Cari Amici,
sono particolarmente lieto di essere, oggi, qui con
Voi.
Lo sono, perché la Vostra Federazione è una
componente rilevantissima del sistema associativo di Confcommercio e perché
della capacità di analisi e di proposta
della Federazione la Confederazione tutta – e, se me lo consentite,
questo suo Presidente in particolare – ha sicuramente bisogno.
Ne ha bisogno, perché è attraverso il contributo
generoso e appassionato di tanti dirigenti e di tanti associati che la
Confederazione ha saputo affrontare e superare una delle pagine più difficili
della sua storia.
Le ha affrontate e le ha superate “semplicemente”
recuperando i valori più profondi di questa storia, le ragioni di una missione
di rappresentanza sindacale che viene da lontano e che – “approfitto” dell’efficace titolo del nostro
incontro – guarda “da sempre verso il futuro”.
Trasparenza, responsabilità, rendicontabilità :
tanto nell’azione amministrativa, quanto nell’iniziativa politico-sindacale.
Ecco i valori di riferimento. Semplicemente perché siamo consapevoli del
fatto che la “gente operosa” che rappresentiamo – cioè quegli imprenditori e
quelle imprese del terziario che, pur
in questi anni difficili, hanno contribuito in maniera determinante alla
crescita economica e all’occupazione -
merita di ritrovare nella propria Confederazione una “casa di vetro”.
Una “casa” – in altri termini – in cui, giorno per
giorno, vengano confermate tutte le regole e tutte le ragioni dello stare
insieme.
Stare insieme: cercando, dunque, il contributo di
tutti e di ciascuno e favorendo il confronto, la discussione, la
partecipazione.
Perché – come dico qualche volta – non è più il
tempo del ciclismo eroico, di “un uomo solo al comando”.
Le sfide che abbiamo davanti, la complessità dei
problemi che dobbiamo ancora affrontare e risolvere richiedono davvero
partecipazione e logica di squadra.
Vale per il Paese e vale anche per la nostra
Organizzazione.
Vale per una Confederazione che intende confermare e
rafforzare la propria missione di rappresentanza dell’intera area dell’economia
dei servizi.
Vale per un Paese che deve vedersela con la partita
difficile della competitività. Una partita difficile, ma che può certamente
giocare e vincere se sceglie di
valorizzare la capacità di stare
in campo di giocatori che hanno gambe, cuore e cervello: le PMI, che
costituiscono il 95% della struttura produttiva del Paese; le imprese dei
servizi, che oggi – in Italia, in Europa e in tutte le economie più avanzate –
costituiscono il motore “intelligente” dell’economia e che, anche nel 2005,
hanno creato nel nostro Paese 130 mila nuovi posti di lavoro.
Queste imprese sono grandi risorse. Ma le risorse
non vanno mai date per scontate. Vanno curate e coltivate.
Come? La
nostra risposta sta in quelle “Dieci azioni per rilanciare la crescita e lo
sviluppo del Paese”, che discuteremo – nei prossimi giorni – incontrando, per
l’Unione, il leader dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, e, per la Casa
delle Libertà, il Presidente Berlusconi.
La nostra risposta sta, anzitutto, in una proposta
di metodo: occorre porre i problemi reali dell’economia reale del Paese – cioè
il problema di fare impresa e di competere – al centro dell’agenda dei lavori
della prossima legislatura. Occorre che questi temi siano oggetto di un impegno
condiviso – bipartisan, come oggi si usa dire – tra Governo e Parlamento e tra
il Governo, il Parlamento e le forze
sociali.
Non so se sia il caso di evocare, in termini appunto
di metodo, la necessità di una nuova fase costituente. Forse – più
semplicemente – occorre, da parte di tutti, un supplemento di responsabilità.
Da parte della politica, certamente. Perché di
politica – e di politica alta – il Paese ha bisogno. Ma poi anche da parte
delle forze sociali e della funzione pubblica, ad ogni livello.
E’ la responsabilità di condividere le regole per un
confronto costruttivo, nel reciproco rispetto dei ruoli e senza invasioni di
campo. E’ la responsabilità di condividere un progetto per il Paese e gli
impegni che ne conseguono.
Senza dirigismi e senza pensare ad un anacronistico
rientro dello Stato nell’economia.
Ma – questo sì – con quella logica di squadra che ha
consentito al Paese di conquistarsi l’ingresso nell’area dell’euro e che, oggi,
può consentirgli di accelerare il passo di crescita della sua economia.
Fin qui la nostra proposta di metodo. Quanto al
merito, proponiamo un progetto di azione – strutturato e di legislatura – che
affronti e risolva i tanti nodi, che abitualmente riassumiamo sotto lo slogan
della competitività difficile: il deficit di dotazione infrastrutturale e la
questione energia; il cuneo fiscale e l’innovazione diffusa; la valorizzazione
del capitale umano e di tutte le risorse tipiche dell’identità italiana.
Un progetto articolato in “dieci azioni” :
- la riduzione del cuneo fiscale e contributivo e il superamento dell’IRAP, a partire dalle piccole imprese;
-
la
rivisitazione degli studi di settore per renderli più aderenti ai diversi
contesti territoriali e il controllo delle tariffe e dei tributi locali;
-
la
valorizzazione del turismo, anche alleggerendo le aliquote IVA;
-
il
sostegno ai processi di innovazione nei servizi;
-
la
riduzione del deficit di dotazione infrastrutturale, nel solco della
legge-obiettivo;
-
la
riduzione del caro-energia: diversificando le fonti, migliorando le reti e la
capacità di generazione, riequilibrando il prelievo fiscale;
-
l’arricchimento
del rapporto tra formazione e lavoro: con i processi di formazione continua e
con i percorsi di alternanza tra scuola e lavoro;
-
l’accelerazione
dei processi di semplificazione amministrativa: cogliendo l’opportunità del
ruolo delle Camere di Commercio come agenzie al servizio delle imprese e come
snodo del rapporto tra imprese e pubbliche amministrazioni;
-
la
valorizzazione delle nostre città, i cui processi di riqualificazione sono una
straordinaria occasione di crescita aggiuntiva;
-
la
valorizzazione del Mezzogiorno, anche con una specifica fiscalità di vantaggio,
tanto più importante e “legittima” – proprio rispetto agli interessi comuni
dell’Europa – se si pensa a questa area del nostro Paese come una straordinaria
piattaforma per i processi di crescita, sviluppo e integrazione dell’intero
bacino del Mediterraneo.
Il Mezzogiorno e le sue risorse – le sue città e le
sue imprese, i suoi giovani intelligenti e preparati e la sua straordinaria
ricchezza ambientale, storica e culturale – sono risorse per l’intero
sistema-Paese. A condizione – ancora una volta - che queste risorse non siano date per scontate, ma siano
coltivate con un impegno condiviso e di lungo periodo delle istituzioni, della
politica, delle forze sociali.
E’ l’impegno di una scelta rigorosa di tutela della
legalità e di contrasto di ogni forma di criminalità. Una scelta che va
perseguita, spendendoci tutti per una cultura della legalità, fondata – nel
rapporto tra pubblico e privato – sulla consapevolezza di diritti e doveri.
E’ l’impegno per una qualità più avanzata dei
rapporti tra banca e impresa, spesso difficili e particolarmente difficili nel
Mezzogiorno.
E’ l’impegno per una politica per il turismo, che
rafforzi la competitività della nostra offerta anche affrontando il nodo delle
infrastrutture funzionali all’accessibilità territoriale dell’area del
Mezzogiorno e valorizzando l’identità e la qualità dei tanti “turismi”, con cui
proprio il Mezzogiorno può proporsi ad una domanda sempre più diversificata ed
attenta.
E’ l’impegno per l’aggregazione e la crescita delle
tante PMI che operano nel Mezzogiorno e che – attraverso le politiche di
distretto e di rete – possono più agevolmente aprirsi al confronto con i
mercati esteri, forti del valore competitivo – basti pensare, ad esempio, alle
tante “eccellenze” agroalimentari presenti qui, nel territorio foggiano – di
una identità e di una qualità non replicabili.
Quando questo impegno c’è, il Mezzogiorno dimostra –
sempre e puntualmente – di farcela e di farcela con le proprie gambe. Lo
dimostra a Foggia, in Puglia e in tante altre realtà.
Ecco – cari amici della FNAARC – ho cercato di
raccontarvi rapidamente quale è il contributo che Confcommercio intende portare
alla costruzione di un “Patto di Legislatura”, che sia in grado di rilanciare
la crescita e lo sviluppo del Paese.
Ve ne ho parlato, perché certamente di questa
proposta di mobilitazione delle energie
del nostro sistema d’impresa – e in particolare delle imprese dei
servizi – siete tra i protagonisti.
Ve ne ho parlato, perché in questa proposta avrete
riconosciuto molte questioni tipiche dell’iniziativa della Vostra Federazione:
dalla questione dell’IRAP al tema della revisione
degli studi di settore.
E davvero non potrebbe essere altrimenti. Perché
questa Confederazione è la Vostra Confederazione. E’ stata e sarà dunque al
Vostro fianco in tutte le battaglie e gli impegni, a partire dal processo di riforma e di governo dell’Enasarco.
Così come lo sarà affrontando la questione del
rinnovo dell’accordo economico collettivo o sostenendo la Vostra azione per un
rilancio del “Ruolo”, concepito come garanzia di una professionalità che non
ammette deroghe nello svolgimento di una funzione essenziale ai fini
dell’incontro tra domanda ed offerta.
Una professione che cresce e che fa crescere le
imprese, con la capacità di interpretare e trasferire tempestivamente i
mutamenti degli stili di vita e di consumo.
Avete davvero ragione nell’affermarlo: “Noi da
sempre verso il futuro”.
Perché gli agenti e i rappresentanti di commercio
sono – oggi più che mai – un’espressione tipica ed insostituibile di quel
terziario avanzato, di quell’ultimo miglio della filiera che va dalla
produzione al consumatore finale, che fonda la sua capacità di generare valore
– valore economico e valore sociale – sull’intelligenza delle esigenze del
mercato e dei consumatori e sull’impegno costante per il miglioramento del
rapporto qualità/prezzo.
E’ l’impegno della categoria degli agenti e
rappresentanti di commercio e della Sua Federazione; è l’impegno del terziario
italiano e di Confcommercio, che ne vuole essere la “casa comune”.
E’ l’impegno per la crescita delle nostre imprese,
ma anche – contemporaneamente – per la crescita del Paese.
Perché – come ha da poco “certificato” anche il
McKinsey Institute - “il rilancio
dell’industria manifatturiera non potrà essere il motore della crescita, la cui
vera chiave sta invece nel significativo miglioramento della produttività dei
servizi…”.
Il mondo dei servizi che guarda al futuro. Con un
ottimismo, che nasce dalla consapevolezza dei problemi aperti, ma anche dal
convincimento che ce la possiamo fare.
Con l’intelligenza e la tenacia tipica di chi, ogni
giorno, si confronta con il mercato e non demorde. Mai.
Così come, ogni giorno, fanno gli agenti e i
rappresentanti di commercio.