Cari amici ed amiche, signore e signori, signor
Ministro, ringrazio innanzitutto
Paolo Uggè per avermi invitato a partecipare ad un momento così
importante per la vita associativa della Fai, e a lui vanno le mie
congratulazioni per l’instancabile attività in rappresentanza degli
autotrasportatori della Fai.
Un caro saluto anche a Fabrizio Palenzona, alla
guida di Conftrasporto, che con oltre 35.000 imprese della logistica e dei
trasporti costituisce una componente associativa strategica per il sistema confederale.
Una componente associativa, quella dei trasporti,
che Confcommercio ha acquisito nel 2000 per avviare, insieme agli amici della
Fai e di Conftrasporto, un cammino condiviso per migliorare l’efficienza del
sistema imprenditoriale, del terziario e non solo, e per restituire
competitività dell’intero Paese.
Mi ritrovo infatti pienamente nel titolo che è
stato scelto per l’incontro di oggi: “Cresce l’economia se cresce il trasporto”.
Perché è sulla salute dell’intera economia che
dobbiamo vigilare, e le diagnosi, non solo le nostre, sono preoccupanti.
In un quadro economico caratterizzato da tempo da
una crisi dei consumi sintomatica
delle difficoltà degli italiani e da un Pil che verosimilmente si chiuderà a
fine anno con il segno meno si sono innestati gli effetti della crisi
finanziaria americana, i cui esiti, durata ed entità sono ancora tutti da
verificare.
E’ necessario quindi intervenire affinché siano
rimosse, innanzitutto, quelle “strozzature” che ingessano il Paese, e fra
queste, sicuramente vi è la dotazione infrastrutturale.
Ho potuto constatare - signor Ministro -da parte di questo Governo segnali di
attenzione e una sensibilità nuova rispetto al passato, a cominciare dalla
scelta di riunificare in un unico Ministero le competenze di Infrastrutture e
Trasporti, una scelta i cui effetti si riscontrano pienamente nell’allegato
Infrastrutture e Trasporti del Dpef, che di fatto è diventato un documento
programmatico a “tutto tondo”.
Un documento programmatico che ci ha colpito
favorevolmente, sin dalla premessa, oltre che per la marcata attenzione verso
il potenziamento infrastrutturale ed il rilancio della Legge Obiettivo del
2001, per la forte considerazione del ruolo del terziario all’interno
dell’economia nazionale, e per la
stretta correlazione attribuita al rapporto fra infrastrutture, trasporti e
terziario, in particolare in riferimento alla mobilità urbana.
Leggo infatti testualmente dall’allegato
infrastrutture: “Un’altra considerazione è invece relativa al cambiamento
strutturale delle componenti che costituiscono, percentualmente, la produzione
del Pil, cioè il peso specifico del primario, del secondario e del terziario.
Fino a soli venti anni fa tali componenti erano quasi paritetiche, oggi invece
le attività terziarie, da sole superano il 68%.”
E ancora: “Fino al 2001 le nostre città erano
state considerate banali serbatoi residenziali, dimenticando che in sole
tredici aree si concentrava oltre il 65% dei consumi ed il 70% delle attività
del terziario…. Le città quindi potevano diventare se adeguatamente
infrastrutturate, le tessere chiave della crescita economica del Paese. Le
attività del terziario sono infatti legate all’efficienza dei servizi di trasporto
e dei sistemi logistici all’interno dell’urbano.”
Altrettanto condivisibile la volontà manifestata
di rilanciare i contenuti del Patto e del Piano della logistica, che proprio
sotto la regia di Paolo Uggè, in veste allora di Sottosegretario di Stato, ha
rappresentato una buona pratica di governance del settore.
Ma è soprattutto sull’individuazione delle grandi
priorità che sottoscriviamo l’analisi che pone il potenziamento delle
infrastrutture e dei trasporti come scelta obbligata per fronteggiare tre
emergenze: la congestione del sistema logistico, i cui costi in Italia sono
stimati in 19 miliardi di euro l’anno; la saturazione dei valichi alpini; la
sostanziale monomodalità, visto il ruolo residuale del trasporto ferroviario.
E’ questa una conferma di quanto avevamo
evidenziato con Il Manifesto per le infrastrutture, i trasporti e la logistica,
presentato da Confcommercio in un convegno organizzato con Conftrasporto poco
più di un anno fa.
Un Manifesto che sollevava, fra gli altri, il tema
della territorialità come variabile da governare insieme ai trasporti per
favorire l’accessibilità - nelle diverse aree del Paese - delle persone e delle
merci.
Perché l’economia si muove se le persone e le
merci sono in grado di muoversi: in tempi ragionevoli, a costi ragionevoli, con
sforzi ragionevoli, in una logica di sistema e di integrazione.
L’integrazione fra investimenti sugli assi e sui
nodi delle reti, sulle reti principali e su quelle secondarie, necessari in un
contesto territoriale e demografico quale è quello italiano, e da un sistema
distributivo e produttivo altrettanto diffuso.
L’ integrazione fra le diverse modalità di
trasporto, in una logica di efficienza che coniughi, nelle diverse aree del
Paese, l’ intermodalità terrestre, con le ferrovie, e quella marittima, con le
autostrade del mare.
L’integrazione degli assi portanti del sistema dei
trasporti nazionale al disegno strategico europeo relativo all’area
euromeditterranea e l’ integrazione con i mercati europei, il cui accesso
continua a essere penalizzato dal problema dei valichi alpini, e i cui costi non possono ricadere
certo sui trasportatori.
Se dunque il quadro delle priorità è chiaro, resta
tuttavia aperta la criticità delle risorse messe a disposizione per dare
concreta attuazione agli intendimenti programmatici.
Sappiamo tutti che esistono vincoli di bilancio.
Sappiamo
tutti, e Confcommercio lo sostiene da tempo, che non si esce dall’impasse della crescita lenta, ormai ferma, se
non si interviene per tagliare e riqualificare la spesa pubblica.
Ma la riqualificazione della spesa pubblica deve
essere mirata, e il capitolo delle infrastrutture e dei trasporti non può e non
deve essere sacrificato.
Ce lo richiede la nostra economia, ce lo richiede
il nostro sistema imprenditoriale.
E non si può più aspettare, perché se cresce il
trasporto, cresce l’economia.
Grazie.