Autorità,
cari amici ed amiche, signore e signori,
desidero
ringraziare innanzitutto l’Uniascom di Varese, che dopo aver celebrato il
proprio sessantennale solo venerdì, in un incontro al quale ho avuto il piacere
di intervenire, ospita oggi il quarto Forum Internazionale dei Giovani
Imprenditori di Confcommercio, che ci offre l’opportunità di affrontare il tema
più “caldo” del momento, quello della Legge Finanziaria per il 2007.
Una
manovra che doveva essere - e questo lo avremmo condiviso, e lo abbiamo detto
quando è stato presentato il Dpef - di equità, di rigore e di sviluppo.
Di
sviluppo, perché l’Italia ha bisogno di non perdere il treno della ripresa; di
rigore, perché la situazione dei conti pubblici e l’Europa ce lo impongono; di
equità, perché, lo abbiamo detto allora, e lo ribadiamo oggi, siamo pronti a
fare la nostra parte, purché ci venga chiesto il giusto e non si ricorra a
delle facili scorciatoie.
E
allora andiamo a vedere se questi tre parametri – rigore, sviluppo ed equità -
sono stati rispettati.
Il
rigore.
E’
stata scelta la strada più facile, intervenire sulle entrate invece di
affrontare il problema dei tagli di spesa – delle spese improduttive,
superflue, delle inefficienze - un lavoro difficile, certo, di cesello, ma che
poteva essere affrontato in altro modo, che può e deve essere portato avanti.
E
invece…
E
invece si è scelta la strada degli interventi generalizzati, con conseguenze
che saranno presto visibili agli occhi di tutti: perché è evidente che una
stretta sui bilanci degli enti locali, non può che generare un aumento delle
imposte già esistenti, creando così un circolo vizioso che porterà ad inasprire
ulteriormente la pressione fiscale, che già tra quest’anno e il prossimo vedrà
un incremento dell’1,3%, come è stato confermato dal Governatore della Banca
d’Italia Draghi.
Anche
la revisione degli studi di settore, il contrasto all’elusione e all’evasione e
il recupero di base imponibile, l’incremento delle aliquote contributive, il
trasferimento all’Inps del TFR vanno classificate come entrate.
Di
fatto, Le conseguenze più evidenti e palesi di questa “riclassificazione” delle
entrate della manovra, vanno lette in un forte incremento della pressione
fiscale.
Così
il prelievo complessivo derivante dalla manovra ammonterà non già a poco meno
degli 11 miliardi di euro segnalati dal Governo, bensì ad esattamente il
doppio, cioè circa 22 miliardi, che potranno arrivare addirittura ad oltre 24
tenendo conto di quella parte dei mancati trasferimenti agli Enti locali – per
effetto del nuovo patto di stabilità interno – che si tradurrà in una nuova
imposizione di tributi o inasprimento delle aliquote (leggasi ICI, ad esempio)
a livello di Comuni e Province.
E
tutto questo non potrà, a sua volta, che incidere sullo sviluppo. E vengo,
quindi, al secondo parametro.
Il
nostro Centro Studi ha analizzato l’impatto della Finanziaria sullo sviluppo e
la crescita del nostro Paese e i risultati non sono confortanti.
Perché
è proprio sul versante della finanza pubblica e sugli effetti delle misure contenute
all’interno della Legge Finanziaria che si concentrano le maggiori perplessità
sulle dinamiche di crescita nel 2007.
Il
forte sbilanciamento sul versante delle entrate, con un ulteriore aumento della
pressione fiscale - che si riporta molto vicina ai livelli più elevati degli
ultimi quindici anni, collocandosi al di sopra del 42% del PIL - rischia,
infatti, di produrre effetti negativi soprattutto sul versante della domanda
interna per consumi da parte delle famiglie, non adeguatamente controbilanciati,
dall’altro, da un miglioramento della domanda di investimenti da parte delle
imprese.
Analizzando
la previsione di crescita per il prossimo anno, così come delineata nella
Relazione Previsionale e Programmatica 2007, appare evidente che, a fronte di uno
sforzo volto al reperimento di oltre 19 miliardi di euro da destinare allo
sviluppo, l’incremento del PIL si attesterà appena all’1,3%.
È
pur sempre una cifra superiore alla media annua dei primi anni duemila, ma
comunque meno della metà della crescita USA e lontana anche dalla media
dell’Eurozona, al di sopra del 2%, come pure da quella di importanti partner
come Francia e Regno Unito.
E
infine l’equità.
Oggi
i nostri Giovani imprenditori ci hanno presentato i risultati di un sondaggio
sulla Finanziaria, un sondaggio effettuato su un campione di imprese,
commercianti e cittadini.
E i
dati di questa indagine campionaria ci dicono che meno di un terzo degli
intervistati giudica coerente questa Finanziaria con il principio di equità,
ossia il 70% non riconosce alla manovra che si sta delineando il rispetto degli
impegni annunciati dal Governo; e la stessa percentuale esprime un giudizio
negativo complessivo sulla manovra.
D’altronde,
se due su tre delle più importanti agenzie di rating proprio in questi giorni
hanno declassato l’Italia, mi sembra che le valutazioni espresse fin qui non
sono solo reazioni “di pancia” dell’uomo della strada, visto che anche
autorevoli osservatori internazionali manifestano preoccupazione per la
situazione economica del nostro Paese.
E
questa preoccupazione, palpabile, diffusa, la registro quotidianamente nei
contatti con le imprese dei nostri settori.
Imprese
che conoscono la fatica di fare ogni giorno impresa confrontandosi direttamente
con il mercato.
Difficoltà
che sono note, ma che sono state evidenziate dalla ricerca presentata oggi,
dalla quale emerge che i commercianti indicano fra le priorità sulle quali
intervenire una diminuzione della tassazione e la semplificazione burocratica
ed amministrativa.
Sono
dati che ci fanno pensare, e che forse dovrebbero far riflettere anche il
Governo, che è riuscito a inserire nella Finanziaria una norma – per fortuna
modificata proprio pochi giorni fa nel testo che è passato in aula alla Camera
– che prevedeva addirittura la chiusura del negozio per la mancata emissione di
un solo scontrino.
Mi
chiedo, e vi chiedo: ma nella Pubblica Amministrazione non sbagliano mai? E che
conseguenze hanno questi errori? E chi risarcisce, e quando, e come, le vittime
di questi errori?
Allora
cerchiamo di creare un contesto in cui ciascuno si assuma le proprie
responsabilità, ma riconosciamo anche che gestire un’impresa, specialmente una
piccola impresa, non è facile.
Avremmo
voluto che nella stesura di questa manovra si guardasse ai nostri settori con
più attenzione, senza preconcetti, riconoscendo il contributo che portano allo
sviluppo e alla crescita del Paese.
Così
non è stato. Anche questa volta abbiamo assistito al ripetersi di una vecchia
consuetudine secondo la quale il Governo crea corsie preferenziali per alcuni
interlocutori, fra le cosiddette “parti sociali”.
Ma
non ci siamo dati per vinti. Alle forze di maggioranza e opposizione abbiamo
spiegato le nostre ragioni, argomentandole, affinché si modifichino quelle
norme che non solo penalizzano le nostre imprese, ma nemmeno aiutano la
crescita del Paese.
E
l’ipotesi che tutto questo non accada, ponendo la fiducia sull’intera manovra,
sinceramente non possiamo accettarla.
Perché
nessuno meglio di noi conosce il disagio e la protesta che oggi viene dal mondo
delle imprese.
Per
questo, abbiamo dichiarato la mobilitazione della nostra Organizzazione.
Per
questo, il prossimo 30 ottobre, si svolgerà un’assise unitaria degli Organi
direttivi delle Confederazioni del mondo del commercio, del turismo, dei servizi,
dell’artigianato, dei trasporti.
Per
questo, ci accingiamo a convocare l’Assemblea straordinaria della
Confederazione.
Perché
questa Finanziaria può e deve essere cambiata, e perché le nostre imprese, le
vostre imprese, e soprattutto i nostri giovani, hanno bisogno di certezze, di
un contesto sereno nel quale svolgere il proprio lavoro, di poter contribuire
alla crescita del Paese.
Come
hanno sempre fatto, con il loro lavoro, con il loro impegno e con senso di
responsabilità.
Grazie.