Siena, 18
Novembre 2008
L’economia italiana sta
attraversando, ormai da tempo, una fase difficile.
In un quadro economico già
caratterizzato da una crisi dei consumi ormai di lungo corso, sintomatica delle
difficoltà degli italiani, si sono innestati i contraccolpi della crisi
finanziaria americana, contraccolpi che sembrano non esaurire gli effetti nel
breve periodo.
Anche
se non siamo tra i più pessimisti –le previsioni dell’Ufficio Studi
Confcommercio per Pil e consumi per il 2009 sono, infatti, rispettivamente
-0,3% e –0,5% - è ormai conclamato, anche alla luce dei dati del Pil
dell’ultimo trimestre, che l’Italia dovrà affrontare un periodo di recessione.
L’Italia e l’Europa hanno
concordato misure per arginare i rischi di un crollo del sistema finanziario.
Ma tali misure costituiscono solo un presupposto, anche se fondamentale, per
mettere in sicurezza il sistema. Ora bisogna, però. pensare, e subito,
all’economia reale.
Un’economia
che è fatta di imprese, e nella quale le imprese dei servizi contribuiscono per
oltre il 40% al Pil e all’occupazione.
Non girerò intorno
all’argomento, ma vorrei subito entrare nel merito della questione oggetto di
questo incontro: “dalla crisi dei mercati finanziari alla recessione economica:
come affrontarli?”.
Perché le proposte che
Confcommercio ha gia avanzato al Governo sono proposte concrete, che partono
dal presupposto che di fronte all’apertura di crepe profonde non si può più
ragionare in termini di manutenzione ordinaria, ma di consolidamento, un
consolidamento che deve partire dalle fondamenta.
Interventi che dovranno
certamente essere coerenti con l’idea del mantenimento del rigore sui conti
pubblici ma che, al contempo, attraverso il controllo, la riduzione e la
riqualificazione della spesa pubblica, ci facciano uscire dall’impasse della
crescita zero degli anni passati.
Siamo
stati fra i primi a salutare con favore la scelta del Governo di varare, già
prima della pausa estiva, un piano triennale di stabilizzazione dei conti
pubblici, condividendo l’obiettivo della riduzione del deficit e del debito
pubblico attraverso un impegnativo programma di contenimento delle spese.
Ma
con altrettanta convinzione è necessario avviare una decisa e tempestiva
politica economica antirecessiva che consenta interventi sul versante fiscale e
sulle infrastrutture.
Perché
le priorità sono chiare e, fra queste, vi è la riduzione del carico fiscale, il
cui peso è tale da porre l’Italia, per il 2007, come ha evidenziato
recentemente l’Ocse, al sesto posto nella classifica mondiale dei paesi con la
maggiore pressione fiscale.
E
su questo fronte abbiamo chiesto un intervento immediato e tempestivo: la
detassazione delle tredicesime.
I
conti li abbiamo fatti: il provvedimento costerebbe, nell’ipotesi più
sfavorevole al bilancio dello Stato, poco più di 8 miliardi di euro, un costo
che tuttavia non considera l’eventuale effetto dei maggiori proventi fiscali
dovuti a maggiore Iva (conseguente all’incremento dei consumi) e a maggiore
Irpef (conseguente a un migliorato livello dell’attività economica).
Ai consumi andrebbe una fetta
consistente, pari a circa 6 miliardi di euro, di cui una quota compresa tra un
quarto e la metà, cioè tra 1,5 e 3 miliardi di euro, verrebbero spesi subito,
ossia entro il 2008.
Sarebbe
un provvedimento importante per ridare ossigeno alle famiglie e alle imprese,
un provvedimento per il quale speriamo che si trovino le risorse e che vorremmo
si accompagnasse ad altri interventi per il sostegno alla produttività ed ai
consumi, quali la conferma e il rafforzamento della detassazione di
straordinari, premi e accordi di produttività, e a misure di deducibilità per
l’acquisto di alcune tipologie di beni di consumo durevoli.
Perché,
anche se – lo ripeto - non siamo tra i più pessimisti, è evidente che siamo di
fronte ad una crisi dei consumi profonda, strutturale e di lunga durata.
Ma
la lista degli strumenti che servono per rimettere in asse la nostra economia e
per fornire alle imprese un salvagente che consenta di rimanere a galla non si
esaurisce qui.
Abbiamo
chiesto, sul piano del metodo, un tavolo di lavoro con l’Esecutivo, con il
sistema bancario e con le altre forze sociali per monitorare l’andamento della
crisi e individuare le priorità di intervento.
Così
come stiamo monitorando con attenzione, nelle sedi deputate, l’impatto della
crisi economica e i suoi possibili riflessi sul sistema degli studi di settore.
Un
sistema che si regge su analisi preventive, ma che in una fase di forte crisi
come quella che ci aspetta nel 2009, deve essere oggetto di ulteriore
valutazione in riferimento alle situazioni di criticità emerse successivamente.
Intendo
dire che in condizioni di emergenza si impongono risposte straordinarie, che
prevedono l’avvio di un percorso per interventi correttivi, ma anche l’ipotesi
di una riduzione della valenza probatoria di questo strumento.
Infine,
è fuor di dubbio che si debba affrontare la costruzione di un sistema,
articolato, che tuteli le imprese, soprattutto le PMI, sul fronte delle
difficoltà finanziarie, garantendo loro condizioni di liquidità sufficienti e
di accesso al credito.
Mai
come oggi, quindi, è necessaria la collaborazione con il mondo bancario, e
infatti abbiamo attivato immediatamente un percorso di lavoro con l’Abi, per contribuire a ristabilire un clima di fiducia
e a non far mancare il credito alle imprese che ne hanno bisogno.
Parallelamente,
abbiamo richiesto al Governo di intervenire per il rafforzamento del sistema
dei consorzi fidi, una realtà che con un capillare radicamento sul territorio
sta svolgendo un fondamentale ruolo di sostegno alle PMI, prestando garanzie -
cito i dati relativi al nostro sistema - per oltre 1,5 miliardi di euro a
fronte di finanziamenti bancari pari a circa 3,3 miliardi.
Con
l’estensione della garanzia sovrana dello Stato ai consorzi fidi attraverso il
Fondo centrale di Garanzia, ed una più robusta dotazione, verrebbe infatti
formalizzato l’impegno dello Stato alla copertura delle esposizioni e sarebbe
possibile liberare ulteriore liquidità.
Allo
stesso modo reputiamo opportuno lo stanziamento di contributi per il
rafforzamento delle dotazioni patrimoniali delle società finanziarie di settore
– la nostra Finpromoter ha come socio sostenitore proprio il Monte dei Paschi
di Siena - che a loro volta contribuiscono a fornire controgaranzie ai consorzi
fidi.
Prima
di concludere vorrei ricordare altri due capitoli di intervento che reputo
necessari per fornire alle imprese quel minimo di sicurezza che consenta loro
di poter gestire un’attività imprenditoriale senza sentirsi “strozzate”: la
riduzione dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione, che
attualmente viaggiano su livelli ingestibili (ci sono stati casi estremi di
imprese che hanno atteso anche 300 giorni per la riscossione di quanto dovuto)
e il rifinanziamento del Fondo per la prevenzione dell’usura, che opera, anche
attraverso i confidi, per assistere quelle imprese che si sono viste
restringere l’accesso al credito bancario.
Insomma,
mi rendo conto che le cose da fare non mancano, ma sono certo che tutti gli
attori economici e sociali, le istituzioni e gli enti pubblici sapranno trovare
la forza, l’energia e le risorse per superare questa fase e restituire a
cittadini e imprese quella fiducia che è indispensabile al rilancio
dell’economia.
Grazie.