Cari Amici,
ho accolto con
particolare piacere l’invito dell’amico Bernabò Bocca – Presidente di
Federalberghi e Vice-Presidente Vicario di Confcommercio -Â aÂ
portare, oggi, il saluto della Confederazione in occasione della Vostra
Assemblea nazionale.
Con particolare
piacere: e lo dico davvero senza alcuna retorica o ritualitĂ .
Per me, per la
Confederazione tutta è, infatti, l’occasione per ribadire che, nel progetto di
una sempre più qualificata missione di rappresentanza dell’economia e delle
imprese del terziario di mercato, la
capacità di analisi e di proposta della Vostra Federazione – e, più in
generale, dell’intero sistema organizzativo che si riconosce nell’esperienza di
Confturismo – è chiamata a svolgere unÂ
ruolo determinante.
Perché il “cuore” di
questo progetto sta nella volontĂ di contribuire a rimettere in moto il nostro
Paese. Nella piena consapevolezza delle sfide competitive con cui è chiamato a
confrontarsi, ma anche nel fermo convincimento del fatto che la partita non è
persa e che questo Paese ha, a tutt’oggi, le risorse necessarie per giocarla e
per vincerla.
Sono, anzitutto, le risorse dei suoi
imprenditori e delle sue imprese e – in particolare – degli imprenditori e
delle imprese del terziario. Imprenditori e imprese che, pur in anni
difficilissimi, hanno tenuto in piedi l’economia del Paese e hanno contribuito
alla crescita dell’occupazione.
E lo hanno fatto quasi
“nonostante tutto”. Cioè “nonostante” – per dirla in estrema sintesi – la
disattenzione – persistente e di lungo, di lunghissimo periodo – della politica
nei confronti del sistema dei servizi.
Una disattenzione che,
nel nostro Paese, ha fortemente ritardato il riconoscimento del fatto che la
crescita della competitivitĂ e della produttivitĂ , che contraddistingue le
economie che galoppano di più nel mercato globale, è largamente dovuta ad uno
stretto rapporto tra l’innovazione e i servizi.
Lo ripeto: gli
imprenditori e le imprese dei servizi sono grandi risorse – e per di più
largamente inesplorate – del nostro Paese. Rimettere in moto il Paese significa
- dunque e anzitutto -Â investire in
queste imprese e per queste imprese.
Ecco, è questo
l’investimento che chiediamo alla politica:Â
mettere al centro dell’agenda dei lavori per la prossima legislatura la
questione delle imprese del terziario come una grande opportunitĂ di
competitività e di crescita per l’intero sistema-Paese.
Naturalmente, le
risorse vanno sempre coltivate e le opportunitĂ non vanno mai date per
scontate.
E proprio il turismo ne
è la riprova più lampante.
Quel turismo che, nel suo “Rischi
fatali”, l’amico Ministro Giulio
Tremonti ha segnalato, insieme “al primo patrimonio artistico-culturale del
pianeta”, tra le ragioni di forza
dell’Italia, “perché – scrive – nel 2004 siamo ancora e comunque tra i primi 4 Paesi
al mondo per introiti turistici”.
Certo – caro Giulio -
abbiamo un patrimonio straordinario,
unico ed irripetibile, costituito dalla identitĂ storica, culturale, ambientale
dell’Italia. Abbiamo una tradizione di ospitalità fondata sulla tipicità e sulla
qualità dello “stile di vita” italiano.
Eppure – nonostante
tutto ciò – la crisi si è fatta sentire e la competizione di vecchie e nuove
mete è divenuta incalzante.
Ma questa competizione
può essere affrontata e vinta.
Può essere affrontata e
vinta: rendendo economicamente più vantaggiosa l’accessibilità della
destinazione Italia; realizzando le infrastrutture – stradali, portuali e
aeroportuali – funzionali alla valorizzazione dell’offerta turistica del nostro
Paese; promuovendo, nei principali mercati esteri, l’identità e la qualità del
turismo italiano, attraverso il coordinamento dell’impegno delle agenzie
pubbliche ad ogni livello e cercando di massimizzare la capacità d’impatto
delle risorse pubbliche e private; rendendo piĂą competitiva la nostra offerta,
anche intervenendo sulla struttura delle aliquote IVA del settore; affrontando
la questione dei canoni demaniali, il cui aumento del 300% rischia di
destabilizzare oltre ventimila imprese turistico-balneari.
Ancora: per affrontare
e vincere la sfida della competizione, è proprio nei settori ad alta intensitĂ
di manodopera – come il turismo – che occorre ridurre il cuneo fiscale e
contributivo sul costo del lavoro.
E’, dunque, certamente
bene che i programmi preelettorali della Casa delle Libertà e dell’Unione
insistano su questa esigenza.
Per parte nostra,
pensiamo – però – che, nell’affrontare questo tema, occorra tanto
determinazione, quanto realismo nell’individuazione delle risorse necessarie.
Realismo: sia per
evitare che, ad elezioni concluse, all’entusiasmo faccia seguito la delusione;
sia perché pensiamo che la riduzione del cuneo fiscale e contributivo non possa
e non debba essere finanziata aumentando altre tasse e altri contributi.
Non possa e non debba
essere finanziata, cioè, rimettendo in discussione quanto è stato fatto per
ridurre le aliquote IRE o aumentando la contribuzione a carico del lavoro
autonomo o inasprendo le aliquote IVA.
Non c’è, allora, che
una soluzione: ridurre sì, ma agendo –
ai fini della “copertura” dei costi dell’operazione – sulla parte più
improduttiva della spesa pubblica corrente e contrastando l’area dell’evasione.
La Vostra Assemblea ha un efficacissimo titolo
programmatico : “Il Turismo al centro delle politiche economiche nazionali”.
Al centro di queste politiche:
a vantaggio non solo di uno specifico settore economico, ma dell’intero Paese,
a partire dalle aree territoriali del Mezzogiorno.
Nella Premessa ad una
recente ricerca di Confturismo su “Lo sviluppo delle destinazioni turistiche”,
Bernabò parla di una domanda turistica “sempre più orientata a ricercare
servizi territoriali integrati e tipicità locali”.
La tipicità – prosegue
Bernabò – “del nostro prodotto turistico nella sua accezione più ampia, fatta
di territorio, di eno-gastronomia, di gusto e di sapore”.
C’è – in queste
osservazioni dell’amico Bocca – tutta la consapevolezza della “complessità ”
della costruzione di un’offerta turistica che sia in grado di intercettare
mutamenti profondi degli stili di vita e di consumo e delle ragioni competitive
dei diversi mercati.
Una “complessità ” che –
sul piano del metodo – implica una nuova e più alta capacità di “governare” la
risorsa-turismo.
Senza dirigismi, certo;
ma con la volontĂ di mettere in campo un progetto per il turismo italiano, che
sappia tenere in rete imprese e territori, domanda ed offerta.
“Governando” la
risorsa-turismo con un metodo “concertativo”, cioè con la condivisione di
obiettivi strategici e di azioni conseguenti e, soprattutto, con un sistema di
relazioni cooperative tra iniziativa privata e funzione pubblica.
Per fare, insomma, di questo Paese – come
già qualche anno fa segnalava il Censis – un po’ meno un Paese-contenitore e un
po’ più un sistema-Paese.
Per far leva – soprattutto in Italia –
sul turismo, nell’ottica di un realistico rilancio dell’obiettivo di fondo
della strategia di Lisbona, cioè quello di far divenire l’Europa “l’economia
basata sulla conoscenza piĂą competitiva e dinamica del mondo, in grado di
realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di
lavoro e una maggiore coesione sociale”.
Ecco, la definizione dell’obiettivo di
Lisbona contiene giĂ tutti i tasselli di fondo di un progetto per il turismo
italiano: centralitĂ della conoscenza,Â
cioè delle esperienze e delle capacità alimentate dall’innovazione e
dalla formazione; sostenibilitĂ ambientale della crescita economica; creazione
di occupazione qualificata; coesione sociale.
Per questo
Confcommercio indica – tra i grandi obiettivi di un Patto bipartisan per la
prossima legislatura – “il riconoscimento politico della centralità delle
scelte per la competitivitĂ del turismo italiano come straordinaria occasione
di sviluppo economico e di crescita dell’occupazione”.
Per questo pensiamo che
un simile riconoscimento politico
richieda anche scelte chiare e coraggiose per una coordinata governance di
livello nazionale del settore.
Sono domande, sono richieste che poniamo
alla politica: dell’uno e dell’altro schieramento.
E tanto piĂą riteniamo di doverlo fare a
fronte dell’attenzione, di cui non possiamo che rallegrarci, riservata al
turismo dai programmi elettoraliÂ
dell’uno e dell’altro schieramento.
Per valutare le
risposte con l’autonomia di chi sa di rappresentare non solo legittimi
interessi, ma anche di interpretare buone ragioni di interesse generale.
Con l’autonomia, ma
anche con la non neutralitĂ di chi ritiene che sia proprio diritto, ma anche
proprio dovere valutare la congruitĂ delle risposte e, soprattutto, la coerenza
delle scelte.
Perché è questo il modo
migliore per rendere concreta – a vantaggio delle imprese e del Paese – la
nostra missione di rappresentanza: la missione di Federalberghi, la missione di
Confturismo, la missione di Confcommercio.
Grazie e buon lavoro.