Perché,
nell’ambito dei lavori del nostro Forum, una sessione dedicata al tema “città e
infrastrutture”?
Perché
il nocciolo duro del ragionamento che stiamo sviluppando - lungo i vari moduli
tematici dell’incontro – consiste nella segnalazione delle scelte che occorre
fare per consolidare quel tanto di ripresa che c’è e per imboccare, con
decisione, la strada di una crescita stabile e robusta.
Tra
queste scelte, vi sono certamente quelle che riguardano la valorizzazione del
tessuto delle nostre città. Città che, in questi anni, sono state comunque uno
dei motori fondamentali della crescita, soprattutto laddove si è saputo
attivare il circuito virtuoso delle relazioni tra i processi di
riqualificazione delle aree urbane e la loro “fertilizzazione” economica da
parte del sistema delle imprese del terziario: aziende commerciali e
turistiche, servizi alle imprese e alle persone, trasporti e logistica.
Su
quest’ultimo versante – quello dei trasporti e della logistica – è poi noto che
qui registriamo, a tutt’oggi, svantaggi competitivi particolarmente rilevanti e
che pesano sulla competitività di sistema del Paese con un impatto nell’ordine
di 40 miliardi di euro all’anno.
Affrontare
e risolvere questo nodo è, dunque, una priorità.
Sia
– giusto per fare qualche esempio – che si tratti di migliorare la logistica
urbana, cioè la distribuzione delle merci nelle nostre città, sia che si tratti
di valorizzare la rete delle città portuali per cogliere l’obiettivo possibile
di fare dell’Italia una piattaforma
logistica di riferimento per lo smistamento di imponenti flussi di traffico
merci provenienti dalle ruggenti economie asiatiche.
Sia –
ancora – per intercettare una crescente domanda turistica migliorando
l’accessibilità del nostro Paese dall’estero o per decongestionare il collo di
bottiglia dei valichi alpini.
Come sempre, per fare tutto questo, occorrono
regole e risorse.
Regole che rendano più certo e tempestivo il
passaggio dalla progettazione alla realizzazione delle infrastrutture,
snellendo, in particolare, l’iter procedurale di infrastrutture essenziali per
il Paese nel suo complesso e aiutando a risolvere quella che è nota come la
“sindrome Nimby”: quella per cui è generale il consenso sulla necessità delle
infrastrutture, ma a condizione che non siano realizzate nel nostro cortile
(Not In My Backyard).
Servono, dunque, buone regole. Come quelle
previste, ad esempio, nel disegno di legge delega per il riordino dei servizi
pubblici locali, predisposto dal Ministro Lanzillotta e fondato sulla
previsione generale del ricorso a gare pubbliche per le nuove gestioni di
questi servizi.
Regole che consentano di fare un salto di qualità e
di mettere in campo anche un rapporto più avanzato fra pubblico e privato, che
premi qualità ed efficienza di servizi fondamentali per la vivibilità delle
città, per il benessere dei cittadini, per l’attività delle imprese.
Altri esempi di buone regole non mancano. Così nel
caso della liberalizzazione regolata dell’autotrasporto, come in quello del
Patto e del Piano della logistica.
E occorrono – accanto alle regole – le risorse. Il
fabbisogno finanziario per l’adeguamento della dotazione infrastrutturale del
Paese è infatti stimato nell’ordine dei 200 miliardi di euro.
Queste risorse vanno reperite riqualificando la
spesa pubblica e rafforzando gli investimenti pubblici in conto capitale. Ma
anche stimolando l’intervento privato con un uso accorto del project-financing.
Penso in particolare – in questa direzione – al
possibile ruolo della Cassa Depositi e Prestiti e delle Fondazioni bancarie per
la costruzione di nuovi strumenti di finanziamento delle infrastrutture.
Ne parleremo, dunque, con gli autorevoli ospiti che
hanno accettato il nostro invito al confronto, e di questo li ringrazio.