AutoritĂ , Signore, Signori,
per il mondo delle imprese la “Giornata del
credito” rappresenta un appuntamento annuale molto importante perché ci
consente una riflessione approfondita su alcuni temi cruciali del rapporto
banca-impresa.
Il tema di oggi, in particolare, “Finanza, ricerca
e dimensione d’impresa per la competitività ”, coglie con efficacia alcuni
fattori chiave che sono in grado di contribuire in modo rilevante al rilancio
economico del nostro sistema Paese.
Se
guardiamo ai più recenti dati elaborati dall’Osservatorio permanente
banche-imprese, in cui collaborano congiuntamente l’ABI e le organizzazioni di
rappresentanza delle imprese, rileviamo che in Italia, la quota dei prestiti
bancari alle imprese non finanziarie è pari al 62,2% del totale dei
finanziamenti al settore privato, mentre la media nell’area dell’euro è circa
il 45%.
Un dato questo che si spiega per le diversitĂ
istituzionali, finanziarie, di struttura e comportamentali che caratterizzano
il sistema economico italiano.
Nell’ambito di tali diversità , oltre ad un livello
di indebitamento delle famiglie che seppur in crescita costante ha ancora una
incidenza minore rispetto alla media europea, si possono individuare l’elevato
numero di micro, piccole e medie imprese e la mancanza di validi strumenti di
finanziamento alternativi al credito bancario.
Nell’ambito dei prestiti destinati alle imprese non
finanziarie, pur considerando l’elevata quota dei grandi fidi oltre 5 milioni
di euro, (che continuano a rappresentare oltre il 52% del totale), è
interessante evidenziare che il settore della micro, piccola e media impresa
rappresenta in modo ormai stabile per le banche un importante mercato di
riferimento, che ha consentito negli anni una ampia diversificazione dei rischi
di portafoglio e di insolvenze.
E’ importante anche rilevare che la quota dei
finanziamenti oltre i 5 anni sul totale, in Italia, seppur in crescita,
rappresenta il 37,4% a fronte di circa il 52% della media dei Paesi
dell’eurozona, confermando una maggiore esposizione finanziaria su scadenze più
brevi.
Questi sono alcuni elementi del contesto
finanziario rispetto ai quali, insieme con un significativo livello di
sottocapitalizazione ed una piĂą ridotta dimensione media delle aziende rispetto
all’eurozona, vanno ad inserirsi le istanze ed i fabbisogni finanziari connessi
all’innovazione d’impresa, sia essa di processo che di prodotto.
Ormai da qualche tempo le capacitĂ competitive di
un’impresa non dipendono in via esclusiva dalle tradizionali leve interne del
marketing-mix, ma sono sempre piĂą legate anche a fattori esterni, di natura
“infrastrutturale”.
I livelli di efficienza dei sistemi della logistica
e dei trasporti, dell’energia, delle telecomunicazioni, delle pubbliche
amministrazioni, della ricerca scientifica e, non ultimi della finanza e del
credito, rappresentano nell’attuale arena competitiva, veri e propri fattori
critici di successo per l’impresa, che vanno ad integrare le leve aziendali del
prodotto, del servizio, dell’innovazione, del pricing e della promozione.
L’evoluzione dei mercati impone, dunque, una
stretta integrazione delle imprese in sistemi a rete e l’interazione con
infrastrutture efficienti.
Ciò fa sì che la competizione economica non si
giochi esclusivamente tra imprese, ma divenga anche una competizione tra
sistemi a rete organizzati ed integrati soprattutto a livello territoriale.
Ecco dunque che le connotazioni storiche di
intraprendenza e flessibilitĂ che per decenni hanno retto il paradigma della
micro, piccola e media azienda italiana, non sono da sole piĂą sufficienti
rispetto al confronto competitivo globale.
In questo contesto, il progressivo venir meno di
fondi pubblici di incentivazione, fa sì che il sistema bancario continui a
rappresentare la fondamentale fonte delle risorse finanziarie necessarie al
mondo delle PMI per compiere un salto di qualitĂ oggi piĂą che mai necessario
per il mantenimento dei livelli di competitivitĂ economica e di benessere del
nostro sistema Paese.
Ed a questo riguardo, l’approssimarsi dei tempi di
attuazione dei nuovi Accordi di Basilea induce qualche ulteriore riflessione.
Anche se va riconosciuto che nella fase finale dei
lavori del Comitato e nella redazione della Direttiva comunitaria si è tenuto
conto di istanze che riguardano direttamente le imprese minori, va sempre
tenuto presente che Basilea 2 nasce avendo a riferimento realtĂ economiche
strutturate, sia da un punto di vista dimensionale che organizzativo, quali
quelle che prevalgono nel contesto anglosassone.
Nel nostro Paese molto spesso, invece, il contesto
economico è meno strutturato e la storia creditizia di molte imprese piccole e
medie si intreccia e si sovrappone spesso con quella personale
dell’imprenditore.
La capacità di rimborso di un’impresa o, in termini
di Basilea 2, la valutazione della probabilitĂ di default, dipendono da un
complesso di fattori: le dinamiche del comparto economico, il territorio di
riferimento, l’excursus professionale dell’imprenditore, la tipologia ed il
grado di fidelizzazione della clientela, la capacitĂ di adattamento al variare
del mercato.
Tutti fattori, questi, difficilmente riconducibili
a modelli meramente meccanicistici fondati su indici patrimoniali e contabili.
Nel recepimento della Direttiva comunitaria e
nell’emanazione delle disposizioni attuative da parte dell’Autorità di
vigilanza sarĂ dunque fondamentale tenere conto della effettiva realtĂ e delle
caratteristiche del nostro sistema imprenditoriale in modo che Basilea 2 possa
rappresentare un’occasione di effettiva crescita per il sistema produttivo e
non un ulteriore elemento di costo destinato ad incidere negativamente sulle
condizioni di offerta delle stesse imprese.
A questo riguardo va considerato il ruolo dei
confidi, consorzi e cooperative di garanzia collettiva fidi, che attraverso la
loro attività ormai da decenni favoriscono l’accesso al credito delle PMI.
Ciò avviene storicamente attraverso una duplice
attivitĂ : la prestazione di garanzie ed una valutazione del merito creditizio
che si fonda su elementi conoscitivi diretti dell’impresa e dell’imprenditore,
elementi che derivano dal forte radicamento dei confidi nel proprio territorio
di operativitĂ .
I numeri raggiunti dal sistema dei confidi sono di
tutto rilievo e, da un punto di vista normativo, la legge quadro di settore e
la stessa Direttiva comunitaria su Basilea 2 pongono importanti premesse per la
valorizzazione delle garanzie dei confidi quali fattori di mitigazione del
rischio di credito assunto dalle banche nei confronti delle imprese e dunque a
pieno sostegno di strategie di crescita e competitivitĂ .
Oggi, da un punto di vista finanziario, è però
necessario che i confidi possano disporre di adeguati strumenti di
riassicurazione dei propri rischi attraverso la presenza, sia a livello
regionale che nazionale, di adeguati fondi di controgaranzia.
Ciò potrà consentire un rafforzamento del grado di
affidabilità finanziaria dei confidi salvaguardando, nel contempo, l’importante
“asset” del sistema di garanzia collettiva che è rappresentato dalla prossimitĂ
territoriale rispetto all’impresa, agli imprenditori ed al tessuto economico.
Il potenziamento della rete di garanzia collettiva
fidi può rappresentare,un’efficace risposta alle esigenze di superamento di
asimmetrie e divari, sia di tipo informativo che finanziario, tra banche e imprese, a sostegno di concrete
strategie di sviluppo e di innovazione economica.
Vi ringrazio per l’attenzione