Quando abbiamo pensato di convocare questa conferenza
stampa, l’idea che avevamo era quella di comunicare i contenuti della due
giorni di lavoro, che Confcommercio sta sviluppando qui, a Villasimius.
Volevamo raccontare, cioè, di
come sta crescendo l’economia dei servizi nel nostro paese e di come
Confcommercio si sta attrezzando, anche dal punto di vista organizzativo,
sempre di più e sempre meglio per rappresentare la parte più dinamica ed
innovativa dell’economia del paese.
Ma
l’incalzare del dibattito che sta accompagnando una faticosissima messa a punto
della Finanziaria per il 2007 mi ha suggerito di cambiare contenuti e obiettivo
di questo incontro con la stampa.
Oggi,
infatti, voglio approfittare della vostra presenza per denunciare quella che mi
sembra una vera e propria invasione di campo, che non tiene in alcun conto
rappresentanza e rappresentatività. Una invasione di campo che certamente noi
non intendiamo far passare sotto silenzio.
Dopo
la ridda di voci di questi giorni circa l’ipotesi di innalzare i contributi
previdenziali per i lavoratori autonomi, ieri – a “Porta a Porta” – gli
interventi di Bonanni e di Damiano hanno chiarito che l’ipotesi nasce dal
memorandum d’intesa che sarebbe stato raggiunto tra i sindacati e il governo circa la riforma delle pensioni.
Memorandum la cui sostanza è presto detta: di
riforma delle pensioni in Finanziaria non se ne parlerà e, subito dopo, si
avvierà un bel tavolo di lavoro.
Ma, intanto, in Finanziaria si darà il via
all’aumento dei contributi previdenziali per i lavoratori parasubordinati e,
già che ci siamo, anche all’aumento dei contributi per i lavoratori autonomi.
Si decide cioè di intervenire sulle gestioni
previdenziali del commercio e dell’artigianato senza discuterne prima e per
tempo con queste categorie.
Anzi, lo si fa dopo aver negato negli incontri avuti
con queste categorie che questa scelta fosse stata già assunta ed aver
sottolineato che spettava appunto alle categorie la scelta di una maggiore
contribuzione, oggi, per un più generoso trattamento pensionistico domani.
E il bello è che alla stesura di questo memorandum
non hanno partecipato soltanto, per quanto è dato di sapere, i leader dei
sindacati (e in particolare il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che si
sta davvero distinguendo per una virulenta caccia ai lavoratori autonomi, la
cui perla è stata quella di recuperare l’archeologia fiscale della minimum
tax).
Ma vi hanno partecipato anche dei ministri della
Repubblica. Gente seria come Padoa-Schioppa, Damiano ed Enrico Letta.
Non ci stiamo. perchè è inaccettabile che le scelte
sulle nostre pensioni siano fatte da altri e sulle nostre spalle.
Sulle spalle cioè di chi già oggi fa i conti con una
pressione fiscale e contributiva media largamente superiore al 50% del reddito
che produce, rischiando di tasca propria e senza nessuna garanzia.
Sulle spalle di lavoratori autonomi e piccoli
imprenditori che, in questi anni, hanno fatto davvero una gran fatica ad andare
avanti.
Ma che non si sono fermati ed hanno continuato a
costruire ricchezza ed occupazione.
Si. Non ci stiamo. non ci stiamo, dunque, per un
elementare ragione di metodo politico. Ma non ci stiamo anche per ragioni
sostanziali.
Perchè la gestione pensionistica dei commercianti ha
i conti in ordine e presenta un solido attivo patrimoniale, largamente
superiore ai 7 miliardi di euro.
Perchè ha un andamento positivo del rapporto tra
attivi e pensionati.
Perchè all’aliquota contributiva del 17,99% bisogna
sommare i due punti impliciti derivanti dal maggior minimale di reddito assunto
a base di calcolo e dai minori trasferimenti dello Stato a fini assistenziali.
Perchè i lavoratori autonomi, i commercianti,
debbono anche loro pensare oggi a costruirsi una pensione integrativa, visto
che le pensioni pubbliche saranno davvero magre. Perchè con il sistema
contributivo se aumentano i loro contributi, domani dovranno aumentare anche le
loro pensioni.
Allora, si abbia il coraggio di chiamare le cose con
il loro nome. e si dica che si è deciso di fare pagare il conto a qualcuno. E,
visto che non si ha il coraggio, la forza, di tagliare la spesa pubblica e di
affrontare un confronto duro con il sindacato, questo conto si è pensato bene
di farlo pagare agli autonomi. Gente che lavora e che ai sacrifici è abituata. Ma
soprattutto che non è abituata a scendere in piazza.
Se così fosse, saremmo di fronte ad una scelta
ingiusta e penalizzante. Ma – aggiungo e sottolineo – saremmo anche di fronte
ad una scelta miope.
Perchè anche la gente che di solito non scende in
piazza, ad un certo punto non ce la fa più. E se gli aumenti i contributi
pensionistici, se gli rivedi gli studi di settore per fare cassa, se gli tagli
gli sgravi contributivi per gli apprendisti, se gli aumenti le tasse locali,
alla fine dice basta.
Se così fosse, dicevo. Perchè questa mia conferenza
stampa si vuole rivolgere anche a quei settori della maggioranza che hanno
manifestato la loro contrarietà ad una simile impostazione.
Ieri, in una intervista, ad esempio, Tiziano Treu ha
detto cose non dissimili da quelle che oggi io vi sto proponendo.
E, ci sono anche altri, all’interno del Governo e
della sua maggioranza, che mostrano di non condividere un’impostazione della
Finanziaria che conduca ad un inevitabile aggravio della pressione fiscale e
contributiva complessiva.
Anche Fassino, e non solo lui, ha espresso
preoccupazione all’idea che siano colpiti i ceti medi.
In tal senso è stata molto esplicita Linda
Lanzillotta, che ammonisce “non c’è bisogno di accanirsi contro i ceti medi”,
aggiungendo anche che se “è giusta la revisione degli studi di settore, però
poi evitiamo di avere un approccio punitivo sul lavoro autonomo con misure come
l’innalzamento dei contributi previdenziali.”
Detto in “soldoni”, non siamo soli a non condividere
una finanziaria che prevede 15 miliardi di euro certi e di nuove, maggiori
entrate per le casse dello Stato; e 15 miliardi di incerte riduzioni di spesa.
E questo nonostante, come è noto, un andamento delle entrate davvero già
sostenuto, quantificato in circa 5 miliardi di euro strutturali, cioè ormai
stabili e permanenti. Invece? Invece, si continua a pigiare il pedale facile
della pressione fiscale e le riforme strutturali in grado di incidere sulla
dinamica della spesa pubblica vengono sostanzialmente rinviate.
Spero, dunque, che prevalga il buon senso. quello
per il quale non si possono tagliare i ponti con una parte dell’Italia.
Quella che chiede semplicemente di potere lavorare
in un paese in cui la pressione fiscale e contributiva sia messa sotto
controllo e sia progressivamente ridotta.
Ridotta, certo, anche attraverso la lotta
all’evasione e all’elusione.
Quella evasione che Bonanni vede annidata nel lavoro
autonomo, ma che non io, ma Visco ha ricordato essere un problema generale. Un
problema che riguarda tutte le categorie produttive e sociali, ivi compresi i
lavoratori dipendenti.
Mancano ormai poche ore al varo da parte del
Consiglio dei Ministri della Finanziaria.
Vedremo, dunque, se il buon senso prevarrà.
Altrimenti non potremo che trarne le logiche conseguenze.
Vorrà dire che il buon senso sarà mancato da parte
di chi oggi governa il paese.