Cominciamo
col dire, per andare subito al concreto, che la liberalizzazione dei mercati e
la concorrenza tra imprese sono uno dei presupposti, direi il principale, per
aumentare il livello di competitività in molti settori vitali del nostro
sistema economico.
E’
sicuramente vero per il mercato dell’energia, lo è anche per quelli delle
telecomunicazioni, dei servizi finanziari, delle infrastrutture e dei
trasporti.
La
mancata liberalizzazione di questi settori è la principale causa del nostro
ormai cronico gap di competitività
sia nei confronti dell’Europa sia nei confronti degli Stati Uniti.
La
verità è che in Italia il processo di liberalizzazione di questi settori è
stato in gran parte virtuale, nel senso che i sistemi a cui prima ho fatto
riferimento continuano ad avere una struttura e un assetto sostanzialmente
monopolistico.
Facciamo
il caso dell’energia elettrica, ancora in grandissima parte controllato da un
unico operatore ex pubblico, cioè l’Enel. Si è cioè cambiato il simulacro ma
tutto continua a funzionare come prima. C’era un monopolio legale, ora c’è un
monopolio di fatto. Cambiano i fattori ma il risultato resta lo stesso. Non c’è
liberalizzazione e quindi non c’è vera concorrenza.
Questo, ovviamente, incide
anche – e in misura rilevante - sul livello dei prezzi.
Su
questo fronte, infatti, le nostre imprese si trovano a dover scontare, rispetto
agli altri concorrenti europei, un gap
competitivo rilevante e, direi, anche ingiustificato.
Se, infatti, poniamo a
confronto la bolletta che paga nel nostro Paese una media utenza commerciale
con la bolletta che, invece, viene pagata da un analogo concorrente situato in
uno dei Paesi dell'Unione europea, emerge che, a parità di condizioni,
l’impresa Italiana sopporta un costo addizionale di oltre il 27%.
Questo significa che in
Italia il conto della bolletta elettrica è più salato di quella europea di
oltre 2.000 euro annui. L’esborso addizionale complessivo del sistema – un vero
un onere improprio - è di oltre 150 milioni di euro annui, con conseguente perdita
di competitività sul mercato. Mi viene in mente una vecchia battuta che diceva
che è come partecipare alla maratona di New York con uno zaino pieno di sassi
sulle spalle, dove uno dei sassi più grossi e pesanti è rappresentato proprio
dal problema dei costi energetici. E non mi riferisco al confronto tra le
imprese italiane e quelle che operano nei paesi dell’Est asiatico, dal momento
che si tratta di realtà con le quali non trovo giusto né adeguato un paragone.
Mi riferisco, semplicemente, ai nostri partners e concorrenti europei, nei
confronti dei quali chiediamo di operare, almeno, a parità di condizioni.
Sono cinque i nodi da
sciogliere, veri e propri vincoli alla competitività imprenditoriale, per
vincere la battaglia contro il caro-prezzi dell'energia.
1-
Mancano regole chiare, trasparenti e non discriminatorie per l'accesso, da
parte di tutti i clienti idonei, alle infrastrutture energetiche nazionali
(gasdotti, stoccaggi, ecc.);
2
- L'incidenza del fisco sulle bollette energetiche delle Pmi è ancora eccessiva
ed iniqua. L’attuale disciplina prevede infatti una pesante aliquota solo per i
consumi inferiori a 200.000 kWh/mese, mentre è prevista l’esenzione per i
consumi superiori a 200.000 kwh/mese. Si tratta di un trattamento fiscale
palesemente iniquo, che penalizza ulteriormente le piccole imprese, in quanto
utenze a minor consumo di elettricità rispetto ai grandi consumatori
industriali (che, tra l’altro, godono già di un miglior trattamento economico
sul costo del chilowattora, potendo approvvigionarsi ormai da alcuni anni sul
mercato libero dell'elettricità).
3
– E’ necessario mettere in campo interventi strutturali per diminuire i costi
variabili di generazione elettrica e termica e per eliminare le barriere
all'ingresso di nuovi operatori nel mercato italiano dell'energia.
4
– Serve una maggiore efficienza ed efficacia di azione dell'Authority per
l'energia elettrica e il gas che mantenga, contestualmente, la propria
indipendenza.
5 – Infine, l'offerta di energia è ancora troppo
concentrata nelle mani di due ex monopolisti (Enel ed Eni); Su questo fronte,
infatti, il nostro Paese sconta un enorme ritardo rispetto agli altri
concorrenti Europei. L’attuale sistema normativo, infatti, continua ad
escludere dall’accesso al libero mercato la maggior parte delle attività
produttive di più ridotte dimensioni, anche se, in realtà, la recente vendita
della terza Genco comporterà – dal prossimo 29 aprile - l’abbassamento delle
soglie di idoneità da 9 GW/h a 100.000 KW/h.
E’,
questo, un passo importante nell’ambito del processo di liberalizzazione del
mercato elettrico che Confcommercio intende sfruttare per assicurare alle
imprese condizioni di fornitura più vantaggiose.
Sono
questi i motivi che ci hanno indotto ad avviare un progetto volto promuovere l’aggregazione
della domanda attraverso la costituzione di un largo e qualificato gruppo di
acquisto capace di offrire a tutte le imprese aderenti condizioni di fornitura
ottimali.
In questo contesto
nasce Tradecom, una società di trading energetico a cui la Confcommercio sta
lavorando da un anno e che è diventata ora operativa.
Il lavoro di
Tradecom è semplice da spiegare ed efficace come risultato: acquistare energia nel
mercato libero alle migliori condizioni e rivenderla, agli utenti associati e
non, ai prezzi più vantaggiosi.
L’obiettivo è quello di realizzare, per ciascuna impresa, risparmi medi
dell’ordine del 10%.
L'attività di
Tradecom rafforza la rete dei servizi che le Ascom-Confcommercio
offrono ai propri associati: si consolida, quindi, quel rapporto fiduciario che
è il patrimonio
più significativo e originale del sistema confederale, esempio della capacità
di saper rispondere ai diversi bisogni reali delle imprese che maturano nel tempo.
E’ tuttavia chiaro che per
contenere in maniera significativa il costo della bolletta elettrica – al di là
di questa nostra iniziativa – sia assolutamente necessario mettere in campo
interventi strutturali di riforma del sistema energetico e promuovere con
fermezza il completamento del processo di liberalizzazione del mercato.
In
tal senso non possiamo che esprimere apprezzamento per l’impianto complessivo del Disegno di Legge “Marzano”, attualmente in
discussione in Parlamento, il quale ci sembra ponga le fondamenta per giungere
ad una nuova politica energetica che sia rispettosa della salvaguardia del
patrimonio esistente ed, al tempo stesso, compatibile con le fondamentali
esigenze di crescita e sviluppo delle nostre imprese. E la competitività
del sistema produttivo significa anche competitività dell’intero sistema Paese.
Si tratta, ora, di passare dalle parole ai fatti; di tradurre quindi queste
esigenze in comportamenti concludenti. Questo è quello di cui ha bisogno, oggi,
l’impresa e l’intero sistema Paese. L’invito
che pertanto che mi sentirei di rivolgere al Governo ed alle Istituzioni è
quello di proseguire in questa direzione, liberando il mercato dai lacci della
burocrazia, delle procedure amministrative e del monopolio, in modo da
consentire a tutti gli operatori di confrontarsi, a parità di condizioni, con
gli altri concorrenti europei e poter così giocare, con possibilità di
successo, la partita della crescita, dello sviluppo e del successo.