Autorità, Signore, Signori,
anzitutto il mio ringraziamento più sincero
all’Associazione degli Imprenditori Italiani del Principato di Monaco e a tutti
Voi, convenuti a questo incontro, che, per me, assume un significato davvero
particolare.
Particolare, infatti, è l’amicizia e la stima che da
sempre nutro per Fernanda Casiraghi, energica ed illuminata guida dell’AIIM.
E particolare è, ne sono convinto, l’utilità di
questo momento di confronto per ragionare insieme su possibili percorsi di
collaborazione fra le nostre Organizzazioni, con l’obiettivo ultimo di
contribuire al consolidamento delle relazioni economico-commerciali fra
l’Italia e il Principato di Monaco.
Nel dire ciò, non guardo soltanto al passato, ad un
rapporto fra i nostri Paesi che è sempre stato molto più che di “buon
vicinato”, cementato dalla vicinanza geografica e da un’antica consuetudine di
rapporti politici, economici, culturali.
Guardo soprattutto al presente e al futuro. Guardo
allo slancio verso l’innovazione e lo sviluppo che va contrassegnando gli
indirizzi di politica economica del Principe Alberto. Guardo alla felice
circostanza del progressivo consolidamento dello status internazionale di
Monaco. Guardo al ruolo sinergico che i nostri Paesi possono svolgere nel più
ampio contesto dell’area euromediterranea.
E guardo a noi, al ruolo che le nostre
Organizzazioni hanno nei rispettivi Paesi, trovando alcuni elementi di affinità
sui quali ritengo si possa lavorare, per sviluppare progetti di reciproca
collaborazione.
Un primo, evidente trait d’union fra le nostre
Associazioni sta nella composizione della platea imprenditoriale rappresentata.
Molti dei settori presenti in AIIM, infatti, coincidono con le aree-chiave
della rappresentanza politico-sindacale di Confcommercio.
Lo avrete già notato scorrendo le immagini del
nostro “video” istituzionale. Commercio, turismo, servizi privati e trasporti:
è questa la “fotografia” dell’universo di 800 mila aziende che aderiscono a
Confcommercio e che ne fanno la più grande rappresentanza d’impresa d’Italia,
presente in ogni angolo dello “stivale”, con strutture regionali, provinciali e
mandamentali e con oltre 150 Federazioni di categoria.
Ma qual è l’impegno di Confcommercio? Ecco un
secondo elemento di affinità con AIIM, perché credo che la nostra “missione”
sia speculare, almeno in parte, alla Vostra. Consolidare le possibilità di
sviluppo e la competitività del sistema produttivo e perseguire una sempre più
qualificata missione di rappresentanza dell’economia e delle imprese del terziario
di mercato.
Per questo ritengo che il nostro incontro di oggi
sia un buon inizio per l’avvio di un processo di reciproca collaborazione.
L’aver attivato questo dialogo è già, per me, e spero anche per Voi, un
traguardo importante. Perché, come diceva Einstein, “il valore di un risultato sta nel processo che viene attivato e
sviluppato per raggiungerlo”.
E che il processo di consolidamento della
“partnership naturale” tra i nostri due Paesi abbia buone chance ce lo conferma
un terzo elemento di affinità, questa volta “di scenario”. Perché tanto il
sistema economico monegasco quanto quello italiano stanno registrando da tempo
un profondo “cambiamento di pelle”, che va sotto un unico nome:
terziarizzazione.
Un processo già pienamente in atto nelle economie
mature, che, negli ultimi anni, hanno galoppato di più nello scenario della
globalizzazione proprio in virtù della spinta propulsiva determinata
dall’incremento della produttività dei servizi.
Così stanno le cose. E stanno così tanto nelle economie
delle “superpotenze” a migliaia di chilometri da noi, come gli Stati Uniti,
dove il processo è in fase avanzata ed il peso dei servizi si aggira intorno al
70%. Quanto in Italia, dove -dati Istat 2005 alla mano- il settore dei servizi
(esclusa la Pubblica Amministrazione) esprime circa il 50% del valore aggiunto
complessivo dell’economia. E ancor di più stanno così nel Principato, dove le
fonti ufficiali monegasche segnalano che i servizi di mercato rappresentano
circa l’80% del fatturato totale delle attività del settore privato, con il
solo commercio che pesa per quasi il 40%.
Ritengo si tratti di dati molto significativi per
avviare questa riflessione sulle “linee” di collaborazione che i nostri Paesi
possono sviluppare. Ma, in particolare, i dati dell’economia monegasca assumono
per me una valenza ancor più importante allorché penso che spesso, dietro
queste cifre, ci siete Voi, imprenditori italiani, che, con il Vostro impegno
quotidiano, movimentate circa un terzo dell’economia del Principato.
Lo stesso Principe Alberto ha più volte rilevato
l’importanza della presenza italiana –6mila residenti e circa 6mila
frontalieri- per la vita economica e sociale di Monaco. Una presenza forte in
ogni settore dell’economia e nella Vostra stessa Associazione: dal finanziario
al trading, dallo shipping all’agro-alimentare
e, da ultimo, soprattutto, nel turismo.
E proprio a questi settori, credo, possiamo
rivolgere il nostro impegno congiunto, sollecitando “alleanze” a livello
istituzionale e sensibilizzando le nostre aziende verso la creazione di sistemi a rete organizzati ed integrati a
livello territoriale, competitivi rispetto al più ampio contesto
internazionale.
Guardiamo, ad esempio, alle potenzialità del settore
turistico, partendo da quello congressuale
di qualità. Il Principato gode di una visibilità internazionale fortissima e di
una altrettanto notevole dotazione tecnico-infrastrutturale dedicata. Ecco,
allora, che si potrebbe ragionare in termini di integrazione progettuale, per
mettere a sistema le ricchezze strutturali, naturali e culturali dei nostri
Paesi.
E ancora, puntando al turismo nautico, si potrebbe
organizzare un insieme di servizi da erogare in modo coordinato ed integrato.
E si potrebbe anche ipotizzare una specifica
valorizzazione di circuiti eno-gastronomici di eccellenza, con il
coinvolgimento diretto del mondo delle imprese anche nell’ambito di specifiche
iniziative promozionali, quali fiere, mostre, convegni.
Insomma, un ampio ventaglio di opportunità
progettuali su cui lavorare, anche in vista della progressiva, piena
affermazione della prospettiva euromediterranea.
In tal senso, sarebbe decisivo risolvere alcuni nodi
sul fronte dei trasporti, della logistica e delle infrastrutture, così da
favorire la migliore interconnessione fra i nostri sistemi economici. Due le
sfide più importanti da affrontare: agevole attraversamento della barriera
alpina e dei confini nazionali; valorizzazione della filiera
marittimo-portuale.
Questioni cruciali e particolarmente “care” alla
nostra Organizzazione, che in Italia rappresenta una folta platea di imprese di
commercio con l’estero, di operatori del trasporto stradale e della logistica,
nonché buona parte delle imprese della filiera marittimo-portuale, fra cui
armatori di linea, agenti e raccomandatari marittimi e spedizionieri doganali.
Come vedete, fra le nostre Organizzazioni e fra i
nostri Paesi esiste sicuramente uno spazio naturale di collaborazione. Tanto
più auspicabile in una fase come l’attuale, in cui, finalmente, in Italia, si
comincia a parlare di ripresa, con un andamento del Pil che, secondo le
previsioni del nostro Governo e della stessa Confcommercio, potrebbe crescere
dell’1,6% già nel corso di quest’anno.
Io confido fortemente che si tratti di una vera e
duratura ripresa. Ma ritengo che così non sarà, se noi italiani non riusciremo
a pronunciare simultaneamente due “parole d’ordine”: rigore e sviluppo.
Se non riusciremo, cioè, a conciliare l’esigenza di
risanare le casse dello Stato con quella, altrettanto imprescindibile, di porre
mano seriamente al processo di modernizzazione del nostro sistema economico.
Se tutto questo potrà essere, lo sapremo presto. Lo
sapremo appena il Governo avrà definito l’impianto della Legge Finanziaria
2007.
Allo stato attuale, infatti, sono ancora molti,
troppi, gli elementi di certezza che mancano per avere un quadro completo di
questa manovra finanziaria. Posto che sarà di 30 miliardi di euro, resta ancora
da capire quanta parte del fabbisogno sarà coperta attraverso riduzioni di spesa
e quanta attraverso maggiori entrate e come, queste ultime, verranno
realizzate.
Al riguardo, la nostra posizione è netta e l’abbiamo
formulata al Governo in più occasioni, nel corso degli incontri a ritmo serrato
che stiamo avendo con i Ministri competenti. Da ultimo tre giorni fa, in
occasione di una riunione del nostro Consiglio, cui ha partecipato il Vice
Ministro dell’Economia e delle finanze, Vincenzo Visco.
Certamente siamo d’accordo sul controllo e sulla
riduzione della spesa pubblica: l’ho già detto, questa è un’esigenza
ineludibile. Ma, dal parte del Governo, ci attendiamo una Finanziaria che
confermi l’impegno alla riduzione della pressione fiscale complessiva e che
dimostri di voler porre mano ai tanti nodi della “competitività difficile”, ad
esempio, in materia di infrastrutture, di energia, di innovazione.
Più in generale, ci attendiamo una politica per i
servizi come grande opportunità di crescita e di sviluppo per l’intero Paese.
Sono queste, ritengo, alcune delle leve che è
necessario attivare fin da subito, se vogliamo far crescere la nostra economia.
Perché è questo il problema di fondo che ci accomuna, a Monaco come in Italia:
crescere di più e più velocemente.
Anche cogliendo le opportunità che la partnership
fra i nostri Paesi può offrire.