Bit, 23 febbraio 2007
Autorità,
cari amici ed amiche, signore e signori, ringrazio tutti voi per la vostra
presenza, e il mio amico Adalberto
Corsi per il suo impegno che ha visto come risultato questo nuovo polo
fieristico, nel quale la Bit viene ospitata per la prima volta. Ringrazio anche
e soprattutto il Vicepresidente Vicario di Confcommercio e Presidente di
Conftruismo Bernabò Bocca per l’organizzazione di questo convegno che focalizza
l’attenzione su uno dei temi che reputo davvero strategici per la crescita del
nostro Paese: il ruolo delle infrastrutture.
Nel
corso dei lavori analizzeremo qual è la dotazione infrastrutturale del nostro
Paese rispetto ai principali competitors europei.
Non
vorrei rovinarvi la sorpresa, ma i dati forniti dall’Isnart, e che vedremo fra
poco sintetizzati efficacemente in un video, ci mostrano una realtà sicuramente
non rassicurante, specialmente se raffrontata con Paesi come la Francia o la
Spagna.
E’
una realtà con la quale gli operatori
del terziario e in particolare quelle imprese che Confturismo rappresenta,
oltre 200.000, devono fare i conti quotidianamente.
La
situazione infrastrutturale del Paese deve essere affrontata da chi ha le
chiavi della cabina di regia a livello nazionale, ma anche e soprattutto dagli
interlocutori istituzionali e dagli amministratori locali.
Perché
senza una seria politica di intervento sulle infrastrutture è difficile pensare che il turismo italiano
possa avere quella spinta propulsiva di cui ha bisogno per competere a livello
internazionale e per poter viaggiare a lungo, e senza vuoti d’aria, ad alta
quota.
D’altronde
vale, riportata per il turismo, la formula che Confcommercio, e non da oggi,
reputa necessario applicare per non perdere il treno della ripresa economica.
Riforme
strutturali e riduzione della pressione
fiscale, taglio della spesa pubblica improduttiva da riconvertire in investimenti in settori strategici e vere
liberalizzazioni. Sono questi gli elementi di una equazione che può essere
risolta solo attribuendo a ciascuno di essi non un valore ipotetico, e
procedendo poi per tentativi, ma combinando gli elementi secondo criteri logici
che non lasciano spazio all’improvvisazione.
Perché
anche se siamo confortati da previsioni di crescita del Pil del 2% per il 2007, non dobbiamo pensare che
il più sia fatto. Perché la “ripresina” italiana è in realtà per molta parte
trainata dall’export e poco dalla domanda interna.
Una
domanda ancora debole per il peso della pressione fiscale, sulla quale -
nonostante i 37 miliardi di maggiori entrate registrate nel 2006 rispetto al
2005 - non sembra esserci la volontà di intervenire, come invece sarebbe
doveroso fare, senza più rimandare alle calende greche.
E
non si possono più rimandare alle calende greche - e anche per questo ci
auguriamo che si risolva velocemente la crisi politica di questi giorni - gli
investimenti di cui il nostro Paese ha bisogno per dotarsi di quelle
infrastrutture e di quei servizi senza
i quali il turismo italiano, nonostante il trend positivo del 2006, rischia di non riuscire a recuperare appieno
il terreno perso pur disponendo di un patrimonio “naturale” inestimabile in
termini di offerta: la cultura, l’arte, l’enogastronomia, il mare, la montagna,
la natura e il paesaggio, e non ultima, l’innata ospitalità e la
professionalità degli imprenditori.
Perché
l’attrattiva turistica di un paese funziona se riesce a coniugare due aspetti
apparentemente lontani fra di loro: l’accoglienza del territorio, intesa come
accessibilità, efficienza, capacità di accogliere ma anche di “lasciare un
segno” positivo da parte di tutti i soggetti coinvolti; e dall’altra la
promozione, a livello internazionale e su larga scala, di un’immagine ed un’offerta in grado di
attirare i flussi dei nuovi paesi che si affacciano sul mercato e di
interpretare le nuove esigenze dei viaggiatori di oggi.
Non
a caso “l’Italia lascia il segno” è proprio lo slogan saggiamente scelto per il
lancio del logo per la promozione dell’immagine del nostro Paese e del portale
che sarà gestito dall’Enit.
Non
ho dubbi d’altronde sul fatto che l’Enit - guidato dal manager che più di ogni
altro sa coniugare capacità gestionali con un’esperienza internazionale
ineguagliabile – contribuirà in misura determinante a rilanciare ancor di più
questa ripresa del turismo italiano.
Ci
aspettiamo, e lo chiediamo a gran voce, che in questo sforzo collettivo,
nell’agenda delle priorità siano inseriti, oltre ai provvedimenti atti ad
aumentare la competitività del sistema,
anche misure che facilitino l’accesso di turisti dai paesi emergenti.
Ma
l’immagine dell’Italia si coltiva anche, come dicevo prima, sul territorio,
nell’impatto che il turista ha durante il soggiorno, o attraverso le
possibilità di scelta che gli vengono offerte.
E la
riflessione che sottopongo a tutti voi è quella di considerare quanto,
realmente, i servizi infrastrutturali, siano essi prevalentemente pubblici o in
mano a privati, nazionali o locali, giochino un ruolo fondamentale.
Smettiamo
quindi di ragionare in termini di grandi opere e pensiamo che queste opere,
grandi o piccole che siano, debbano essere soprattutto opere necessarie. Per
questo è importante che si sgombri il campo da impostazioni ideologiche –
tifosi del cemento contro paladini della purezza ambientale – e si proceda con
una pianificazione ed una realizzazione tarata su criteri di efficienza e
sostenibilità.
Ed è
altrettanto importante che privatizzazioni e liberalizzazioni siano occasioni
di produzione di valore per tutti gli attori economici e sociali.
Grazie