Desidero
prima di tutto ringraziare il Ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfiper aver voluto presenziare a questo per noi
prestigioso evento alla cui realizzazione ha, per altro, tenacemente lavorato
anche il suo predecessore, Maurizio Gasparri, al qualevanno per questo i nostri ringraziamenti.
E
poi ringrazio il Presidente delle Poste Italiane, Enzo Cardi e l’Amministratore
Delegato, Massimo Sarmi senza il cui fattivo operato quest’ideaavrebbe rischiato di restaresolo un ambizioso progetto.
Molti
si chiederannoperché, per celebrare il
60° anniversario della costituzione,Confcommercioabbia voluto
prendere anche un’iniziativa del genere certo abbastanza inusuale.
Il
motivo è semplice: perché ci è sembrato un modo simbolico, ma assai diretto e
significativo di rappresentare non tanto noi stessi quanto un mondo, quello del
commercio, del turismo, dei servizi e delle piccole e medie imprese che oggi
non solo è diventatoprotagonistadella realtà economica del nostro paese ma
che sta anche contribuendo, in misura sempre più rilevante, alla produzione di
nuova ricchezza e di nuova occupazione.
Difatti,questo francobollovuole simboleggiare, anzi direi quasi incarnare l’operosità e lo
sviluppo di un imprenditorialità che è oggi, da noi come in altre parti del
mondo, in grande movimento.
Solo
vent’anni anni fa questo francobollo non avrebbe forse avuto ragione di essere
perchéavrebbe rappresentato unarealtàche, anche se pure stava già corposamente emergendo, appariva ancora in
ombra, una realtà sulla quale le Istituzioni e gli analistipuntavano i loro riflettori solodi radoe in modo quasi distratto perché impegnati ad evidenziare altri flussi e
a valorizzare quelli che si consideravano come altri “fondamentali” del nostro
sistema economico.
Ma
quante cose, nella nostra economia come in quelle di gran parte del mondo, sono
poi cambiate nel giro di pochi anni!
Con
la globalizzazione e il conseguente abbattimentodi gran parte delle barriere che dividevano i mercati, ha finito,
infatti, per rovesciarsi, nel mondo, la piramide delle prioritàda soddisfare: non più la cultura fordista
degli orticelli chiusi, ma quella piuttosto del dove, del come e del che
cosaprodurre per assicurare ad ogni
tipo di utenza, di individuo e di societàbeni e servizi quantitativamente e qualitativamente migliori e al più
basso costo possibile.
Una
trasformazione epocale di esigenze e di priorità, uno “tsunami” di forza
dirompente che hanno finito col travolgere sistemi, culture, programmi,
ideologie economiche ed archetipi che, fino a quel momento, venivano quasi
consideratiinossidabili.
Con
la globalizzazione ogni sistema economico ha dovuto così adattarsi alle
esigenze di una società che chiedevaprodotti da consumare ma, al tempo stesso, chiedeva, in modo sempre più
pressante,serviziche migliorassero la qualità della vita.
Al
centro di questa specie di ciclone anche il sistema economico del nostro paese
è andato via via trasformandosi fino a cambiare quasi completamente pelle.
Se
fino a vent’anni fa era ancora l’industria a produrre la parte più consistente
del nostro valore aggiunto, ora è soprattutto la grande area del terziario a
pilotare lo sviluppo ead immettere nel
sistema sempre nuove risorse.
Ecco,
questo francobollo cerca di dare l’immagine e la cifra di questo cambiamento e
di questo rovesciamento della piramide dei valori e delle priorità.
Quale
futuro avrebbe oggi il nostro prodotto interno lordo se non vi fosse, alle sue
spalle, una realtà chiamata, ad esempio, turismo?
E
che cosa sarebbe accaduto al nostro sistema economico se non si fossero, in
questi anni, adeguatamente dimensionate e rafforzate le strutture di offerta
dei servizi?
Certo,
molto, in questa direzione, resta ancora da fare: modernizzazione ed
informatizzazione degli impianti, allargamento e miglioramento della quantità e
della qualità dell’offerta, formazione del personale sono obiettivi che solo in
parte sono stati fino ad ora raggiunti.
Ma
quel che apparechiaro èl’irreversibile processo di sviluppo di
questo settore che ormai produce più Pil di tutti gli altri, più posti di
lavoro di tutti gli altri.
In
un momento di grave crisi della nostra economiacome è purtroppo quello che oggi stiamo vivendo, credo che sia
importante che le Istituzioni riservino anche a questo settore un’attenzione
tutta particolare.
E
per un essenziale motivo che vale qui la penaricordare: senza un impegno anche delle Istituzioni per un adeguato
rafforzamento di questo importante ed ormai insostituibile anello della nostra
economia, la ricerca di una nuova competitivitàdel nostro sistema rischia di restare assai lontana, forse un
ormai irraggiungibile sogno.
Prima
il mondo delle istituzioni, della politica e della pubblica amministrazione si
accorgerà di questo è meglio sarà per tutti.
Il
che vuol dire affrontare subito e in concreto problemi che si chiamano
infrastrutture, logistica, trasporti, costi e efficienza dei servizi di base,
trasparenza delle regole di mercato, tutte cose che avrebbero dovuto essere
affrontateda tempo e che, invece,
purtroppo non sono state ancora, se non in minima parte, risolte.
Cerchiamo
finalmente di risolverle perché, in caso contrario, il nostro sistema rischia
davvero di scivolare verso un irreversibile declino. Diamoci tutti una mossa,
si diano finalmente una mossa le istituzioni della politica perché il tempo,
per queste scelte, ormai davvero stringe.