Non c’è ormai convegno o
dibattito che si svolga all’interno delle mura domestiche dell’Unione europea
che non indichi nella ricerca e nella formazione gli strumenti validi per
restituire competitività, nel breve ma soprattutto nel medio periodo, a tutta quest’area
economica stretta in una crisi che dura da fin troppo tempo e che ogni giorno,
a causa dell’inasprirsi della concorrenza sui mercati, rischia di complicarsi
ancora di più.
La verità è che purtroppo, negli ultimi anni, le strutture europee
hanno affrontato queste questioni in modo puramente accademico mentre sarebbe
stata indispensabile, invece, da parte di esse, una buona dose di pragmatismo
con politiche finalizzate a quei settori che, più di altri, potevano rafforzare
la nostra competitività.
Sarebbe bastato, ad esempio, che i governanti italiani, da sempre
affetti da presbiopia, avessero inforcato un buon paio di occhiali e avessero
visto quel che, proprio sotto il loro naso, si stava cercando di realizzare nel
campo della formazione, in settori vitali per il Made in Italy come quello
della cucina e della ristorazione, per fare finalmente qualcosa di concreto.
Invece - e la cosa mi pare preoccupante - ogni idea resta sempre a
mezz’aria e di questi indispensabili occhiali da vista non c’è ancora purtroppo
traccia.
Eppure proprio questi settori potrebbero arricchire il nostro sistema
economico di quel valore aggiunto che oggi non le consente di essere
competitivo sui mercati.
La verità è che se le Istituzioni e il governo si fossero più
concretamente e più attivamente impegnati a difendere prima di tutto questi
settori che costituiscono il nostro vero “appeal” sui mercati oggi il nostro
sistema, nel suo complesso, non sarebbe arrivato a questo punto di crisi.
C’è ancora tempo per rimediare, ma bisogna muoversi in fretta.
Perché se la qualità e la consistenza della nostra “offerta” - penso
al turismo e a tutto quel che si muove intorno ad esso - per mancanza di
incentivi e di strategie di supporto, perdesse altri colpi, non so proprio dove
questo Paese potrà andare a finire.
Per questo motivo ho accolto con grande soddisfazione la notizia della
nascita dell’Accademia del Gusto, voluta fortemente dall’Ascom di Bergamo da
sempre attenta alla formazione e all’enogastronomia di alta qualità.
Operazioni come questa sono una importante risposta – concreta –
all’esigenza sempre più diffusa nel nostro mondo di livelli di formazione che
siano in grado di soddisfare i sempre più alti standard qualitativi necessari
per competere sul mercato.
Da anni, infatti, Confcommercio – e Fipe – lamentano scarsi livelli
qualitativi e poca professionalizzazione nei giovani che escono dalle scuole,
troppo spesso completamente impreparati a calarsi nella realtà dell’impresa.
Ecco, mi sembra che questa realtà si ponga come risposta a queste
istanze, coniugando la grande esperienza formativa dell’Ascom di Bergamo con le
più moderne attrezzature tecnologiche e didattiche.
In un contesto socioeconomico in cui l’enogastronomia rappresenta uno
dei settori economici più interessanti e – in controtendenza rispetto ai
settori tradizionali – maggiormente in crescita, merita la massima attenzione
questa operazione, che rappresenterà senz’altro un “vivaio” cui attingere
risorse qualificate e immediatamente operative.
Ho molto apprezzato, inoltre, il calendario delle attività speciali,
così come la grande attenzione riservata dai promotori della scuola al vino e
all’olio, due grandi ricchezze del nostro Paese, non a sufficienza conosciute
neanche dagli operatori del settore.
Insomma, considero la nascita dell’Accademia del Gusto un vero
successo – già da oggi – per la meticolosità e la competenza con cui è stata
pensata. E mi aspetto che questo progetto possa presto divenire un esempio per
tutto il territorio nazionale.
Credo sia davvero un grande risultato per il nuovo Presidente
dell’Ascom, Paolo Malvestiti, e per tutta la struttura guidata dall’ottimo
direttore Luigi Trigona e sono sicuro che il nostro presidente Fipe, Cucchi
farà la sua parte per promuovere e animare l’Accademia con la sua esperienza di
formatore.
Intendo pertanto congratularmi prima di tutto con loro, e attraverso
loro con tutti quelli che hanno reso possibile la realizzazione di un progetto
tanto ambizioso quanto indispensabile per continuare a crescere sulla strada
dell’eccellenza.