Un grazie innanzitutto a SMAU e a Comufficio, che, come
sempre, sanno cogliere i temi e le suggestioni del presente, e sanno renderli
oggetto di riflessioni e proposte concrete, con un successo crescente e
assolutamente meritato, a livello nazionale e internazionale.
Forse alcuni di voi, i non più giovanissimi, come me,
ricorderanno come, già dalla prima metà degli anni ’70, ma soprattutto a
cavallo degli anni ottanta, si cominciasse a sentir parlare di “società
post-industriale” e, poi, di “Società dell’Informazione”, per indicare il
definitivo chiudersi della preminenza, economica ma soprattutto culturale,
della grande industria manifatturiera, e l’aprirsi di una nuova era di
terziarizzazione della società.
La
nostra comprensione di quei concetti, allora e ancora per qualche anno, non
poteva suggerire altro che la visione di una società altamente informatizzata,
capace di sfruttare al massimo gli strumenti di elaborazione di dati e
informazioni, orientata alla conoscenza, alla crescita delle competenze di tipo
intellettuale e immateriale, alla creazione di servizi come indispensabile
complemento, anzi come qualità primaria dello stesso prodotto tangibile da
introdurre nel mercato.
Tutte
queste suggestioni, non c’è dubbio, si sono rivelate giuste, e tuttavia, se
dobbiamo ora definire la caratteristica fondamentale che descrive la nostra
società e la sua cultura, siamo altrettanto d’accordo che questa caratteristica
è qualcosa che noi, a quell’epoca, non potevamo prevedere: è lo sviluppo
mondiale della rete, la valenza universale che essa ha assunto non solo
nell’economia e nella cultura, ma della vita di ciascuno di noi.
Oggi,
la competitività di un paese non si misura sul numero di industrie, ma sul
grado di diffusione delle nuove tecnologie, e l’obiettivo che si pongono i
governanti è quello di raggiungere un elevato livello di accessi e diffusione
di Internet – basti vedere gli obiettivi della UE sulla e-Europe, proprio sulla
necessità di rendere l’Europa competitiva attraverso la diffusione
dell’innovazione dell’ICT nel suo tessuto imprenditoriale.
Non
possiamo negare che, da noi, è proprio il problema del digital divide, il divario tecnologico tra imprese e tra distretti
territoriali nell’uso delle nuove tecnologie, che preoccupa chi vorrebbe vedere
l’Italia alla pari con i paesi più evoluti.
Attualmente,
i dati del World Economic Forum evidenziano che il nostro paese è solo al 26°
posto nella classifica della penetrazione delle tecnologie digitali. Questo
dato purtroppo corrisponde a un quadro che vede l’Italia in ritardo rispetto
all’innovazione, e le sue imprese diffidenti nell’investire in progetti di cui
non si veda l’immediato vantaggio.
Tale
quadro non dipende tanto da un deficit culturale dei nostri imprenditori,
quanto, piuttosto, dalla cronica vulnerabilità e dall’incertezza del futuro in
cui versano le loro aziende – parlo in particolare delle piccole e micro
aziende, la stragrande maggioranza dei soggetti attivi nel nostro paese.
Necessario,
quindi, sostenerli nel processo di scoperta e appropriazione dei benefici
dell’innovazione, con tutte le misure utili a far loro comprendere che lo
sforzo da compiere per raggiungere uno “stadio evolutivo” superiore vale
davvero la pena.
Se
in questo ambito vogliamo quindi esaminare i provvedimenti attualmente in
discussione, orientando la nostra indagine sui settori rappresentati da
Confcommercio, dobbiamo innanzitutto rispondere alla domanda se e quanto un
settore come il terziario sia valutato nella sua reale importanza, cioè come il
comparto che, per la sua funzione nel tessuto sociale e produttivo, costituisce
il trait d’union per fornire una rete connettiva omogenea, necessaria sia alla
produzione sia al consumo.
La
“Tecnotremonti” garantisce agevolazioni agli investimenti in innovazione e
ricerca, che ci vedono in linea di massima favorevoli, ma noi riteniamo
indispensabile integrare queste misure con incentivi estesi anche alla
comunicazione e al marketing, dato che l’innovazione è presente anche nelle
tecniche di comunicazione e di vendita. Non dimentichiamo che la comunicazione
commerciale costituisce un fattore sostanziale per incrementare i consumi.
Basilea.
Si tratta di un’innovazione che costituisce in effetti un’opportunità, ma anche
una minaccia. Per le micro e le piccole imprese che rappresentiamo, un sistema
sofisticato di valutazione è di per se un elemento spiazzante. Non
dimentichiamo che i piccoli operatori non sono in grado di adeguarsi al nuovo
metodo, e che finora la valutazione della piccola impresa si è sempre e
giustamente basata su fattori qualitativi. La novità dell’adeguamento ai
principi contabili IAS immette anch’essa un elemento di complessità e
difficoltà, quindi di maggiori costi, nella già difficile vita dell’impresa.
Se
vogliamo accompagnare le aziende verso l’innovazione, non mi stanco di
ripeterlo, dobbiamo rendere il loro cammino il più facile possibile, e non
complicare ulteriormente la loro vita.
Il
piano per l’innovazione digitale predisposto dal Governo costituisce poi, in
linea teorica, uno sforzo apprezzabile per definire un quadro organico di
interventi nell’ICT.
Per agevolare i processi innovativi, è tuttavia
ancora necessario eliminare le barriere settoriali che impediscono, alle
imprese del settore distributivo, l’accesso alle agevolazioni per la ricerca,
inserendole a pieno titolo tra i soggetti beneficiari del D.Lgs 297/88
(Regolamento per la partecipazione a interventi di sostegno alla ricerca
industriale).
Anche per quanto riguarda l’innovazione
tecnologica, sono necessarie misure atte a superare le barriere normative
settoriali che la legge 46/82 tuttora pone agli investimenti innovativi del
settore distributivo.
La necessità è quella di indirizzare le agevolazioni per
l’innovazione anche verso i processi evolutivi delle tecniche distributive e
dell’organizzazione aziendale nel tempo e nello spazio, il cui prodotto è
rappresentato dall’introduzione sul mercato di nuove tipologie di vendita, di
nuove forme di integrazione logistica, di nuove modalità di approccio al
cliente, caratterizzate dal fatto di essere inedite o diversificate rispetto
all’esistente.
Occorre inoltre un maggior chiarimento sulle misure
di carattere economico e finanziario previste dal Piano per l’innovazione che,
utilizzando strumenti normativi preclusi al settore terziario, rischiano di
escluderlo dalle agevolazioni.
E’ necessario poi che tali misure siano
utilizzabili dalle imprese commerciali e turistiche per:
·
l’accesso ai Digital
Market Place
·
l'accesso ai sistemi
di e-procurement pubblici e privati e ai Digital Market Place internazionali.
Confcommercio ritiene in sostanza indispensabile,
come ho cercato di dimostrare, che il mondo della distribuzione, del turismo,
dei servizi e delle professioni proceda nel percorso innovativo del paese di
pari passo con il resto dell’economia. A questo scopo si è adoperata in vario
modo per sollecitare nei propri associati non solo curiosità e interesse, ma
azioni concrete che costituiscano passi in avanti verso la realizzazione
dell’innovazione.
Centralia, ad esempio, costituisce
un portale BtoB (business to business) che offre ai dettaglianti alimentari e
ai pubblici esercizi la possibilità di accedere a un insieme di offerte di
prodotti alimentari e bevande, con l’ottimizzazione dell’intero processo
d’acquisto e la possibilità di avere un rapporto diretto con i fornitori.
L’iniziativa continua a diffondersi ed ha già raggiunto un notevole successo,
costituendo anche oggetto dell’interesse di istituti di ricerca che cercano
casi di eccellenza nell’uso delle nuove tecnologie.
Euro-Label,
invece, è un’iniziativa di livello europeo finalizzata a rimuovere – con il
conferimento di un marchio di fiducia collegato a un codice di comportamento -
la diffidenza dei consumatori nei confronti degli acquisti on line, e favorire
in tal modo il diffondersi del commercio elettronico.
Il marchio Euro–Label è operativo in cinque paesi
dell’Unione Europea – Francia, Germania, Spagna, Austria e Italia - e
garantisce che il sito certificato rispetta severi criteri di correttezza.
Qualsiasi negozio on line, anche se registrato in paesi diversi rispetto a
quelli partecipanti all’iniziativa, potrà sottoporsi alla verifica, ottenere
l’Euro-Label ed essere presente nel portale europeo.
Altre iniziative concrete sono state ideate e
organizzate da nostre Associazioni di categoria – cito ad esempio
Federcalzature e Angaisa – senza contare i numerosi portali e servizi che le
nostre Associazioni territoriali hanno realizzato per i propri associati.
Concludo affermando che il mondo associativo del
commercio, del turismo, dei servizi e delle professioni si è mosso con
interesse e competenza per sostenere l’innovazione, e che attende con ansia
misure adeguate che possano aiutarlo a diffondere ulteriormente tutti gli
strumenti utili ad una crescita sostenuta e duratura delle nostre imprese che ci
auspichiamo ponga l’Italia tra i paesi in grado di competere con le nazioni
tecnologicamente più sviluppate.