So bene
che, in questo paese, dire la verità e dirla fino in fondo, può anche talvolta
costare caro, ma credo di avere, in questa occasione, chi mi guarda bene le
spalle. Parlo, in primo luogo, di quei milioni di commercianti, di operatori
del turismo e di imprenditori della piccola, media e grande distribuzione che
hanno ormai le tasche piene di essere messi sulla graticola e poi bruciati ogni
giorno a fuoco lento come se fossero loro e loro soltanto i veri, unici responsabili del disastroso andamento della
nostra economia con prezzi che salgono e portafogli delle famiglie che si
svuotano ogni giorno di più.
Sono anni ed anni, almeno
dal 1992, che pazientiamo e poi pazientiamo e poi ancora pazientiamo
all’infinito in attesa, sempre educati, compunti e rispettosi delle
Istituzioni, che, in questo paese, accada finalmente qualcosa di nuovo.
Sono
passati più di undici anni e non è accaduto proprio nulla: non solo abbiamo
sulle spalle lo stesso carico di tasse che avevamo prima, ma veniamo
letteralmente massacrati, ogni giorno di più, da un sistema pubblico che drena
soldi dalle tasche di famiglie ed imprese ma non riesce a produrre né sviluppo
né infrastrutture né nuova produzione di ricchezza.
E,
siccome undici anni di attesa ci paiono davvero troppi, ora abbiamo deciso di
cambiare musica e spartito.
E cosa
chiediamo? Chiediamo che il governo mantenga le promesse che ha fatto tre anni
fa al paese e che sono rimaste, per quanto riguarda tasse, costi e oneri
connessi, sostanzialmente disattese.
Chiediamo
niente di più ma anche niente di meno di quel che ci era stato ufficialmente
promesso ma che poi non ci è stato dato.
Per
questo ci sentiamo gabbati, presi in giro. Anzi, come dicono a Napoli, prima
fatti cornuti e poi anche
mazziati. E’ sinceramente troppo.
E
l’assurdo - ed è la beffa dopo il danno-
è che ci sia anche qualcuno che ha anche il coraggio oggi di scaricare su di noi le responsabilità di
questo disastroso andamento dell’economia.
A questa
operazione di palese depistaggio, a questi trucchi degni del mago Udinì, a
questo gioco delle tre carte deve essere ben chiaro che non ci stiamo più.
Non
siamo così gonzi. E’ dunque arrivato il momento che gli italiani sappiano chi
davvero fa il furbo in questo paese, chi davvero trucca le carte, chi davvero li
sta prendendo in giro.
Ma
qualcuno può anche pensare che questa nostra levata di scudi abbia un colore ed
un significato politico perché, in fondo, gratta gratta, rischia di portare
acqua a chi manovra, dentro e fuori il Parlamento, contro questa coalizione di
governo.
E anche
questo sarebbe un grosso, madornale errore di valutazione perché buona parte
dei nostri guai vengono proprio da quei governi di sinistra che, pur essendo
stati al potere per molti anni, non hanno saputo o voluto, pur avendo a disposizione,
nel paese, conti economici migliori di quelli di oggi, nè riformare il sistema
fiscale né provvedere ad una più equa e produttiva distribuzione delle risorse
a vantaggio delle famiglie e delle imprese.
Quindi,
proprio perché non abbiamo la memoria corta, è bene che la sinistra non si
faccia, da questo punto di vista, troppe ed inutili illusioni.
Non
abbiamo casacche da indossare o da cambiare perché il nostro vero ed unico
obiettivo è quello di convincere l’attuale governo a fare, nella parte che resta
di questa legislatura che, per fortuna, non finisce domani, le cose che ha
promesso e che sono tutte, nessuna escluse, nel contratto fatto con gli
italiani alle ultime elezioni politiche.
Non ci
sono, nel nostro comportamento, né spinte né motivazioni di carattere
ideologico o politico. Anzi, arriviamo a pensare che oggi un cambio di maggioranza politica ci farebbe cadere
dalla padella nella brace.
Ma un
avvertimento a questo governo e al suo attuale gestione lo diamo forte e
chiaro: bisogna cambiare, bisogna fare le cose promesse, bisogna rilanciare,
costi quel che costi, la nostra economia ormai sull’orlo del dissesto e della
recessione.
E’
arrivato il momento di non nascondersi più dietro il dito del patto di
stabilità impostoci dal Trattato di Maastricht perché questo è diventato ormai
un alibi indifendibile. E’ arrivata l’ora di fare quel che da tempo hanno fatto
i francesi che, pur vivendo la nostra stessa condizione di crisi, non hanno
esitato un momento a ridurre- e in modo congruo- la pressione fiscale per
famiglie ed imprese perché questo è l’unico modo per rilanciare i consumi e
rimettere in sesto il nostro sistema economico.
Si muova
Berlusconi e nessuno penserà a togliergli il voto. Ma, per carità, si muova
perché chi vive in questo paese è stufo di stare in eterno dentro il freezer
della crisi.