località periferiche o nei paesi delle aree pedemontane.
Le forme tradizionali di
distribuzione non sono in grado di garantire un futuro a questi esercizi
commerciali, è necessario quindi trovare nuovi modelli che capitalizzino su
quelli che sono i punti di forza di questi esercizi e cioè la capillarità, la
prossimità, il rapporto con il cliente.
Dobbiamo quindi identificare nuovi
ecosistemi in cui i confini tra il settore del commercio e altri settori
diventino meno netti e i retailer entrino in nuovi mercati ridefinendo il
proprio ruolo in termini di “soddisfazione dei bisogni quotidiani dei clienti”.
In pratica è necessario creare le
condizioni e favorire lo spostamento progressivo dalla cessione di un bene
all’erogazione di un servizio similmente a quanto già avviene in realtà come
quella americana, sicuramente un modello da monitorare e emulare dal punto di
vista del servizio al cliente.
Unilever, per esempio, ha creato un
sito myhome.com
tramite il quale è possibile acquistare non soltanto i consueti detersivi, ma
anche servizi di pulizia domestica o di lavanderia con ritiro e consegna a
domicilio.
Il punto vendita deve diventare più
polifunzionale, aggiungendo alle consuete funzioni commerciali di prodotto
nuove funzioni attualmente svolte da altri operatori: uffici postali, ufficio
di Pubblica Amministrazione, banche ecc.
Tali nuove funzioni dovranno tenere
conto anche della collocazione geografica del punto vendita e della sua
componente di servizio pubblico.
L’ampliamento della gamma dei
servizi erogabili alla clientela da un esercizio commerciale è reso possibile
dalle nuove tecnologie che consentono di rendere disponibili presso un numero
elevato di punti vendita servizi quali, ad esempio, la ricarica del proprio
telefono cellulare o di casa, il pagamento di un’utenza, di un bollo auto, di alcune
tasse, l’interazione tra il cittadino-utente e la Pubblica Amministrazione.
Ho citato solo alcuni esempi ma
sono sicuro che siamo solo all’inizio di questa fase di ridisegno del ruolo dei
punti vendita.
Affinché ciò avvenga è necessario che diversi attori svolgano efficacemente la propria parte:
§ Confcommercio deve garantire il suo
supporto per la riqualificazione delle strutture di piccole e medie dimensioni,
soprattutto nelle aree periferiche, facendosi portavoce delle istanze del
settore nelle sedi istituzionali a tutti i livelli, provinciale, regionale,
nazionale e europeo
§ Il Governo deve: da un lato supportare il
progetto mettendo a disposizione risorse finanziarie che aiutino la diffusione
dell’innovazione tecnologica e la creazione di una grande rete di esercizi
commerciali; dall’altro sfruttare questa stessa rete assegnandole il ruolo
operativo di front-office del servizio pubblico e facendola diventare una
componente essenziale di quel progetto di avvicinamento della PA al cittadino.
§ Netshop dovrà far si che i servizi,
motore della trasformazione, siano disponibili. Dovrà occuparsi di tutti gli
aspetti tecnici e organizzativi permettendo all’esercente di focalizzarsi sul
business.
§ Voi, che costituite la struttura che oggi
raggiunge tutti i negozi d’Italia, avrete il compito di diffondere sul
territorio questo nuovo modo di essere esercizio commerciale.
Se ciascuna parte svolgerà in modo
corretto ed efficace il proprio compito sono sicuro che riusciremo a dare nuova
linfa a un settore che oggi è sotto pressione con ritorni positivi per tutti ma
soprattutto per il cittadino consumatore.