Il divario digitale è un problema di cui si parla da tempo. Fino ad oggi, però, nessuno aveva analizzato a fondo il suo impatto nel mondo della PMI. Lo abbiamo fatto con l’indagine di oggi da cui emerge una realtà preoccupante: l’accesso alle nuove tecnologie è prerogativa delle medie e grandi imprese. E se si pensa che le micro imprese, quelle cioè con meno di 10 addetti, rappresentano circa il 95% del tessuto economico del Paese, allora l’allarme è d’obbligo!
Siamo ormai, infatti, nell’era
dell’ “informazione”, in cui ciò che conta non è più il possesso delle risorse,
né delle macchine per trasformarle, ma la conoscenza. Lo scambio di
informazioni e di conseguenza gli strumenti che lo consentono, il software e
l’Information Technology, diventano, quindi, gioco forza, i cardini sui quali
far ruotare gli interventi per la crescita e lo sviluppo.
Oggi, infatti, la competitività
di un Paese non si misura sul numero di industrie, ma sul grado di diffusione
delle nuove tecnologie. E l’obiettivo che si deve porre chi ci governa è quello
di raggiungere il più elevato livello di accessibilità di quest’ultime da parte
di tutti i soggetti sociali ed economici, senza distinzione alcuna.
L’innovazione tecnologica, in
sostanza, rappresenta oggi l’ago della bilancia fra l’essere competitivi e
l’essere condannati a uscire dal mercato nel medio periodo.
La diffusione di internet e
delle nuove tecnologie, l’accesso a banda larga, il progressivo abbattimento
del digital divide, stanno infatti assumendo un ruolo di assoluto rilievo
nell’economia e nelle società che crescono di più nel mercato globale.
Lo spartiacque che separa chi
può accedere alle moderne tecnologie della comunicazione da coloro che ne sono
tagliati fuori non è solo un problema che divide il nord e il sud del mondo, i
paesi avanzati e quelli in via di sviluppo.
È invece il fattore che può
portare un sistema economico a perdere la gara della competitività, perché oggi
le imprese, tutte le imprese, devono avere accesso alle nuove tecnologie,
integrando l’uso dell’informatica nei processi produttivi, migliorando la loro
efficienza e ottimizzando così i servizi al cliente e alla collettività.
Ma lo sviluppo dell’innovazione
può avvenire solo attraverso la sua stessa diffusione: per qualunque impresa
l’acquisto di mezzi di comunicazione diventa una necessità se anche le imprese
dei settori a valle e a monte ne sono dotate.
Se si considerano le reti di
comunicazione ancora molto deve essere fatto per connettere l’Italia ad alta
velocità, basti pensare alle zone montane o al Mezzogiorno, e anche qua la
concorrenza del mercato gioca un ruolo chiave.
E non possiamo negare che, da
noi, questo è il problema.
Serve, dunque, più diffusione
delle nuove tecnologie. Non solo territoriale, ma anche settoriale. Il
commercio - e il terziario in genere – che sino ad oggi è stato tagliato fuori
dalla politica di incentivazione messa in atto dal Governo, rappresenta un
anello della catena fondamentale per la crescita del Paese e come tale deve
essere considerato anche nelle scelte di governance.
Ecco, è questo che chiediamo
alla politica: mettere al centro dei lavori della presente legislatura la
questione delle imprese del terziario come una grande opportunità di
competitività e di crescita per la nostra economia.
Il Manifesto dell’Innovazione
chiede appunto di rilanciare il sistema paese attraverso la presa di coscienza
della crescente terziarizzazione dell’economia italiana. Non si può più
contrapporre e preferire il modello manifatturiero, alla realtà di un’economia
terziaria in continua espansione. È necessario piuttosto lavorare verso
l’integrazione di questi due comparti
così come è già avvenuto nelle economie più mature e più avanti nel
processo di globalizzazione.
Si tratta, in altri termini, di
superare una visione dell’innovazione – e del sostegno all’innovazione – tutta
dedicata alle produzioni manifatturiere e contrastare la marginalizzazione cui
sono state costrette le imprese del terziario.
Ma l’innovazione, tecnologica e
non, da sola non basta.
L'impresa diffusa che fatica a
cogliere i benefici delle nuove tecnologie, deve essere messa prima di tutto
nella condizione di capirne il funzionamento. Serve, in sostanza, una campagna
informativa accompagnata da politiche di incentivazione alla formazione e di
aggiornamento delle risorse umane.
“Formazione” deve essere la
parola d’ordine!
Le piccole imprese devono
arrivare poi a considerare la spesa in ICT non un costo, ma un investimento.
Vanno sostenute nel processo di scoperta e appropriazione dei benefici
dell’innovazione, con tutte le misure utili.
La sfida è quella di indirizzare
le agevolazioni per l’innovazione anche verso i processi evolutivi delle
tecniche distributive e dell’organizzazione aziendale, per introdurre sul
mercato nuove tipologie di vendita, nuove forme di integrazione logistica e
modalità di approccio al cliente nuove e diverse rispetto ad oggi.
In questo ambito può giocare un
ruolo decisivo anche l’industry ICT, a cui rivolgo un appello affinché si
portino le tecnologie vicino alle imprese – soprattutto alle PMI - che devono
trovare il modo di integrare l’uso dell’informatica nei processi produttivi,
migliorando la loro efficienza e cercando di ottenere maggiore benessere. Il
mondo dell’Information Technology deve stare accanto alla aziende, per
garantire sistemi che si prestino realmente a migliorare il modo di lavorare e
di produrre.
Concludo allora che la via
obbligata da percorrere è nell'integrare le nuove tecnologie nella vita di
tutti i giorni. E’ su questo che bisogna insistere: rendere, quindi, la tecnologia
utilizzabile da un pubblico sempre più ampio e non relegare l’innovazione e la
conoscenza nelle mani di pochi. Se la tecnologia è per pochi, non serve. Il
sapere deve diffondersi e raggiungere ogni parte della società, per rendere la
conoscenza un bene condiviso.
E Confcommercio, che da tempo è
al fianco delle imprese, ritiene indispensabile che il mondo della
distribuzione, del turismo, dei servizi proceda su questa via.
E dal Governo ci aspettiamo
misure urgenti ed efficaci per accrescere la competitività e la produttività
del terziario di mercato. Un'occasione questa per rilanciare la crescita, lo
sviluppo e l’occupazione.