Mi limiterò a trattare tre
aspetti, tutti e tre speculari, di un’Istituzione che, dopo la legge di riforma
del 1993, ha saputo crescere e poi consolidarsi e poi sempre più qualificarsi
come una delle più importanti strutture che, avendo ormai messo salde radici
sul territorio, è in grado di dare un contributo importante allo sviluppo
sociale ed economico del paese.
Il primo riguarda il grado di
autonomia funzionale che queste strutture hanno ormai in gran parte acquisito
diventando il principale referente di aziende ed imprese di ogni tipo.
Il secondo riguarda il sempre più
stretto rapporto che si è andato instaurando fra questa Istituzione e le
associazioni di rappresentanza.
Il terzo, infine, riguarda il
progetto di riforma federalista e i tanti problemi e le non minori incognite
che essa ancora contiene.
Sul primo punto non si può che
dare un giudizio assai positivo perché le Camere, prima emanazione del solo
ministero dell’Industria con presidenti di nomina ministeriale e giunte di
nomina prefettizia, simulacro arrugginito quindi del vecchio stato umbertino,
hanno, con la riforma, acquisito una dimensione del tutto nuova e finalmente
aderente ai bisogni e alle esigenze di una moderna economia.
Ma la riforma del ’93 è stata
assai innovativa anche perché ha mutato, alla radice, il rapporto tra Camere e
Associazioni imprenditoriali riconoscendo a queste ultime più dirette e
finalmente idonee funzioni di rappresentanza. E non poteva che essere così
perché il principio della sussidiarietà e la rilevanza ormai assunta
dall’associazionismo come componente essenziale della società civile ed
economica non potevano che essere i cardini di un moderno processo di sviluppo.
Camere di Commercio e Associazioni
si muovono, infatti, con un obiettivo comune: quello di rendere più agevole
l’attività imprenditoriale, di ampliare il ruolo delle imprese e di operare,
sul territorio, perché si creino condizioni di mercato che, imponendo
finalmente regole che consentano l’esercizio della libera concorrenza,
diventino un serio incentivo per lo sviluppo delle piccole e medie imprese.
E questo connubio nato da ormai
molti anni fra le Camere e le Associazioni mi sembra che stia dando ottimi
risultati: non c’è solo più “trasparenza” nei progetti che vengono assunti per
una migliore e più adeguata regolamentazione del mercato, ma stanno maturando,
sul territorio, tutte quelle iniziative che oggi possono contribuire fortemente
ad una reale modernizzazione delle strutture imprenditoriali: più tecnologie,
più formazione, più strumenti messi a disposizione di quelle libere imprese che
intendono contrastare la pervicace resistenza dei tanti monopoli che ancora
esistono nel nostro paese per allargare i confini della loro attività.
Le nuove competenze ora affidate
alle Camere di Commercio consentono, con il concorso delle Associazioni, lo
sviluppo di iniziative di valenza sempre più strategica.
Penso ad infrastrutture tese a
soddisfare le più diverse realtà locali e poi alla realizzazione di progetti
che consentano finalmente l’internazionalizzazione dei programmi di larghi
settori di imprese per non parlare di quel che si può fare nel campo del
marketing territoriale, per una maggiore e più sostanziale semplificazione
delle pratiche amministrative e ancora per la promozione di sistemi che favoriscano
lo sviluppo del turismo locale.
Insomma, un cantiere in piena
attività che potrebbe produrre, a tutti i livelli e su ogni latitudine,
risultati importanti.
Il terzo aspetto che intendo
trattare è, invece, quello più spinoso e denso di incognite.
Mi riferisco ovviamente alla
riforma federalista che oggi, pur avendo ormai implementato, sul territorio,
strutture operative di vario genere e, per quanto riguarda le sue finalità di
progetto e i suoi grandi obiettivi, ancora allo stato magmatico.
Nessun concreto passo in avanti ha
fatto fino ad ora, infatti, il progetto di federalismo fiscale, architrave,
muro portante di una riforma che intenda davvero mettere radici e poi
trasferire alle Regioni poteri, compiti e funzioni di primo livello.
Da questo punto di vista, mi
sembra che questa riforma sia ancora in pieno guado, né di qua né di là, né
carne né pesce, né bianca né nera.
La obiettiva mancanza di risorse -
e noi sappiamo fin troppo bene, per esperienza diretta, quali dimensioni abbia
oggi questo problema - allontana l’ora della grande ed irreversibile scelta
federalista.
Un motivo di più, direi anche un
buon e giustificato alibi per rifletterci ancora sopra evitando così di
commettere errori a cui poi, una volta che fossero compiuti, non sarebbe più
possibile porre rimedio.