Autorità,
cari amici ed amiche, signore e signori,
desidero innanzitutto ringraziare il
mio amico Maurizio Maddaloni, che, come Vice Presidente Nazionale Confcommercio
mi affianca e mi sostiene con il suo apporto, che si sta rivelando, ma non
avevo dubbi - avendolo già dimostrato alla guida della associazione di Napoli -
prezioso.
E a lui va il mio ringraziamento per avermi dato la possibilità di condividere con tutti voi questo momento così importante per l’Ascom Confcommercio di Napoli, il Sessantennale della sua fondazione.
Innanzitutto
perché lo spirito di questa manifestazione è quello, al tempo stesso, di un
festeggiamento e di una riflessione.
Di
un festeggiamento perché non si può che festeggiare una organizzazione che da
sessant’anni costituisce un punto di riferimento per gli operatori economici ed
i cittadini della provincia.
Di
una riflessione perché è l’occasione per discutere del ruolo del terziario e di
progetti per il futuro, ma è anche l’occasione per fare il punto della
situazione ed affrontare le difficoltà.
Sono le difficoltà che comporta
lavorare e fare impresa in un Paese che sta giocando la partita della
competitività, una sfida che può, e deve, essere vinta.
Perché questo Paese, che oggi sta riprendendo a crescere, anche se
ancora non abbastanza e non come gli altri Paesi, ha un potenziale enorme.
E’ il potenziale di quel tessuto fitto
di Piccole e Medie Imprese che costituisce all’incirca il 95% del nostro
sistema produttivo, e che racchiude energie e capacità imprenditoriali.
E’ un tessuto produttivo nel quale il
terziario, in un anno difficile per l’economia come è stato il 2005, ha
dimostrato un coraggioso dinamismo imprenditoriale testimoniato dal contributo
che ha portato all’occupazione, “costruendo” ben 150 mila posti di lavoro.
Dunque queste imprese, le imprese del
terziario, le imprese che Confcommercio rappresenta, sono una risorsa per
l’intero Paese, ed al Paese noi abbiamo chiesto, nell’interesse comune, che
questa risorsa venga “coltivata”: con l’attenzione dovuta, con politiche
mirate, con una legislazione adeguata.
Costruendo per loro un contesto nel
quale le potenzialità possano essere valorizzate, e non mortificate, che
consenta di lavorare e di crescere senza doversi scontrare quotidianamente con
mille difficoltà, in un contesto sereno e sicuro.
Un
contesto che purtroppo non è sempre quello che vorremmo, e che rischia d
peggiorare, anche, e soprattutto, proprio per l’impostazione di questa
Finanziaria.
Confcommercio
ha sempre sostenuto la necessità di risanare i conti pubblici non aumentando le
entrate, ma tagliando le spese.
Le spese
improduttive, però, gli sprechi, che certo non mancano e non, come sta
accadendo, colpendo delle voci che sono fondamentali.
E invece,
lo stesso Ministro dell’Interno Amato ha dovuto lamentare l’esiguità delle
assegnazioni alla sicurezza e alla giustizia, affermando, preoccupato, che “ è
difficile ottemperare alla giusta richiesta di assicurare più sicurezza, non
solo a Napoli, ma all’intero Paese se poi le risorse diminuiscono”.
Perché
quello della sicurezza - so di toccare un nervo scoperto, proprio qui, a Napoli
e in questi giorni - è un problema non più rimandabile, che colpisce non solo i
cittadini, ma le imprese e le nostre in particolare, le più esposte alla
violenza e alla criminalità.
E purtroppo quello della criminalità
non è il solo problema con cui si scontrano le imprese.
Chiunque gestisce un’ impresa sa
quanto ancora c’è da fare per snellire la burocrazia, un costo vivo che va ad
aggiungersi agli altri, e che rischia, paradossalmente, di appesantirsi proprio
in virtù del processo di decentramento istituzionale che è stato intrapreso (e
dal relativo moltiplicarsi dei centri di competenza), un processo che non può
essere compiutamente realizzato senza una forte spinta alla semplificazione
amministrativa.
Questo, “L’impresa di fare impresa”,
sarà proprio uno dei temi che andremo ad affrontare, martedì prossimo, nel
corso della nostra Assemblea Straordinaria convocata per protestare contro la
Legge Finanziaria 2007 attualmente all’esame del Parlamento.
Una “Finanziaria da cancellare”,
perché aumenta le tasse e tassa lo sviluppo, perché penalizza le imprese e non
aiuta il paese.
Una finanziaria che colpisce il ceto medio produttivo, non
prevede sufficienti misure per il rilancio della competitività, non crea le
condizioni per la crescita dell’economia e la ripresa dei consumi.
Una finanziaria che non mantiene i principi di equità,
rigore e sviluppo contenuti nel DPEF, il Documento di programmazione economica
e Finanziaria.
Una finanziaria che non affronta i nodi strutturali del
Paese, non riduce la spesa pubblica e aumenta le entrate.
Una finanziaria che ignora il terziario e le PMI, che
contribuiscono al 65% del Pil e dell’occupazione.
Una finanziaria che fa “staccare” un assegno di circa 7
miliardi di euro alle nostre imprese tra aumenti di contributi previdenziali,
incremento del gettito degli studi di settore, trasferimento di flussi del TFR
all’INPS.
Una finanziaria che colpisce il turismo con la tassa di
soggiorno.
Una finanziaria che sancisce la fine della concertazione.
Insomma, una Finanziaria che
nonostante le buone intenzioni enunciate, rischia di riproporre la logica della
politica dei due tempi: prima il risanamento della finanza pubblica e poi,
forse, l’impegno per la crescita e lo sviluppo.
Ma di crescita e sviluppo il nostro
Paese ha bisogno oggi.
E per
raggiungere questo obiettivo - non mi stancherò mai di ripeterlo - bisogna
puntare sulle risorse delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi,
dei trasporti, un sistema imprenditoriale che sta resistendo – fin ora con le
proprie forze, ma ancora per quanto? E come? – fra crisi dei consumi, tasse,
burocrazia e un contesto ambientale sicuramente difficile.
Bisogna
quindi che ognuno faccia la propria parte.
Noi, le
nostre associazioni, l’Ascom Confcommercio lo stiamo facendo, e non da oggi,
come dimostra il fatto che siamo qui a festeggiare sessanta anni di attività.
Grazie.