Quando
l'amico Emanuele Papalia mi ha parlato dell'iniziativa della "Cittadella
delle Imprese" non mi sono stupito più di tanto perché ben conoscevo la
determinazione con la quale la Camera di Commercio di Taranto, l'Ascom
provinciale, le forze imprenditoriali nel loro complesso, quelle politiche e la
città tutta, sanno progettare e realizzare interventi realmente innovativi.
Tra i
tanti esempi mi è rimasto impresso quello dell'attivazione, tra i primi casi in
Italia, di servizi telematici camerali decentrati. Ma anche l'articolazione e
la completezza del sistema di servizi a favore delle piccole e medie imprese.
Ne cito
alcuni: quelli per la formazione e l'assistenza tecnica; i servizi a carattere
informativo e per il commercio internazionale; quelli rivolti all'innovazione.
Taranto
rappresenta un esempio sia per il sistema camerale ma anche per il sistema
Confcommercio e costituisce la prova tangibile di quanto siano infondati certi
superficiali pregiudizi riguardanti le imprese meridionali e le loro rappresentanze
camerali ed associative.
La
"Cittadella delle Imprese" è più di un progetto ingegneristico:
rappresenta la volontà di fornire agli imprenditori un punto di riferimento in
grado di favorire lo sviluppo delle loro attività attraverso un sistema integrato
di servizi.
La
telematica trova ampio spazio nelle realizzazioni previste nella
"Cittadella delle Imprese". Senza sottovalutare la tecnologia sono
però convinto che anche la "fisicità" di un luogo dedicato
all'impresa abbia la sua importanza. La vicinanza tra uffici, locali adatti
alle necessità delle imprese, sono tutti elementi che giustificano l'impegno
profuso e rappresentano un sicuro ingrediente di successo.
Non
penso che solo le imprese siano le destinatarie di quest'opera. Penso ai
consumatori, agli studenti, alla cittadinanza tutta. La realtà d'impresa, i
suoi valori e la sua cultura, deve essere vissuta a livello collettivo e
rappresenta un elemento sostanziale del contesto sociale - non solamente di
quello economico - e questo specie dove la predominanza della piccola e media
impresa finisce per creare un legame diretto impresa-individuo.
Ed è
proprio su quest'ultimo aspetto che vorrei fare alcune considerazioni.
Oggi il
valore rappresentato dalla piccola e media impresa appare appannato nelle
analisi economiche. Il riferimento ad un eccesso di presenza delle Pmi nel
tessuto imprenditoriale italiano è portato come una delle spiegazioni
dell'insufficiente competitività del nostro paese.
Si è
passati dall'elogio della piccola dimensione e dei distretti produttivi ad una
critica aperta a tale dimensione d'impresa. Ma ci si dimentica quasi totalmente
del fallimento delle grandi iniziative dell'industria pubblica, della crisi
delle grandi imprese, della capacità - viceversa - delle Pmi di adattarsi
continuamente alle mutevoli condizioni di mercato.
Le Pmi
sono frutto dello spirito imprenditoriale italiano ma sono anche e soprattutto
la risposta ai vincoli che lo Stato ha costruito per decenni in barba alla
competitività ed alle croniche disfunzioni del nostro sistema. Non sono
l'espressione di un esasperato, italico individualismo da mettere all'indice
come disvalore.
Fortunatamente
quello che si presentava come un ulteriore vincolo a questa tipologia di
imprese - mi riferisco al referendum sull'articolo 18 - è stato superato senza
danni. Altri vincoli, però, continuano a permanere. Basti pensare ad un sistema
normativo che prevede - rispetto ad altri paesi europei - il doppio e, in
alcuni casi, anche il triplo delle norme, spesso contraddittorie, da
rispettare. Non so se fare l'imprenditore o il pubblico funzionario, ad
esempio, in Francia sia più facile o più difficile. Certamente è meno
complicato dal punto di vista normativo.
Ed
allora non si può non rispondere a chi individua nella piccola e media impresa
il tallone d'Achille italiano: un contesto normativo adeguato a quello degli
altri paesi, un sistema di servizi pubblici efficiente, un sistema creditizio
meno costoso, un sistema previdenziale in grado di sopravvivere, un mercato dei
capitali più orientato alle Pmi, un mercato del lavoro moderno, un sistema
fiscale meno oppressivo. Sono queste le priorità, gli interventi che
consentiranno alle imprese di crescere, anche dimensionalmente, e di continuare
a creare valore ed assicurare la competitività del paese.
Ma
torniamo all'iniziativa che oggi celebriamo, la "Cittadella delle
Imprese". Ho evidenziato quale sia la complessità dei problemi nei quali
si imbattono le Pmi. La scelta di costituire un sistema integrato di servizi
deve essere letta anche in questa prospettiva. A queste complessità di contesto
si aggiunge la sfida costituita dalla competizione con gli operatori degli
altri paesi, da quelli dell'Est europeo, prossimi all'entrata nella UE, a
quelli del Far East.
Non
voglio peraltro entrare nel tema delle politiche di incentivazione, cui è
dedicato il convegno di domani. Mi soffermerei, invece, sul problema
dell'allargamento che tanti timori solleva nelle aree oggi destinatarie dei
fondi strutturali.
Dal
vertice di Barcellona della primavera dello scorso anno è emerso il chiaro
indirizzo verso una riduzione degli aiuti di stato alle imprese. L'orientamento
per la prossima Agenda 2007 - quindi dopo l'allargamento - è di sostituire le
politiche di incentivazione alle imprese con le politiche di contesto, volte a
superare i problemi di carattere infrastrutturale che impediscono un pieno
utilizzo dei territori.
Ci
auguriamo che questo non significhi solo reti stradali o ferroviarie, porti ed
altre infrastrutture, opere pur importanti per lo sviluppo di queste aree, ma
significhi anche reti d'impresa, di servizi, di formazione, di ricerca, una
pubblica amministrazione più efficiente.
E' stato
sottolineato innumerevoli volte che la competizione non è più tra imprese ma
tra aree, le quali si connotano in base all'efficienza dei servizi presenti ed
alle economie localizzate.
Penso
che esempi come quello della "Cittadella delle Imprese" facciano
parte a pieno titolo del sistema di servizi inerenti un'area e che quindi
contribuiscano alle economie localizzate ed alla competitività delle imprese.
Un
investimento per la competitività dell'area, quindi. Non solo un'infrastruttura
ed un insieme di servizi per quanto avanzati.
Ed è
così che questa struttura deve essere vissuta tanto dagli operatori che dagli
enti erogatori, avendo come guida e riferimento costante la capacità di
competere con ciò che offrono altre aree, anche apparentemente distanti.
Un
augurio di buon lavoro, quindi, ed un auspicio che ancora una volta Taranto
possa fungere da laboratorio di esperienze innovative.