Viviamo tempi difficili: tempi in cui stiamo
iniziando a registrare l’impatto della crisi finanziaria internazionale
sull’economia reale.
Affrontare e superare la crisi, la recessione – è
infatti ormai certo che Pil e consumi chiuderanno anche nel 2009 con il segno
meno – significa, per il nostro Paese, confermare l’impegno a procedere con
speditezza alle riforme economiche e sociali utili a rafforzare competitività e
produttività e ad ingranare un passo di crescita più veloce.
Anche in questo contesto, dunque, si conferma la
centralità dell’impegno per il contrasto della criminalità e per la tutela
rigorosa della sicurezza e della legalità.
Senza sicurezza e legalità, infatti, non c’è
crescita duratura, non c’è sviluppo.
Basti ricordare, ad esempio, il problema della
contraffazione che si stima interessi un giro d’affari, solo nel nostro paese,
pari a 7,5 miliardi di euro, di cui circa un quarto riguarda l’abbigliamento.
Un fenomeno reso ancora più dannoso a causa della
stretta interconnessione con altri fenomeni, quali lo sfruttamento del lavoro
nero, il proliferare dell’economia sommersa, l’alterazione delle regole della
concorrenza, i rischi per i consumatori, i mancati introiti per l’erario, per
arrivare ai reati di criminalità e microcriminalità come furti, rapine,
estorsioni, omicidi.
È dunque un problema complessivo di sicurezza,
quello che bisogna affrontare. E la Confcommercio intende continuare a fare la
sua parte, in piena collaborazione con le istituzioni, convinta com’è che la
sicurezza debba comunque essere garantita nella legalità.
Gli episodi di cronaca – da ultimo con
l’omicidio avvenuto proprio pochi
giorni fa a Casalnuovo, vicino Napoli - segnalano come i commercianti continuano, troppo
spesso, ad essere bersaglio e vittime sia della criminalità organizzata che
della microcriminalità.
La richiesta di sicurezza da parte delle imprese
continua, così, ad essere forte. Cito, al riguardo, i dati più importanti di una nostra recente indagine: per
oltre un terzo delle imprese il livello generale di sicurezza è peggiorato
negli ultimi due anni, soprattutto per l’aumento di furti e rapine; è
aumentata anche l’incidenza di
racket ed usura e il tempo che un’impresa perde, in un anno, per assolvere a
pratiche ed attività varie a causa di episodi criminosi supera anche i 10
giorni.
Non manca, per fortuna, la fiducia nelle
istituzioni e nelle forze dell’ordine le cui azioni di contrasto, sia a livello
centrale che locale, risultano essere le più efficaci. Una fiducia che chiede,
però, anche certezza della pena e pene più severe.
Condividiamo, dunque, quanto si sta facendo per
una risposta forte dello Stato, delle istituzioni, consapevoli, comunque, del
fatto che, intanto, anche noi dobbiamo fare la nostra parte. Tutta e sino in
fondo.
Sino in fondo, contro criminalità, racket, usura.
E lo stiamo già dimostrando in quei territori, come la Sicilia, dove tanti
imprenditori hanno cominciato a collaborare con le forze dell’ordine e la
magistratura nella denuncia degli estorsori. Se lo possono fare è anche perché
sono forti della “protezione” della nostra Associazione, che fornisce supporto
legale ed è arrivata a costituirsi parte civile nei processi di mafia.
Non solo. Con la decisione di sospendere gli
associati che si rifiutino di collaborare con la giustizia quando sono vittime
degli estorsori, abbiamo dimostrato di volerci fare garanti di quella cultura
della legalità che è il presupposto di una compiuta democrazia economica.
Solo disarticolando il circuito criminale, che –
attraverso le estorsioni, l’usura, gli appalti e i subappalti, il riciclaggio
dei capitali – si infiltra nel tessuto delle attività economiche, si può
diffondere un’idea di società basata sui diritti e sui doveri e non su favori
ed acquiescenze.
Una simmetria, quella fra diritti e doveri, che
deve essere applicata in ogni ambito.
Anche in materia di immigrazione. Perché gli
immigrati sono una risorsa preziosa ed essenziale per il Paese. Ma perchè lo
sia davvero occorre garantire integrazione, accoglienza e rispetto della
regole. Nell’interesse di tutti, degli immigrati e dei cittadini italiani,
bisogna combattere la piaga del lavoro nero e delle attività sommerse che
innescano una spirale di degrado, povertà e disperazione che spingono al
crimine e originano l’altro grave problema della clandestinità.
Si è visto che, laddove il flusso degli ingressi è
regolamentato, come nel caso degli immigrati stagionali, una componente
strutturalmente organizzata e determinante per molti dei nostri settori,
l’indiscusso beneficio per il sistema economico si accompagna con il rispetto dei doveri e dei
diritti.
Tra questi ultimi, prioritario è il diritto alla
sicurezza che, ripetiamo, deve essere garantita dalle istituzioni.
Determinante, specialmente in termini di
prevenzione, può dimostrarsi la collaborazione con gli enti locali. Sono essi
che, più di altri, possono influire per contrastare il degrado urbano, nel
quale si annidano e proliferano quelle sacche di criminalità diffusa che
esasperano i cittadini.
Bisogna allora creare una stretta collaborazione
fra forze di polizia ed enti locali, con il controllo del territorio esercitato
dalle prime integrato con il “governo del territorio” assicurato dai secondi.
Siamo favorevoli ai poliziotti o ai carabinieri di
quartiere. Ma tale presenza rischia di essere insufficiente se non è
accompagnata da investimenti sistematici e progetti mirati di riqualificazione,
specialmente nelle aree periferiche o più degradate.
Così come va sicuramente superata la difficoltà
delle risorse da destinare alla sicurezza, perché senza risorse non si
risolvono i problemi.
Le forze dell’ordine sono cronicamente in carenza
di organico e le risorse finanziarie destinate all’acquisizione di mezzi e
strumenti necessari per contrastare la criminalità sono spesso insufficienti.
Non voglio entrare nel merito del dibattito sul
reperimento e sulla quantità delle risorse da destinare alla sicurezza, ma
credo che, in termini di ottimizzazione e razionalizzazione, qualcosa possa
essere fatto. Anche attraverso le nuove norme “antimafia” che oltre a colpire
direttamente il cuore delle organizzazioni criminali, possono contribuire a
riconvertire beni e patrimoni da destinare al ripristino di legalità e
sicurezza proprio laddove queste sono maggiormente minacciate.
Insomma
credo che oggi ci siano le condizioni per restituire ai cittadini e alle
imprese la fiducia di poter vivere - e lavorare - serenamente in un Paese in
cui alla parole sicurezza e legalità non debba più essere associato il termine
“emergenza”.
Grazie.