Mi pare che i temi
affrontati da questo Forum siano estremamente attuali e per questo assai
stimolanti.
E per tre motivi che penso sia utile mettere subito a
fuoco.
Il primo è che il terziario realizza ormai da solo in
Italia quasi il 60% del nostro prodotto interno lordo. Quasi il doppio rispetto
a 25 anni fa.
Tanto che oggi viene proprio da chiedersi perché
continuiamo a chiamarlo terziario.
Terzo ormai rispetto a chi e a cosa?
Il nome, in sé, potrebbe anche non essere importante
perché un settore potrebbe chiamarsi pinco pallino e fare lo stesso la fortuna
e la ricchezza di un paese.
Il fatto è però che, proprio prendendo spunto da questo
nome - allo stato delle cose assolutamente riduttivo - le Istituzioni e il
mondo della politica ma anche altre parti sociali hanno, come dire, giocato al
ribasso “derubricando”, non trovo termine più adatto, i problemi di questo
settore dell’economia. Andate a rileggervi i documenti elaborati in questi anni
ma anche assai di recente e che riguardano la programmazione e lo sviluppo e ne
avrete la riprova: prima, ben evidenziati, gli altri problemi poi, se resta
spazio e quasi sempre a margine, quelli del terziario.
Esempio eclatante? Il turismo.
Secondo. E’ da tempo, da quando ha messo radici la
globalizzazione, che l’economia non si regge più sul pilastro della cultura
economica fordista.
Da almeno dieci anni a questa parte si è rovesciata la
piramide delle priorità di ogni sistema economico.
Oggi, ovunque viene prima il settore dei servizi e poi
quello manifatturiero perché non è più ormai importante dove si produca ma
quanto e come si produca e a quale prezzo.
Il mondo cammina ormai così. Tutto il mondo, ma non
l’Italia.
Terzo. Questo Forum pone una questione assai importante,
quella del cosiddetto “terziario innovativo” che dovrebbe essere o diventare –
così è già in altri paesi del mondo, ad esempio l’India - l’albero motore del
processo di sviluppo.
Vero. Difatti, senza un’intelligente opera di innovazione
nel campo dell’offerta dei servizi anche il terziario, in Italia, rischia di
fare la fine del manifatturiero.
Settore opaco, ancorato a vecchi schemi, senza mordente e
soprattutto senza idee evolutive.
E c’è chi sostiene che, se continuerà ad operare in questo
modo, altri paesi finiranno con lo scipparci il turismo e molte altre cose.
Problema reale ma che credo vada impostato ed affrontato
nei suoi corretti termini e nelle sue giuste latitudini.
Nella ricerca promossa dal CFMT per illustrare
l’importanza che può avere oggi per lo sviluppo un terziario che riesca ad
essere intelligentemente innovativo, vi sono cose assolutamente da condividere:
maggiori sinergie tra piccola e grande distribuzione, ricerca sempre più mirata
di “nicchie” di qualità nell’offerta di prodotti e servizi, McDonalds che
riscoprano il fascino dell’alimentazione mediterranea, librerie che vadano
oltre la lettura, strategie turistiche che lavorino anch’esse su più affinati
prodotti di nicchia, ecc.
Certo che bisogna lavorare in questa direzione e mettere
in campo nuove idee e nuove professionalità: guardare avanti, sfruttare meglio,
anche nell’area dei servizi, le nostre enormi potenzialità.
Ci mancherebbe altro.
Ma attenzione. Attenzione perché guardando troppo avanti
si rischiano di perdere di vista i problemi di un sistema che, per puntare ad
un vero sviluppo, deve saper soddisfare, a 360 gradi, le esigenze della
domanda.
Voglio dire che, insieme con un rafforzamento della
peculiarità e dell’originalità della domanda - perché non cerchiamo di mandare,
ad esempio, più turismo qualificato alla stagione lirica dell’Arena di Verona?
- c’è il problema di rafforzare un’offerta di base che riguardi cioè tutto e
tutti.
Le nicchie sono importanti ma possono essere solo un
valore aggiunto per il sistema dei servizi.
I problemi da risolvere sono anche altri e ancora più
peculiari.
Provo ad enunciarli rapidamente.
Il primo è quello di “fare sistema”, termine fin troppo
abusato oggi e non sempre a proposito.
E “fare sistema” vuol dire risolvere tutti i problemi che
sono a monte dell’offerta di nicchia e che oggi, in gran parte, non sono stati
risolti.
Il primo nodo da sciogliere è quello della logistica, nodo
che si scioglie solo se, alle spalle di questo settore, vi è una programmazione
economica che incida risolutamente sull’efficienza e sulla modernizzazione dei
servizi di base.
Abbiamo, ad esempio, una Sicilia del barocco assai
appetibile per un turismo raffinato.
Ma non basta qualificare meglio la promozione e addobbare
come si deve le chiese di Caltagirone.
Bisogna anche, anzi prima di tutto, mettere in condizione
questo turismo di arrivare a destinazione.
Oggi, a causa della grave carenza della logistica -
strade, aeroporti, servizi sussidiari di base, ecc. - è quasi impossibile che
questo tipo di domanda arrivi a destinazione.
Provo a fare un altro esempio ancora più calzante. Francia
e Spagna dispongono da tempo di un portale nazionale assai efficiente che
consente a potenziali turisti sparsi in tutto il mondo di orientarsi sulle
scelte, sui costi e sulla qualità delle offerte che vengono fatte.
In Italia quest’offerta “da sistema” ancora non esiste. Se
ne sta cominciando a parlare ora, ma quando questo strumento potrà diventare
davvero operativo?
Non dico che, sul territorio, non si faccia in questo
senso opera di promozione. Certo che si fa, ma ogni regione, ogni comune la fa
per conto proprio. Con enorme dispersione di energie e risultati purtroppo
assai modesti.
Per sintetizzare. Se non si risolve il problema
dell’hardware sarà difficile poter risolvere quello del software.
Per la modernizzazione del sistema distributivo poi si
possono fare mille cose e alcune si stanno già facendo.
Ma quale continua ad essere il suo tallone d’Achille?
Perché, fra piccola e grande distribuzione, non si riesce ancora a realizzare
un sistema a rete che soddisfi ancora, per costi, qualità dell’offerta e altro,
ogni tipo di domanda?
La risposta è ben nota: perché non esistono interporti che
consentano un adeguato smistamento, a bassi costi, delle merci nelle grandi
aree metropolitane.
Cosa si è fatto fino ad ora per risolvere questo problema?
Quasi nulla. La programmazione dello sviluppo va in altre direzioni, ha altre
priorità.
Prendiamo la Puglia. Quest’anno, per quanto riguarda le
presenze turistiche, questa regione ha fatto un salto in avanti. E ciò lo si
deve alla capacità di chi opera su questo territorio di valorizzare impianti e
tipo di offerta. Ma questo sviluppo non potrà andare avanti più di tanto fino a
quando, in questa regione, non si risolveranno i problemi della logistica di
base: aeroporti, ferrovie, vie di accesso, ecc.
Concludo. Il terziario è il settore “manifatturiero” che
potrà avere, nel nostro paese, un grande futuro.
Ma, come per la Ford il
salto di qualità e di espansione avvenne solo dopo quell’invenzione della
catena di montaggio che permise di trasformare il prodotto artigianale in un
prodotto industriale a basso costo, così per il terziario non vi potrà essere
un serio e programmato sviluppo fino a quando le energie, le attività, gli
strumenti, le idee, le risorse non verranno convogliate in un sistema che,
prima sia in grado di produrre un modello di base - che per costi e qualità,
sia appetibile per tutti - e poi sforni anche, accanto ad esso, modelli più
sofisticati con “optional” che soddisfino ogni tipo di esigenza.