Cari Amici, Signore e Signori,
desidero innanzitutto ringraziare il mio amico Massimo Donda per avermi voluto rendere partecipe di questo momento di confronto, che si inserisce in un contesto, quello del Micam, il Salone internazionale della Calzatura, che è una vetrina sul mondo del settore calzaturiero, uno dei punti di forza del Made in Italy.
Nel libro di Donda, “Ai piedi del successo”, che ha
fotografato l’eccellenza e il valore di questo comparto economico, vi è
sicuramente il senso di quanto la qualità incida sulla competitività, sia nel
mercato interno che nel più ampio scenario internazionale.
Uno scenario, quello internazionale, che ci sta
mandando dei segnali di ripresa, ma ancora incerti.
Permangono infatti le incertezze legate all’andamento
dei prezzi petroliferi, alle tensioni geopolitiche internazionali e alla
possibilità di un rallentamento dell’economia americana, nonché alla
persistente debolezza dei consumi delle famiglie, in Europa e, particolarmente,
nel nostro Paese.
Perché l’Italia cresce meno di altri Paesi europei,
e questa crescita è destinata a rallentare nel 2007.
Soprattutto non si può cantar vittoria quando i
consumi delle famiglie continuano ad essere tutt’altro che brillanti e gli
indici di fiducia dei consumatori italiani continuano a stagnare.
Tuttavia, a fronte di questa “calma piatta” dei
consumi registrata, purtroppo, da troppo tempo, alcuni settori del Made in
Italy sembrano essere riusciti a trovare una propria strada per mantenere
- compatibilmente con un sistema sempre
più globalizzato e aggressivo - un buon livello di competitività, sia nel
mercato interno che nel più ampio scenario internazionale.
Perché ormai - e questo Federcalzature lo sostiene e
lo dimostra nei fatti - è necessario
guardare avanti, oltre il proprio giardino di casa.
Assecondando un “cambiamento di pelle” delle nostre
imprese, che – come testimonia questo convegno - attraverso percorsi di partnership tra produzione,
commercializzazione e servizi stanno trovando la chiave di volta per incrementare
il valore aggiunto delle produzioni ed ampliare la gamma di offerta
dell’economia nel mercato globale.
Del resto, si tratta di quanto è già accaduto nelle
economie mature, che, in questi anni, hanno saputo sfruttare la spinta
propulsiva dell’incremento della produttività dei servizi.
Senza tuttavia mai dimenticare il valore della
tradizione, che nel nostro Paese, e nel vostro settore, ha un ruolo
fondamentale.
E’ il ruolo del commercio e dei nostri negozi, che
costituiscono la prima vetrina del Made in Italy.
Ed è il ruolo di una identità che si caratterizza
sempre di più non solo attraverso il nostro patrimonio culturale, storico ed
ambientale, ma anche grazie al modo tipicamente italiano di vivere e consumare.
Così da diventare un modello per chi vive altrove,
ma guarda alla moda italiana come ad un punto di arrivo.
Con tutto vantaggio per il miglioramento dell’export
– basti vedere il successo delle scarpe italiane in Germania, Francia e Stati
Uniti - e dei nostri negozi, che sono una tappa obbligata, se non addirittura
un motivo di viaggio per i turisti
stranieri.
E questa identità, fatta di tradizione ed
innovazione al tempo stesso, ha una
freccia in più nel proprio arco.
Quella data dalla consapevolezza che questo
“capitalismo culturale” non può essere copiato o clonato.
A voi, che siete i portavoce di questa identità, il
compito di mantenerla viva.